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La tragedia di Crans Montana: Dio come capro espiatorio e la fuga dalla realtà

Quando la teologia della “chiamata divina” diventa un insulto alle vittime della negligenza umana e un tradimento del messaggio evangelico

Crans Montana, le vittime italiane

Mentre le macerie del locale “Le Constellation” a Crans-Montana fumano ancora e le famiglie piangono 40 giovani vite spezzate nella notte di Capodanno, si leva un coro di voci dai pulpiti che rischia di fare più danni del fuoco stesso. “Dio li ha chiamati a sé perché erano anime belle“, dicono alcuni. “Gesù era lì, impotente e schiacciato con loro“, dicono altri.

Ma la cronaca di questi giorni ci restituisce una verità ben più cruda e terrena: quei ragazzi sono morti perché i dispositivi di sicurezza non sono stati attivati, perché le vie di fuga erano sbarrate e perché chi doveva controllare le licenze di agibilità ha voltato la testa dall’altra parte.

Crans Montana, un Dio usato come scudo

Usare la figura di Dio o di Gesù come “lenitori” o, peggio, come “registi” di una tragedia del genere è un’operazione che non trova alcun riscontro nelle Scritture. La Bibbia non descrive un Dio che “ruba” i giovani per popolare il cielo; descrive un Dio che è “Autore della Vita”.

Nei Vangeli, Gesù non si limita a consolare chi piange: egli interviene, compie miracoli, restituisce i figli ai genitori perché la morte è considerata un nemico da sconfiggere, non un appuntamento programmato dal Padre. Presentare la morte come una “volontà superiore” significa, di fatto, trasformare Dio nel complice dei negligenti.

La negligenza che non può essere “battezzata”

Le indagini della Procura nel 2026 parlano chiaro: assenza di estintori, materiali infiammabili non a norma e una gestione criminale della sicurezza. Quando un sacerdote afferma che quelle morti sono una “chiamata in cielo”, compie un atto di deresponsabilizzazione civile. Se la colpa è della “volontà di Dio”, allora la colpa non è dei tecnici corrotti o dei gestori avidi.

Questo linguaggio non consola: allontana. Quale genitore può continuare a credere in un Dio che decide di “accarezzare” un figlio mentre lo lascia morire in un rogo evitabile con un semplice estintore da 50 euro?

La Fede al bivio

Il rischio concreto è che la Fede venga percepita come una favola cinica, utile solo a coprire le falle di una società che non sa proteggere i propri figli. Un giornalismo d’inchiesta che sia anche onesto intellettualmente deve denunciare questo cortocircuito: la Chiesa non può offrire “alibi celesti” a chi commette crimini terreni.

Il vero messaggio cristiano non dovrebbe essere la giustificazione della tragedia, ma la ricerca della verità e della giustizia. Dio non ha “chiamato” nessuno quella notte; quei ragazzi sono stati lasciati morire dall’uomo. Dire il contrario non è fede, è solo il tentativo maldestro di nascondere il male dietro un incenso che, in questo caso, ha lo stesso odore acre della negligenza.

In definitiva, la tragedia di Crans-Montana non pone un interrogativo a Dio, ma alla nostra capacità di essere custodi dei nostri fratelli e dei nostri figli.