17 Settembre 2021

Pubblicato il

Roma, la Raggi urtata caccia gli urtisti: “Come con le Leggi razziali”

di Mirko Ciminiello
Il sindaco, per liberare Roma dalle bancarelle, colpisce gli storici commercianti ebrei, ma non sfiora neppure gli abusivi. Gli ambulanti: "Ti denunciamo"

"Un politico guarda alle prossime elezioni", affermava com’è noto James Freeman Clarke, "Uno statista guarda alla prossima generazione". Poi c’è anche chi, assurto al potere quasi per caso, non è né l’uno né l’altro, e guarda solo alle proprie bislacche convinzioni.

Tipo il sindaco della Capitale Virginia Raggi che, nell’ansia di liberare la Città Eterna dalle bancarelle, ha pensato bene di prendersela con gli unici (o, comunque, con una delle poche categorie) che godono della piena legittimazione della propria attività: gli urtisti, i venditori ambulanti per lo più di origine ebraica specializzati nel commercio di oggetti devozionali della religione cattolica. Questo singolare nome deriva dal particolare approccio usato per attrarre i pellegrini in piazza San Pietro, che consisteva in un lieve urto assestato con lo schifetto, la caratteristica cassettina in legno contenente gli articoli in vendita.

Forse i commercianti hanno urtato anche il primo cittadino, perché altrimenti non si spiegherebbe un simile accanimento nei loro confronti. «Da venerdì a Roma ci sono 115 disoccupati in più» si sono sfogati via social, aggiungendo con rabbia: «Se la sindaca avesse usato lo stesso piglio coercitivo e dittatoriale per risolvere il problema monnezza, avremmo risolto metà dei problemi di Roma».

«Non ci sarà la perdita di nessun posto di lavoro» ha tagliato corto Virgy, annunciando che per questioni di decoro la stessa misura sarà applicata anche ad altri luoghi simbolo dell’Urbe. «Ci sono delle alternative previste per legge, i commercianti possono scegliere tra le alternative, un indennizzo o la trasformazione in licenza taxi». Insomma, tu chiamale, se vuoi, rimozioni.

Nella storia, come non hanno mancato di sottolineare gli stessi urtisti, c’è un solo precedente, che risale al 1938, al tempo delle Leggi razziali. Anche per questo le associazioni degli ambulanti hanno invocato l’intervento del Prefetto Gerarda Pantalone e del Capo dello Stato Sergio Mattarella.

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Ma è l’intera classe politica a condividere questa battaglia. «Invece di liberare la città dalle migliaia di venditori abusivi e clandestini che spacciano merce contraffatta, il sindaco (speriamo per poco) di Roma caccia dalle piazze gli urtisti, una storica categoria di ambulanti della comunità ebraica» ha attaccato per esempio il leader leghista Matteo Salvini.

Ed è questa, in effetti, una delle conseguenze del provvedimento del Campidoglio: l’assurda difformità di trattamento che penalizza chi è in regola, senza neppure sfiorare chi vive di illegalità. Un’eterogenesi dei fini su cui l’Associazione Nazionale Ambulanti non ha alcuna intenzione di soprassedere.

«Sarai denunciata perché stai legalizzando il commercio abusivo, l’evasione fiscale e tutto quello che comporta l’abusivismo» ha avvisato il vicepresidente Angelo Pavoncello, rivolgendosi direttamente al sindaco. «Verificheremo con i nostri legali per denunciarti alla Guardia di Finanza per favoreggiamento all’evasione fiscale visto che gli abusivi non li reprimi e invece chi è autorizzato lo cacci via e non può più pagare le tasse».

Un’ulteriore fronte aperto, insomma, per la giunta grillina, che ormai non sa più chi scontentare. Perché nella Città Eterna tutti, prima o poi, si sono ritrovati in qualche modo raggi-rati.

 

 
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