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“Roma non è mica Gotham City…” Il capo della Polizia ci rassicura così

La battuta, probabilmente, è una replica a Salvini e ai suoi toni allarmistici dopo l’uccisione di Luca Sacchi. Ma il degrado sta aumentando davvero, a cominciare dalla droga

Com’è che si dice? “Con tutto il rispetto”.

E con tutto il rispetto, allora, commentiamo le parole del Capo della Polizia, Franco Gabrielli. Il quale, a margine del terribile omicidio di Luca Sacchi se ne è uscito con questa sconcertante dichiarazione: «Che Roma abbia i suoi problemi credo che nessuno lo disconosca, ma arrivare a rappresentare la nostra capitale come Gotham City…».

Con tutto il rispetto, non ci sembra un parallelo appropriato. Per esempio: se il sistema fognario funzionasse male e per le strade della città ci fossero tre dita di acqua (per di più in aumento, e di acqua non proprio pulitissima) non è che ci si potrebbe trarre d’impaccio osservando che, suvvia, “mica è l’alluvione di Firenze…”.

E quindi con un po’ meno di rispetto, ma solo per essere più chiari, diciamolo senza mezzi termini: ma che razza di paragone è?

A Roma c’è una situazione allarmante. Che tale rimane anche se altrove, indubbiamente, ci sono realtà dove le cose vanno ancora peggio. A proposito: realtà, non luoghi di fantasia come Gotham City. Ma su questo non ci vogliamo dilungare: diciamo solo che bisognerebbe davvero smetterla con questa pseudo brillantezza da talk show. Con questo modo “cabarettistico” di tacitare gli attacchi altrui. Con questa tentazione vanitosa di piazzare la frasetta stringata e stuzzicante in stile Twitter.

Verrebbe quasi da augurarselo, almeno da parte degli alti funzionari della Pubblica amministrazione: un po’ di ritrovato grigiore, please.

Ma adesso, invece, concentriamoci sulla vita reale.

La droga dilaga: e insieme alla droga…

Meno di due settimane fa il Messaggero ha scritto quanto segue: “Secondo l’annuale report sulla criminalità, stilato da Il Sole 24 Ore utilizzando i dati del Viminale, la ‘città eterna’ sarebbe al primo posto per reati legati alla produzione, al traffico e allo spaccio di stupefacenti: oltre 5.000 le denunce, 117,6 ogni 100mila abitanti. Un record che coincide con l’incremento del 10,9% dei reati denunciati rispetto all’anno precedente e dipende sia dalla diffusione dello spaccio sia dalle misure messe in campo per far emergere e contrastare questi fenomeni criminali”.

Al di là delle cifre, d’altronde, la percezione collettiva è quella di una città dove si è sempre più costretti a convivere fianco a fianco con la criminalità: vedi, a proposito di droga, il dilagare delle piazze di spaccio. Giusto ieri, su Repubblica, è stata pubblicata con grande risalto un’intervista a un poliziotto di lunghissimo corso come Antonio Del Greco. Che oggi ha 66 anni e durante i suoi 43 anni di servizio è stato, tra l’altro, dirigente della Omicidi qui a Roma, occupandosi di casi notissimi come l’omicidio del “Canaro”, la cattura di “Johnny lo zingaro” e il delitto di via Poma. Nonché della Banda della Magliana.

Il titolo è un virgolettato che non forza minimamente il contenuto, ma si limita a fotografarlo con la dovuta durezza: “Non ci sono più bande. La capitale è in balia di ragazzi fuori di testa”.

Classifiche a parte, il messaggio è tanto netto quanto drammatico: si è avviato un processo di degrado che è destinato ad aggravarsi ulteriormente.

Dice Del Greco: «Il crollo dei prezzi allo spaccio e il consumo capillare rendono oggi questo mercato l’incubatore della violenza di questo tempo. La droga scatena appetiti incontenibili in chi la tratta all’ingrosso e al minuto. E sta modificando il modo di stare al mondo dei ragazzi e dei marginali che questa città ha sempre avuto».

Statistiche a parte, ci interessano le tendenze. Ci interessa il futuro verso il quale stiamo andando.

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