08 Marzo 2021

Pubblicato il

Tour del degrado in VI Municipio

di Redazione

Campo nomadi di via di Salone, centro di accoglienza a Settecamini: ecco le principali criticità del Municipio

L’esasperazione e la disperazione dei residenti nel VI Municipio di Roma Capitale, hanno radici ben salde nel tempo. E lo capiamo parlando con Franco Pirina, portavoce del Comitato CAOP, Gianluca Ricci, portavoce del quartiere La Serenissima del Municipio V ma solidale con i residenti del VI vista anche la vicinanza tra i due Municipi, e altri cittadini presenti all’incontro che si è svolto questa mattina di fronte alla stampa, con Luciano Ciocchetti e Ignazio Cozzoli, di Forza Italia.

Oltre al degrado in cui versa la zona – lo notiamo da numerosi palazzi costruiti e in fase di costruzione, ma quasi tutti disabitati – ciò che immediatamente salta all’occhio è la mancanza di sicurezza, soprattutto per la mancanza, fisica, delle Forze dell’Ordine. Nonostante la promessa del sindaco Marino, infatti, ad oggi l’ex caserma di via Don Primo Mazzolari – tanto per fare un esempio – è vuota e abbandonata. Di fronte, una scuola, le cui bandiere sono scolorite dal tempo e stracciate. Un quadro che, dipingerlo con queste parole, non rende comunque l’idea.

“Il problema – sostiene Luciano Ciocchetti – è che non si è provveduto a una ridistribuzione delle Forze dell’Ordine sul territorio romano a seguito della naturale espansione dei confini della città, talvolta anche oltre il Raccordo, come in questo caso. Ad oggi – prosegue – l’80% dei presidi delle Forze dell’Ordine è ancora concentrato nel centro della città. Siamo rimasti fermi agli anni ‘70”.

La nota più dolente, comunque, è quella del campo nomadi di via di Salone 323, il più grande di Roma. Considerando che chi occupa abusivamente questo spazio riceve dei sussidi per mandare i propri figli a scuola, il comitato CAOP ha esposto denuncia presso la Procura della Repubblica di Roma per sfruttamento di minori perché, dati e fotografie alla mano, nell’orario scolastico i figli dei rom non sono a scuola ma, anzi, accompagnano i propri genitori a fare tutt’altro. “E poi hanno anche fatto una sorta di censimento – spiega Pirina – Ma senza alcuna prova del DNA, e invece ci sono bambini dai connotati tutt’altro che appartenenti a quelle popolazioni. Chi ci assicura che non siano bambini rapiti chissà dove?”.

Oltre a questo, i cittadini lamentano che il campo nomadi è, in realtà, un bacino di delinquenza. Che, oltretutto, rischia di avvelenare i residenti, a causa dei fumi tossici che quotidianamente provengono dall’insediamento, dove si bruciano gomme e chissà quali altri materiali. “E gli ambientalisti perché non combattono mai per la quantità di diossina che giornalmente respiriamo?” – si domandano i residenti.

Altra piaga da combattere, quella del centro di accoglienza a Settecamini, progetto SPRAR. Un mese e mezzo fa, gli abitanti di Settecamini se ne sono accorti per caso, quando hanno notato, al centro dello stabile abbandonato, dei materassi a terra e 80 letti a castello, per un totale di 160 persone, almeno, da ospitarvi. Fuori dalla struttura, un presidio fisso autorizzato per raccogliere le firme per dire ‘no’ al centro di accoglienza.

I lavori per il rifacimento della struttura, che prima non aveva le agibilità, in realtà sono iniziati a settembre. Ma poi – da quanto apprendiamo dal portavoce del Comitato che si è formato spontaneamente, Domenico Corsale; il Comitato oggi conta all’incirca 300 adesioni – c’è stato un cambio di destinazione d’uso dello stabile, adibito, quindi, a possibile centro di accoglienza.

A quel punto, i cittadini sono insorti. Il quartiere manca di un vero e proprio presidio ASL – c’è solo un distaccamento, aperto 3 giorni alla settimana, solo la mattina, e piuttosto fatiscente –, manca di scuole – l’Istituto comprensivo Casal Bianco ha anche dei problemi strutturali –, manca di poli culturali e centri di aggregazione. I collegamenti stradali sono pessimi e il trasporto pubblico sembra essersi dimenticato dei cittadini della zona. “Non è una questione di razzismo – ci tengono a precisare i residenti – E’ che stavolta abbiamo davvero passato il limite, non ce la facciamo più. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Oltretutto, il centro sorgerebbe a ridossi di abitazioni e di un supermercato, il DICO, che, stando sempre alle dichiarazioni di Corsale, “ha già annunciato che, nel momento in cui una struttura simile dovesse aprire, chiuderà. Il che vuol dire anche 25 posti di lavoro in meno”. Senza considerare che il DICO è praticamente l’unico supermercato della zona, raggiungibile anche a piedi. E allora un altro dubbio sorge spontaneo: “Dal momento – riferisce Corsale – che le mura sono di proprietà della stessa famiglia (la famiglia Gianni, ndr) chi ci assicura che i centri di accoglienza in poco tempo non diventeranno 2?”.

“All’Assessorato – spiega ancora Corsale – abbiamo incontrato il dottor Vincenzoni e il dottor Impagliazzo. Erano presenti anche Cozzoli, Borghezio e Santori, di loro spontanea volontà per prendere le nostre parti. In quell’incontro abbiamo chiesto che fosse chiesto un tavolo per la revoca anche con il Ministero dell’Interno perché, da quel che ci hanno detto in Assessorato, l’assessore (Cutini, ndr) non ha pieni poteri in merito alla revoca”. Controbatte Luciano Ciocchetti secondo il quale, i bandi predisposti per affidare queste strutture agli immigrati, in realtà sono a totale appannaggio del Comune.

Altro dato da sottolineare: “Noi – continua Corsale – la Cutini non l’abbiamo mai incontrata, ma la Commissione Politiche Sociali sembra essere dalla nostra parte, quindi la palla è in mano all’assessore, che qui però non è mai venuta. E il presidente del Municipio non ha mai preso una posizione netta e chiara in merito”.

L’appuntamento va a domani, quando nel pomeriggio, su iniziativa del Comitato CAOP, alle 14.30 partirà un corteo da piazza Attilio Muggia, zona Ponte di Nona – “emblema delle periferie abbandonate di questa città, dei quartieri di nuova urbanizzazione lasciati senza servizi e i cui residenti si sentono sempre più abbandonati”, come lo ha definito il consigliere regionale Fabrizio Santori, che parteciperà all’evento – per chiedere,  decoro, sicurezza, legalità e futuro per i propri figli.

 
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