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14 Luglio 2020

Pubblicato il

Signorini ascoltato nel processo Marrazzo

di Redazione

Signorini ha raccontato la storia del filmato sottoposto alla sua attenzione dall'agenzia Masi

Nell’agosto 2009, l’ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, venne ricattato con un video che lo ritraeva in compagnia di un transgender nel suo appartamento privato. In seguito alla vicenda, si autosospese e poi si dimise dalla carica di Presidente della Regione.
Il processo è ora a carico di 4 Carabinieri, accusati di aver ricattato Piero Marrzzo.

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Alfonso Signorini, direttore della rivista Chi del gruppo Mondadori, ha testimoniato nel processo che vede come protagonista questa vicenda, davanti alla IX sezione penale del tribunale di Roma.

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In Aula, Signorini ha parlato del video che era giunto alla redazione del giornale, in cui Marrazzo appare nella casa del transessuale Natalie in via Gradoli, a Roma.
Il video era stato girato con il cellulare dai Carabinieri della compagnia Trionfale durante l'incursione nell’appartamento in questione, il 3 luglio 2009, con (a quanto pare) l’intenzione di ‘rivenderlo’.
Un vero e proprio ricatto ai danni dell’ex Presidente.

Per quel blitz, i Carabinieri coinvolti sono stati rinviati a giudizio.
Le accuse della Procura sono di estorsione, spaccio, perquisizione illegale, rapina e concussione.

“Quel video non era pubblicabile – ha dichiarato Alfonso Signorini – era una chiara violazione della privacy. Era mio dovere informare il mio editore, Marina Berlusconi, a cui lo mostrai”.
Le ricostruzioni del direttore di Chi sono chiarissime: la registrazione era stata sottoposta alla sua attenzione dai titolari dell’agenzia Masi di Milano.
“Ho capito subito che era materiale non pubblicabile – ha aggiunto – Si trattava di una serie confusa di immagini in cui era riconoscibile Marrazzo che pronunciava altrettante frasi incomprensibili”.

Una volta visionato il filmato, secondo il giornalisti era suo assoluto dovere informare l’editore, Marina Brlusconi, e l’amministratore del gruppo Mondadori, Maurizio Costa.
“Coinvolgerli – ha sostenuto Signorini – era obbligatorio per la delicatezza del caso e per il personaggio coinvolto. Marina mi disse che ne avrebbe parlato con il padre Silvio, allora premier”.
Proseguendo, Signorini ha raccontato che qualche giorno dopo venne richiamato proprio da Marina Berlusconi. In quell’occasione venne sollecitato a prendere contatto con l’agenzia Masi, che sarebbe stata contattata anche da Piero Marrazzo, informato del video da Silvio Berlusconi (così come ha confermato lo stesso ex Presidente della Regione Lazio).

Nel corso della sua testimonianza, Signorini ha riportato anche l’episodio che ha coinvolto Silvio Sircana, ex portavoce dell’allora premier Romano Prodi, che era stato immortalato mentre parlava con un transessuale in una strada di Roma.
In entrambi i casi, Signorini si era mostrato non interessato alla pubblicazione dei filmati.
Anche per quanto riguarda l’episodio Sircana, ha raccontato il direttore, vennero informati i vertici aziendali, ma in ballo non c’era la violazione della privacy di Sircana in quanto la ripresa era stata effettuata in un luogo pubblico, ma solo quella della sfera sessuale.
“Di quel video comunque – ha dichiarato – tenni una copia nel mio pc che poi consegnai ai Carabinieri del Ros”.

Nel corso dell’udienza, comunque, è stata sciolta dal tribunale la riserva in merito all’ipotesi di iscrizione nel registro degli indagati dei titolari dell’agenzia Masi che tentarono di ‘piazzare’ il video: non esistono indizi di reità e non sono emersi elementi sufficienti per formulare l’imputazione.
In seguito a questa decisione, il legale di Antonio Tamburrino, il carabiniere accusato di ricettazione, ha chiesto l’assoluzione del suo assistito (secondo l’art. 129 del codice di procedura penale) con la motivazione che la posizione del militare e dei direttori dell’agenzia è analoga.
Ma il Tribunale si è riservato di decidere in una delle prossime udienze.

 
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