17 Maggio 2021

Pubblicato il

Telecinefili al Roma Film Fest

Roma Film Fest, una spia suo malgrado e tre giovinette impegnate in riti di passaggio

di Mario Conti

Roma Film Fest, tre titoli dalla settima giornata selezionati per voi: Seize Printemps, The Courier e l'italiano Maledetta Primavera

Roma Film Fest
Roma Film Fest

Roma Film Fest, dalla 7ª giornata della Festa, tre opere inedite scelte per Voi.

Selezione Ufficiale

THE COURIER (L’ombra delle Spie)

film, GB, USA 2020, durata 112’. Regia: Dominic Cooke. Con Benedict Cumberbatch, Merab Ninidze, Rachel Brosnahan

Selezione Ufficiale

SEIZE PRINTEMPS

film, Francia 2020, durata 73’. Regia: Suzanne Lindon.

Sezione Riflessi

MALEDETTA PRIMAVERA

film, Italia Francia 2020, durata 94’. Regia: Elisa Amoruso.

Roma Film Fest, partiamo con The Courier

Ce lo abbiamo oggi, un titolo sicuro per voi: l’anglo-americano The Courier (L’Ombra delle Spie). Tratto dalla storia vera (eh sì, se latitano i soggetti originali, ben venga almeno il buon trattamento di un fatto reale) di Greville Wynne (Benedict Cumberbatch), un uomo d’affari inglese solito viaggiare nell’Europa dell’Est, che negli anni della Guerra Fredda divenne suo malgrado una spia, perché convinto dall’intelligence britannica di essere l’uomo adatto – perché totalmente insospettabile – a trasferire informazioni top-secret sul programma nucleare sovietico in relazione alla crisi dei missili a Cuba. Le informazioni venivano passate da una fonte russa a sua volta insospettabile, il colonnello Oleg Penkovsky (Merab Ninidze), decisosi a collaborare per sventare la catastrofe nucleare che riteneva potesse scaturire dalla linea pericolosa imboccata da Kruscev.

Ma quando il KGB comincia a cogliere indizi sospetti, la vicenda – storica e cinematografica – entra in una spirale di pericolo per tutti i protagonisti.

Godibile l’impianto classico della spy story, i tempi sono perfetti per la suspense, il plot spionistico non trascura l’umanità dei personaggi, tutt’altro: il rapporto fra i due protagonisti è molto giocato su finezze psicologiche e risvolti umani, come nella scena del Bolscioi dove alla tensione del piano da portare a termine si sovrappone l’emozione condivisa nel momento clou del Lago dei Cigni. E ci piacciono gli interpreti. Su Cumberbatch – che qui si sottopone a perdere una ventina di chili di peso nell’arco della vicenda – non avevamo bisogno di conferme; ma soprattutto colpisce la sottile interpretazione di Merab Ninidze nella parte del colonnello Penkovsky. Nel ruolo di una agente della CIA ritroviamo Rachel Brosnahan, lanciata dal successo della serie The Marvelous Mrs. Maisel, di cui è assoluta protagonista.

Seize Printemps, quando una giovanissima si innamora di un uomo più grande

C’è un tema difficile e spinoso, soprattutto per uno che vuole farne un film: è quello di una adolescente che si innamora di un uomo più grande. Trattato cento volte, dà sempre materia per farne una variazione sul tema. Questo sarebbe stato il caso di Seize Printemps, in cui la sedicenne Suzanne, annoiata dai coetanei, adocchia sul quotidiano percorso che la porta a scuola un uomo decisamente più grande, e se ne invaghisce. Comincia a cercarlo con lo sguardo ogni volta che passa di lì (lui lavora nei paraggi); alla fine si fa notare. Anche lui, trentacinquenne, suo malgrado ne è a sua volta preso. E così, seppure con infinita lentezza e cautela, il rapporto entra decisamente in una zona a rischio.

Poteva venirne fuori un ottimo film; le ambientazioni parigine ci avrebbero messo del loro. E invece non decolla, non emoziona, non sa svincolarsi da una sequenza di quadretti, occhiate, sorrisi innocenti, primissimi piani (di lei, sempre), cannucce trasparenti attraversate da bibite rosate, come se questo bastasse a creare atmosfera.

D’altro canto il film è un fai-da-te, Suzanne Lindon (figlia di Vincent, scomparso tempo fa) l’ha scritto (sue parole: “molto personale, scritto a 16 anni, per provare a raccontare l’adolescenza, periodo difficile perché si è tra l’infanzia e l’età adulta”), diretto e interpretato; tutto da sola. E si vede.

Maledetta Primavera

Non va meglio nella visione di Maledetta primavera, prima opera di fiction di Elisa Amoruso. Non sono sufficienti la presenza fisica e la bravura di Micaela Ramazzotti (ma le fanno fare sempre la stessa parte..!), né la buona recitazione delle due ragazze protagoniste, a salvare una storia a cui non basta dichiararsi autobiografica per acquistare meriti. La topica di quella vicenda che ti fece uscire dall’adolescenza, la topica dell’amicizia dell’età acerba che sfiora l’attrazione omosessuale, la topica del napoletano superficiale ed egoista che si atteggia a piacione e che vive di espedienti (retoricamente interpretato da Giampaolo Morelli), la topica della madre protettiva ma resa nevrotica dalla precarietà del suo rapporto col marito. E potremmo continuare ma ci siamo capiti.

Maledetta primavera ci fa tornare alla mente – nel momento in cui captiamo segni incoraggianti da alcune produzioni degli ultimi anni – la stagione velleitaria del cosiddetto Nuovo Cinema Italiano degli anni ’90, che speravamo archiviata.

 
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