CarMe, a marzo parte il cantiere che chiude l’anello pedonale dei Fori Imperiali: ecco cosa cambia nel cuore di Roma
Da marzo nuovi lavori su via dei Cerchi e via dei Fori per chiudere l’anello pedonale CarMe: passerelle, affacci, cantieri e nodo Torre dei Conti
Roma, Fori Imperiali
Roma si prepara a un passaggio molto visibile nel cuore archeologico della città: da marzo il cantiere si sposta su via dei Cerchi e via dei Fori con l’obiettivo di completare il grande circuito pedonale che abbraccia i Fori Imperiali e i principali poli della Roma Antica, dal Colosseo al Campidoglio, dal Circo Massimo ai Mercati di Traiano. L’idea è semplice e potente: una “cornice” continua che consenta, a turisti e romani, di camminare lungo oltre tre chilometri con punti di osservazione studiati per leggere le rovine da angolazioni diverse, senza soluzione di continuità.
CarMe, l’anello pedonale dei Fori entra nella fase operativa: 282 milioni e un calendario serrato
Il quadro è quello del progetto CArMe (Centro Archeologico Monumentale), che vale complessivamente 282 milioni di euro e mette in fila più interventi coordinati, con risorse che arrivano da canali differenti (Giubileo, PNRR, fondi comunali e statali). In questo mosaico, la chiusura dell’anello pedonale è l’innesto che dà senso al resto, perché collega in modo fisico pezzi di città che oggi si visitano “a blocchi”, spesso con attraversamenti poco leggibili e percorsi spezzati.
Il concorso internazionale che ha selezionato la proposta progettuale è stato vinto dal raggruppamento che include Labics, Orizzontale e Openfabric: l’impianto prevede anche passerelle e terrazze panoramiche capaci di aumentare la fruizione senza trasformare l’area in un “parco a tema”, obiettivo dichiarato da tempo in Campidoglio e ribadito nelle presentazioni ufficiali del programma.
Via dei Cerchi e via dei Fori, il cantiere che ricuce Colosseo, Celio, Palatino e Campidoglio
Lavorare su via dei Cerchi e via dei Fori significa mettere mano a un nodo urbano che assorbe flussi enormi, con esigenze diverse: tutela archeologica, mobilità, accessibilità, gestione dei picchi turistici. Il tracciato dell’anello comprende anche via di San Teodoro e via di San Gregorio, dove si è già intervenuti o si è già aperta la strada agli assetti futuri, con l’obiettivo di ridurre conflitti fra pedoni e traffico e restituire continuità al camminamento.
Il punto non è soltanto “pedonalizzare”, ma costruire un’esperienza di visita più chiara: accessi, affacci, quote e materiali diventano decisioni che hanno ricadute pratiche, dal modo in cui si entra in un’area al modo in cui si osserva un frammento di Foro o il profilo del Palatino.
Il vincolo dei Beni culturali e le prescrizioni: perché il progetto è stato riscritto più volte
In quest’area il margine di manovra è ridotto: il vincolo diretto impone un confronto continuo con gli organi di tutela e, se arriva un parere negativo, si torna indietro. È uno dei motivi per cui l’iter tecnico è stato lungo e, a tratti, duro: riduzione di carreggiate, piazze di affaccio, materiali non ritenuti coerenti con il contesto storico, scelte considerate poco “filologiche” hanno acceso discussioni e richiesto correzioni. Alla fine, la strada è stata quella del compromesso: mantenere l’ambizione del disegno, ma con una serie di aggiustamenti che rendessero l’intervento compatibile con le prescrizioni.
Dentro questo equilibrio rientra anche il tema dei servizi: un nuovo centro servizi ricavato in un edificio degli anni ’30 non rimovibile, considerato uno degli elementi funzionali più difendibili perché risponde a bisogni reali (accoglienza, gestione, supporto ai visitatori) senza inventare volumi estranei.
Le opere collegate dall’anello CarMe: dal Ludus Magnus al Circo Massimo fino alle Terme di Caracalla
L’anello pedonale è pensato come una “spina dorsale” che mette in relazione cantieri e luoghi già noti con spazi meno frequentati. Nel perimetro entrano interventi sul verde e sui percorsi a Colle Oppio, il sistema del Ludus Magnus con nuovi passaggi, il Celio con progetti che includono anche allestimenti e recuperi, oltre al fronte del Palatino. E poi la lunga lista che arriva al Circo Massimo, con una riqualificazione in chiave più verde, e alle Terme di Caracalla, dove è prevista anche la reintroduzione del tema dell’acqua come elemento di racconto e fruizione.
Il senso, per l’amministrazione, è evitare interventi “a macchia”: un percorso continuo consente di distribuire i flussi, alleggerire i punti più congestionati e trasformare la visita in una passeggiata urbana, non in una sequenza di varchi e recinzioni.
Torre dei Conti, il nodo sicurezza e i tempi PNRR: lavori urgenti e incognite sul progetto originario
Sul tracciato dell’anello pesa anche la vicenda della Torre dei Conti, segnata dal crollo del 3 novembre 2025. Dopo il dissequestro di una porzione del cantiere, sono ripartiti gli interventi urgenti di messa in sicurezza, con rimozione dei detriti più pericolosi e installazione di sensori per il monitoraggio delle murature. Sul piano giudiziario si procede per omicidio e disastro colposo: nel crollo è morto un operaio, Octav Stroici, 66 anni.
Il punto politico-amministrativo è altrettanto delicato: in audizione in commissione capitolina PNRR, è stato spiegato che non è mai stata ipotizzata la demolizione, ma che l’integrità della struttura non è garantita e alcuni comportamenti delle murature possono risultare imprevedibili. Sul fronte finanziamenti e cronoprogramma, è stato chiarito che non è possibile chiudere l’intervento entro la scadenza PNRR di giugno 2026 e che si valuterà come rimodulare il progetto e, se necessario, integrare le risorse.
Cantieri, disagi e benefici attesi: la partita si gioca sulla gestione dei flussi
Il 2025 ha abituato Roma a un ritmo di cantieri legato al Giubileo; il 2026, nel cuore archeologico, chiede una regia ancora più fine. Via dei Cerchi e via dei Fori non sono strade “qualsiasi”: ogni restringimento, deviazione o modifica della sosta ha effetti immediati su residenti, bus turistici, mezzi pubblici e servizi. È qui che si misura la credibilità dell’operazione: far avanzare i lavori senza paralizzare l’area e, soprattutto, consegnare un risultato leggibile entro l’anno almeno per il perimetro dell’anello, come indicato nel cronoprogramma riportato nelle informazioni pubbliche sul progetto.
Se la promessa verrà mantenuta, Roma avrà un grande circuito pedonale capace di “ricucire” bellezza e funzioni: un modo nuovo di attraversare la città antica, con un gesto urbanistico che guarda al futuro ma sa di dover rendere conto, ogni giorno, alla storia che ha sotto i piedi.
