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13 Agosto 2020

Pubblicato il

Elementari: tutti promossi e tutti col 10? Alla larga, da questa buffonata

di Federico Zamboni

Non è un’ipotesi ufficiale, per fortuna, ma circola comunque tra gli insegnanti. Un tipico caso di abbaglio “con le migliori intenzioni”

L’idea, come si dice, serpeggia tra le file: tutti promossi e tutti col 10, gli alunni delle elementari. A mo’ di abbraccio simbolico. Regaluccio incluso. Una “mancia scolastica”, diciamo così. Voti-caramelle in formato maxi. E in pacchetti rigorosamente uguali.

Poveri cari: i bimbi sono rimasti bloccati in casa per un paio di mesi. E pure adesso non è che potrà andare molto meglio, visto il bizzarro architrave della Fase Due. Congiunti sì, amici no. In chiave infantile, amichetti no ma cuginetti sì. Se invece non hai i cuginetti a portata di gioco, o se ti stanno cordialmente odiosi, cavoli tuoi. Il Dpcm non si discute, si applica. L’acronimo, forse, va letto in maniera alternativa a quella istituzionale: Dpcm, Dovete prostrarvi come m****.

Chissà quanto si sono sentiti, e si sentono, frustrati-isolati-puniti, i piccini agli arresti domiciliari. E senza colpa alcuna.

Ecco qua la genialata, allora: rassicuriamoli in blocco. In attesa del vaccino obbligatorio – e provvidenziale, secondo i filantropi alla Bill Gates e i luminari alla Burioni – somministriamogli un altro ritrovato artificiale. La “promuovina”, per ricalcare la dicitura ammiccante e ruffiana utilizzata a suo tempo da papa Francesco. Quando al termine dell’Angelus del 17 novembre 2013 se ne uscì con questa trovata da imbonitore. La Misericordina, appunto. Con tanto di scatoletta che richiamava la confezione di un farmaco vero e proprio. A pagamento, tal quale un farmaco vero e proprio. Benché di fascia bassa.

Affetto non fa rima con profitto

I sarcasmi vengono spontanei, di fronte a questi deliri di pseudo benevolenza. Imperniati sulla smania di mettere in scena un’uguaglianza apparente e fittizia, che poi consenta di lavarsi le mani per gli esiti opposti che continueranno a prodursi. E magari ad aggravarsi. Per le disuguaglianze sostanziali e via via più marcate che in seguito sopravverranno senza scampo, visto che sono connaturate ai modelli economici dominanti.

Ma torniamo all’ambito prettamente scolastico. All’idea, malsana, del tutti promossi e tutti col 10. A questo confondere il piano della didattica con quello dell’affettività. Il piano delle valutazioni concernenti l’apprendimento, che non può prescindere dalle materie di studio, con quello dell’accettazione sociale, che compete a ogni individuo in quanto membro della medesima società. E che soprattutto negli anni dell’infanzia e della prima adolescenza deve essere assicurato non solo in via giuridico-formale, ma irradiato con una carica di calda umanità che faccia percepire come quei legami siano potenti e gratificanti.

Per gli scolari, proprio come per i figli, le due direttrici devono rimanere perfettamente distinte. O meglio: devono intrecciarsi in una corda robusta, così da facilitare la scalata al sapere. E alla maturazione personale. Mai e poi mai, al contrario, devono stringersi in un groviglio che le renda indistinguibili.

Il messaggio costante, non solo verbale e men che meno astratto, si può racchiudere in un principio elementare: l’affetto è una cosa, il profitto un’altra. L’affetto ti spetta di diritto. Il profitto te lo devi conquistare. E noi – attenzione – non siamo qui per ostacolare i tuoi tentativi, bensì per potenziarne l’efficacia. Le correzioni non sono condanne. E nemmeno i brutti voti. E manco le eventuali bocciature, dalle medie inferiori in poi. Tutto questo è un insieme di indicatori. Ciò che fai viene pesato. L’esito della pesatura ti viene comunicato, e se necessario spiegato, affinché tu possa regolarti per il prosieguo.

Tutti promossi e tutti col 10 non è né un indicatore né un regalo. È una presa in giro. Che lascia il tempo che trova e che non insegna nulla di utile.

Come ebbe a dire, magnificamente, Nelson Mandela: «Io non perdo mai. O vinco, o imparo».

A volte si impara con il cervello. Altre volte con il carattere.

Il cervello lo affili e ci vuole più pazienza che forza. Il carattere devi temprarlo. Ed è roba da martellate.

Bambini. Mica cretini

Le obiezioni allo svolgimento dei normali scrutini, per quanto riguarda quest’anno scolastico, sono note. L’interruzione della frequenza ordinaria e il passaggio alla didattica a distanza tende ad aggravare il divario tra gli alunni.

La combinazione tra scarso reddito familiare e modesto livello culturale dei genitori sfavorisce chi dovrebbe seguire le lezioni via Internet e poi cavarsela da solo per studiare e per fare i compiti. Non tutti dispongono di un pc. Oppure non ne dispongono in esclusiva. Se le abitazioni sono piccole è difficile ritagliarsi l’ambiente ideale per concentrarsi. Non potersi recare in aula riduce moltissimo il supporto quotidiano degli insegnanti. Supporto che è nozionistico per un verso e psicologico per l’altro. Distribuendosi sull’intero arco dell’azione educativa: richiamo autorevole quando è indispensabile; sostegno amorevole in ogni istante.

Sono perplessità fondate.

Ma non lo sono affatto, invece, le preoccupazioni smodate per gli ipotetici traumi che potrebbero derivare, agli scolari con un rendimento deficitario, da una pagella mediocre. O comunque con voti più bassi – smaccatamente più bassi – di quelli ricevuti dai migliori.

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L’ipotesi del tutti promossi e tutti col 10 (“erga omnes” in linguaggio forbito, “a porci e cani” in linguaggio corrente) è sballata e ingannevole. Tanto più che nelle elementari odierne non sono previste le bocciature.

I bambini non sono dei cretini. O perlomeno non dovrebbero esserlo se vengono educati come si deve. Ovvero se non li si stia diseducando a suon di fisime e altre falsità benintenzionate. Addolcite come merendine ora che sono piccoli. Amarissime quando diventeranno grandi.

Il 10 indiscriminato lo vedrebbero esattamente per quello che è, appunto perché è indiscriminato: una medaglietta di cartone che non attesta nessun merito.

Una cosa che gli adulti stanno facendo per sé stessi. Anziché per loro.

 
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