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Autovelox non censiti, Roma corre ai ripari: cosa cambia da dicembre 2025

Roma deve spegnere gli autovelox non censiti dal Mit: multe nulle e impatto immediato sul controllo della velocità

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Dal 29 novembre è scattato anche per Roma Capitale l’obbligo di spegnere tutti gli autovelox non presenti nel nuovo archivio telematico del Ministero dei Trasporti. La misura, prevista dal D.M. 367 del 29 settembre, diventa pienamente operativa dopo la chiusura del censimento nazionale. Sulla piattaforma del Mit è ora consultabile l’elenco ufficiale dei dispositivi autorizzati e funzionanti, mentre ogni apparecchio non registrato deve essere disattivato. Per la Capitale si apre una fase delicata, perché la rete di controllo della velocità è vasta e in molti casi basata su apparecchi installati da anni. Inoltre, tutte le sanzioni elevate da dispositivi non censiti risultano nulle, con conseguenze dirette per automobilisti e amministrazione.

Autovelox non censiti a Roma: cosa impone il nuovo decreto

Il cuore del provvedimento è l’obbligo, imposto agli enti locali e alle forze dell’ordine, di fornire al Mit informazioni complete su ogni singolo dispositivo. Vengono richiesti dati precisi: posizione, modello, conformità tecnica e omologazione. Chi non ha caricato queste informazioni entro i 60 giorni previsti ora deve fermare i dispositivi. Il Codacons, che ha richiamato l’attenzione su queste scadenze, ricorda che le multe emesse con sistemi non registrati diventano automaticamente nulle.

Per Roma la questione è particolarmente rilevante, perché la città dispone di una delle reti più ampie d’Italia per il controllo elettronico della velocità. Ogni mancato adempimento rischia di produrre un calo immediato delle entrate e, soprattutto, un indebolimento dei controlli in strade ad alta incidentalità. L’amministrazione sta verificando l’allineamento dei dati per evitare che dispositivi ormai indispensabili restino inattivi per un semplice ritardo burocratico.

La situazione degli autovelox della Capitale: dispositivi datati e omologazioni incomplete

Oltre alla registrazione, rimane aperto il nodo dell’omologazione. La Cassazione, nell’aprile 2024, ha stabilito che un dispositivo privo di omologazione valida rende nulle le relative multe. Un principio che in città pesa in modo particolare, poiché molti apparecchi sono stati approvati anni fa e necessitano di aggiornamenti.

Secondo i dati nazionali citati dal Codacons, quasi il 60% degli autovelox fissi e oltre il 67% dei mobili risalgono a periodi precedenti il 2017, anno indicato come spartiacque per la conformità tecnica richiesta dalle norme più recenti. Roma non fa eccezione: numerosi dispositivi sono stati infatti installati durante le precedenti amministrazioni e oggi devono superare verifiche che non erano previste al momento della messa in funzione. Questo comporta la possibilità di una crescita dei ricorsi presentati dagli automobilisti, che potrebbero contestare multe elevate da sistemi non aggiornati.

Impatto economico e operativo per Roma Capitale

Il tema non riguarda solo il controllo della velocità, ma anche i bilanci comunali. Le sanzioni derivate dagli autovelox rappresentano una voce rilevante nelle entrate della Capitale, impiegate spesso per interventi sulla sicurezza stradale e per la manutenzione urbana. La perdita temporanea di parte della rete di rilevazione potrebbe incidere sulla programmazione annuale delle attività, mentre l’eventuale moltiplicarsi di ricorsi aggiungerebbe costi amministrativi e impegni per gli uffici competenti.

L’amministrazione capitolina sta lavorando per accelerare la regolarizzazione degli apparecchi, così da evitare un periodo di controllo ridotto proprio nelle settimane in cui il traffico aumenta per la presenza dei flussi natalizi. La Polizia Locale di Roma Capitale, coinvolta direttamente nella gestione dei dispositivi, monitora la situazione per garantire che almeno i punti più critici restino coperti da sistemi conformi.

Le reazioni degli automobilisti romani e il ruolo della trasparenza

Gli automobilisti romani accolgono con favore la pubblicazione dell’elenco ufficiale del Mit, ritenuto utile per comprendere quali dispositivi operino nel rispetto delle norme. In città, dove il dibattito sugli autovelox è spesso acceso, la trasparenza sulla localizzazione e sulla regolarità degli strumenti potrebbe contribuire a ridurre contestazioni e diffidenze.

Il Codacons sollecita Roma Capitale a una verifica rapida e completa, sostenendo che la correttezza delle procedure evita contenziosi e rafforza il rapporto tra cittadino e amministrazione. Per molti romani, abituati a muoversi lungo arterie dove i limiti cambiano con frequenza, la certezza che un dispositivo sia conforme rappresenta un elemento chiave per accettare le sanzioni come legittime.

I prossimi passi per la Capitale

La fase successiva prevede la revisione dei dispositivi fuori norma, l’eventuale aggiornamento dell’omologazione e la sostituzione di quelli ormai superati. Roma dovrà decidere se investire in tecnologie più moderne oppure razionalizzare la distribuzione degli autovelox privilegiando le strade con maggior numero di incidenti. Intanto, gli automobilisti si preparano a una fase di transizione, durante la quale potrebbero verificarsi variazioni nel controllo della velocità in diversi quadranti della città.

Con il censimento nazionale completo, il Mit punta a un sistema basato su informazioni verificabili e apparecchi certificati. Per Roma si tratta di una occasione per migliorare la gestione dei controlli, ridurre il margine di errore e garantire che ogni dispositivo attivo operi nel pieno rispetto delle norme. Un passaggio che potrà contribuire a un uso più coerente degli autovelox e a un rapporto più chiaro tra amministrazione e cittadini.