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Trasferte Roma, il Tar cambia le regole: ok ai romanisti fuori provincia, stop per chi vive in città

Trasferte giallorosse: il Tar limita il divieto del Viminale. I romanisti fuori provincia tornano in trasferta, resta lo stop per Roma

Scontri tifosi sulla A1

Una notizia che spacca la tifoseria e rimbalza subito sui gruppi social: “Si torna in trasferta”. Sì, ma non per tutti. Il Tar del Lazio ha messo mano al divieto imposto dal Viminale dopo gli scontri sull’A1 e ha ristretto il perimetro per i tifosi della Roma: niente più stop esteso a tutta la regione Lazio. Risultato: chi vive fuori provincia di Roma può tornare a seguire la squadra, mentre chi risiede in città resta bloccato, con settori ospiti chiusi e biglietti vietati.

Trasferte giallorosse, cosa decide il Tar e perché conta per Roma

La sostanza è tutta in una frase: il divieto resta, ma deve stare dentro confini precisi. I giudici amministrativi hanno respinto l’impianto dei ricorsi presentati dalle associazioni di tifosi di Roma, Napoli e Fiorentina, confermando la linea di prevenzione e tutela dell’ordine pubblico fino a fine stagione. Poi, però, nel caso romanista, hanno accolto il ricorso solo su un punto decisivo: non si può estendere l’efficacia del provvedimento a tutti i residenti nel Lazio, perché così si va oltre i limiti territoriali previsti dalla legge richiamata.
Tradotto: un tifoso romanista che vive a Viterbo o a Frosinone (o in qualunque provincia diversa) non può essere trattato come chi risiede in provincia di Roma, solo perché abita nella stessa regione.

Autostrade come “campo” di scontro: Cantagallo e Ceprano, due date che pesano

Il provvedimento del ministro Matteo Piantedosi nasce da una scia di episodi che, nel giro di pochi giorni, ha portato gli scontri fuori dagli stadi. Il 18 gennaio, nei pressi di Bologna, tifosi di Roma e Fiorentina si sono affrontati lungo l’A1, con persone scese dalle auto e momenti di tensione in corsia d’emergenza: un quadro che, oltre alla violenza, ha messo in pericolo chi viaggiava in quel tratto.
Il 25 gennaio, nel tratto fra Ceprano e Frosinone, un altro contatto violento ha coinvolto frange di Lazio e Napoli: segnalazioni all’alba, carreggiata bloccata, controlli e sequestri di oggetti offensivi.
È in questo contesto che l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha espresso il proprio parere e il Viminale ha deciso il “pugno duro” sulle trasferte.

“Puniti tutti”: la linea dei club e la risposta dei giudici

Le associazioni ricorrenti hanno insistito su un punto: un divieto generalizzato finisce per colpire migliaia di tifosi che nulla hanno a che vedere con i gruppi violenti. Il Tar, però, ha ribadito che l’atto ha una finalità preventiva e cautelare, legata al pericolo concreto di nuovi episodi. A un primo esame, secondo i giudici, non c’erano elementi sufficienti per sospendere l’intero impianto del provvedimento.
La “correzione” riguarda invece la geografia: l’allargamento a tutta la regione viene letto come eccessivo e in contrasto con i principi di proporzionalità e legalità. È qui che il Tar concede quello che molti stanno già chiamando “via libera parziale”: non è un liberi tutti, è un ridisegno dei confini.

Effetto immediato: chi abita fuori provincia rientra, Roma resta tagliata fuori

Per la Capitale la conseguenza è chiara: il tifoso residente in provincia di Roma resta nel perimetro del divieto, con i “conseguenti divieti” sul settore ospiti e sulla vendita dei tagliandi ai residenti. Per chi vive fuori provincia, invece, si riapre la strada delle trasferte, con tutto quello che comporta: organizzazione dei viaggi, controlli, eventuali limitazioni applicate dalle autorità gara per gara.
Ecco perché la notizia pesa: non riguarda solo la domenica allo stadio, ma il modo in cui viene regolato un diritto di movimento legato a un evento sportivo, con un confine tracciato sul domicilio anagrafico.

Indagini e sicurezza: identificazioni, filmati, responsabilità individuali

Mentre la giustizia amministrativa “misura” il provvedimento, le indagini continuano. Le forze di polizia stanno lavorando su identificazioni e acquisizione di filmati, con verifiche su più territori dopo gli scontri e le tensioni lungo l’A1. Il tema, per chi indaga, resta la responsabilità individuale: distinguere chi partecipa a episodi violenti da chi segue la squadra senza alcuna intenzione di creare problemi.

Prossimo appuntamento: 13 ottobre, poi si capirà se la stretta reggerà

La vicenda non finisce qui. Il Tar ha fissato l’udienza di merito per il 13 ottobre: sarà quel passaggio a dire se il quadro resterà identico o se arriveranno ulteriori modifiche. Nell’attesa, la città vive una situazione a metà: una parte di tifosi romanisti torna a muoversi, un’altra resta ferma, con l’inevitabile coda di polemiche e domande su efficacia, equità e prevenzione.