18 Maggio 2021

Pubblicato il

Salvini contro Conte: Lega minaccia esposto, premier una querela per calunnia

di Federico Zamboni

Continua la guerra sul MES. Per il Capitano è “un attentato al popolo italiano” di rilevanza penale. Per il capo del Governo l’accusa è falsa e diffamatoria

matteo salvini open arms
Il segretario della Lega Matteo Salvini

Che abbaglio: dagli scranni del Parlamento ai banchi dei tribunali.

Che pessima tendenza: prospettare denunce penali o addirittura presentarle, e di contro replicare a suon di querele. Riconoscendo così ai giudici, in entrambi i casi, un potere del tutto improprio. Quello di dirimere contrasti che sono e devono restare di natura politica.

Il dissidio specifico verte sul MES. La Lega insiste nell’accusare Giuseppe Conte, e i suoi eventuali complici nell’ipotetico raggiro alle spalle del Parlamento, di comportamenti talmente gravi da sconfinare nel reato vero e proprio.

Salvini lo aveva già prospettato nei giorni scorsi, «Sarebbe un’enorme fregatura per il popolo italiano e i risparmiatori. Rischia di essere un crimine nei confronti di lavoratori e risparmiatori. Se qualcuno ha firmato lo dica adesso, si ponga rimedio prima che sia troppo tardi. Altrimenti sarà alto tradimento».

Adesso ha rincarato la dose: «I nostri avvocati stanno studiando l’ipotesi di un esposto ai danni del governo e di Conte».

Il presidente del Consiglio non si è fatto pregare e ha risposto per le rime: «Vada in Procura, io lo querelerò per calunnia».

Signori della Corte, ci pensiamo da soli

Alé: altri fascicoli da aprire, altro tempo da spendere/dilapidare in indagini dall’esito a dir poco incerto, altri iter che si sa quando cominciano (ammesso che comincino davvero) ma non quando finiscono.

E al termine della giostra cosa potranno mai dichiarare, i giudici di turno?

La loro funzione è accertare che non siano state trasgredite delle norme esistenti. Non che ci si sia dati da fare per introdurne di nuove, attraverso l’ormai classico escamotage dei trattati europei, o addirittura planetari.

I giudizi sul MES, e su ogni altro accordo internazionale che vada a scapito degli interessi italiani, non vanno ridotti a violazioni procedurali. Il nodo da affrontare è molto più grave di così.

Il nodo da affrontare, e da recidere, è di segno opposto: è la tessitura progressiva, e incessante, di vincoli che rendono “legale” ciò che è iniquo. A cominciare dall’economia e dal crescente sbilanciamento dei rapporti di forza a vantaggio del mondo finanziario e delle imprese che mirano al massimo profitto.

Vedi la precarizzazione del lavoro dipendente. E le delocalizzazioni all’estero degli impianti produttivi.

Vedi la libertà spropositata e autolesionistica concessa alle Borse.

Vedi la rinuncia alla sovranità monetaria, delegata/regalata alla Banca Centrale Europea.

Contro tutto questo, la via maestra rimane quella della politica. E delle elezioni. Non perché – figuriamoci – siano da escludere manovre sottobanco più o meno infide e scorrette da parte di chi riveste ruoli istituzionali, quand’anche ai più alti livelli, ma perché nonostante tutto nella realtà odierna c’è da confidare più nel voto dei cittadini che nei pronunciamenti dei magistrati.

Al posto della carta bollata nei tribunali, le schede vidimate nei seggi. Le raccogli, le conti, tiri le somme. E arrivi a sentenza.

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