04 Agosto 2021

Pubblicato il

“Sei personaggi in cerca d’autore” al Teatro Eliseo di Roma

di Redazione
"Sei personaggi in cerca d’autore" di Luigi Pirandello, regia di Gabriele Lavia

Al Teatro Eliseo di Roma da martedì 5 a domenica 24 gennaio 2016 Gabriele Lavia in "Sei personaggi in cerca d’autore" di Luigi Pirandello, regia di Gabriele Lavia,  scene Alessandro Camera, costumi Andrea Viotti, musiche Giordano Corapi, produzione Fondazione Teatro della Toscana.

Sei personaggi in cerca d’autore è probabilmente il testo di teatro più importante di tutti i tempi, dice Lavia, esso interroga il fondamento stesso del teatro: la contraddizione e la discordanza tra l’attore e il personaggio e l’impossibilità a fare dei due una sola unità. Ma dice Eraclito: “Da ciò che è più discorde, lo splendido accordo”.

Pirandello scrive la commedia in soli tre giorni, la legge personalmente alla compagnia di Dario Niccodemi, tra lo sconcerto degli attori travolti dall’impeto delle parole e dall’entusiasmo. “Ma nessuno aveva capito niente” racconta lo stesso Niccodemi, e solo i ventuno giorni di prove (tre volte il tempo dedicato all’epoca agli allestimenti delle novità) poterono fare luce, a poco a poco, nell’opera destinata a diventare un capolavoro. Lo sconcerto iniziale diventa vera e propria battaglia al termine della tumultuosa prima romana al Teatro Valle nel maggio del 1921. Il pubblico mostra rumorosamente, alla fine del terzo atto, in platea, il suo dissenso urlando Manicomio! Manicomio!, soffocando gli applausi convinti e appassionati degli estimatori. Gli spettatori indignati attendono in strada lo stesso autore, che si allontana dall’uscita degli attori nel cosiddetto ‘vicolo dei gatti morti’, per lanciargli insulti e monetine. Qualche mese dopo a Milano i Sei personaggi applauditi senza riserve iniziano il cammino che li porterà a diventare un successo internazionale anche a Parigi, Londra e New York. Nonostante questo i Personaggi continuano a reclamare riscritture e revisioni all’autore che ne definisce la composizione nell’edizione del 1925, la completa con una storica prefazione e la dirige al suo nuovo debutto.

Personaggi / Interpreti: Il Padre Gabriele Lavia, La Madre Federica Di Martino, La Figliastra Lucia Lavia, Il Figlio Andrea Macaluso, Il Giovinetto Silvia Biancalana, La Bambina Letizia Arnò, Madama Pace Marta Pizzigallo.

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Gli attori della compagnia: Il Direttore-Capocomico Michele Demaria, La Prima Attrice Giulia Gallone, Il Primo Attore Mario Pietramala, La Seconda Donna Giovanna Guida, L’Attrice Giovane Malvina Ruggiano, L’Attor Giovane Luca Mascolo, Un altro attore Daniele Biagini, Un’altra attrice Maria Laura Caselli, Un’altra attrice Anna Scola, Il Direttore di Scena Carlo Sciaccaluga, Il Suggeritore Alessandro Baldinotti, Il Macchinista Massimiliano Aceti, L’Attore-Segretario Matteo Ramundo, L’uscere Alessio Sardelli

Note di regia: Chi sono questi Sei personaggi … che entrano dal fondo della platea di un teatro “in cerca d’autore… uno qualunque”? La Madre, di umili natali, non è in grado di scrivere e l’uomo con cui ha avuto un’altra famiglia era un “pover’uomo”. Il primo marito, il “Padre”, non è ricco, ha una casa modesta. “Dormivamo in quattro in una camera” dirà la “Figliastra”. Quindi, si suppone, che il Padre e il Figlio dormissero insieme in un’altra camera. Le femmine da una parte e i maschi dall’altra. Poi il Figlio ci dice di avere visto il Padre e la Madre (adultera) essere maschio e femmina e non Padre e Madre. Quando? Appena nato? No, perché è andato “a balia” in campagna.

Quando, allora? L’unica possibilità è al ritorno della Madre (adultera) nella casa del Padre, dopo la morte del “convivente pover’uomo”. È probabile che ogni tanto, la madre lasciasse la camera delle fimmine e andasse in quella dei masculi… forse la trascinava il Padre, in camera sua, a compiere il dovere coniugale… che bella famigliuola! La Figliastra diventerà una prostituta. Il Figlio “è cresciuto… così…” un po’ strano… chissà come! Il ragazzo si suicida e la Bambina si annega. Non basta il Padre “filosofo autodidatta” a rattoppare questa orribile famiglia italiana, siciliana e senza Dio. Il Padre non ha fede e gli altri? Nessuno si rivolge mai a Dio…

Pirandello ci dice che ha scritto questa “commedia per liberarsi da un incubo”. La sua Arte, aggiunge, ha “una servetta sveltissima e non per tanto nuova sempre del mestiere”. Questa Fantasia è “dispettosa e beffarda, se ha il gusto di vestir di nero”, ma non per esser seria. Si veste di nero “alla bizzarra”! Sappiamo dunque dallo stesso Pirandello che ci troviamo di fronte a una Commedia. Beffarda. Nera ma non seria. Bizzarra. Una specie di “incubo” non troppo serio. Questa bizzarra commedia nera è un’opera unica nella Storia del Teatro.

Ci sono opere, grandi opere, opere immortali e poi c’è Sei personaggi in cerca d’autore, l’opera teatrale che non ha paragoni. Unica nella concezione, nella struttura, nell’argomento. Sofocle, con l’Edipo Re, nel V secolo a.C. definisce il Teatro occidentale. Pirandello e i suoi Sei personaggi, nel 1921, sono responsabili del suo smontaggio definitivo: la trama e la narrazione improvvisamente non sono più l’oggetto principale del testo: i colpi di scena, i canonici nodi drammatici sono posti in secondo piano, messi da parte – sappiamo già qual è il destino di ognuno dei Sei personaggi fin dalle prime battute. L’intreccio è così ridotto al minimo e, con esso, sono dimenticate quasi tutte le strategie di scrittura che per secoli gli autori hanno impiegato per comporre un dramma.

L’idea stessa di rappresentazione è messa in crisi con l’irruzione di sei spettri vestiti a lutto in un teatro dove rappresentare significa mettere in scena il reale (il fatto) e non la verità. Per restituire lo scandalo di questa entrata improvvisa e sconvolgente bisogna pensare e realizzare la differenza tra i personaggi e gli attori. Una guerra di mondi e di linguaggio – l’italiano perfetto e impostato degli attori, l’italiano brutale, quasi dialettale, e selvaggio dei personaggi. I Sei sono un nucleo familiare, siciliano, carnale e impregnato nella sua essenza di una fisicità che il mondo della rappresentazione non conosce: chi è chiamato a rappresentare è un fantoccio, responsabile e custode della finzione, sacerdote inconsapevole della religione della realtà con tutti i suoi riti fatti di convenzioni e di scelte per il pubblico. Ma Pirandello è un filosofo e avverte che il Pensiero Occidentale, in crisi, si sta riavvicinando al concetto di Verità come A-LETEIA. La Svelatezza.

Gabriele Lavia

 

 
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