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28 Novembre 2020

Pubblicato il

Lo sapevate che...

Certificato di vigenza: cos’è, a cosa serve e come si ottiene

di Redazione

Il certificato di vigenza può essere richiesto solo per le categorie registrate presso gli archivi della Camera di Commercio di riferimento

Certificato di Vigenza
Certificato di Vigenza

Quando si appronta un’operazione economica o finanziaria che coinvolga un’azienda oppure un’impresa (di qualsiasi genere e attiva in un settore di qualsivoglia genere) spesso è necessario effettuare delle verifiche preventive, per tutelare gli interessi della controparte che si espone maggiormente. A tale scopo, può rendersi necessario ottenere documenti o certificati dai quali trarre dei riscontri oggettivi circa lo status del soggetto di riferimento. Tra questi può esserci il certificato di vigenza: di seguito, vediamo di cosa si tratta, come ottenerlo e in quali casi può essere utile o necessario.

Cos’è il certificato di vigenza

Il certificato di vigenza (indicato anche come “certificato camerale con vigenza” o “certificato fallimentare”) è un documento che attesta l’eventuale presenza di procedure concorsuali a carico di un determinato soggetto . In altre parole, il certificato consente di attestare se l’azienda o l’impresa in questione è coinvolta in procedure quali liquidazione coatta, fallimento, concordato preventivo o simili. A tal proposito, è necessario distinguere tra le due tipologie di certificato che si possono ottenere:

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  • Il certificato di vigenza corrente si limita a riportare la presenza di procedure concorsuali nel corso dei cinque anni precedenti al momento in cui viene effettuata la verifica;
  • Il certificato di vigenza storico, invece, riporta eventuali procedure concorsuali implementate nel corso degli anni di esercizio dell’impresa (a partire dalla data della costituzione della stessa), anche se queste si sono già concluse o sono state revocate; ragion per cui, decade il vincolo dei cinque anni.

Dal punto di vista tecnico e pratico, il certificato di vigenza è un documento stampato su carta filigranata, corredato di bollo e con valore legale (per un periodo di tempo pari a sei mesi). I dati in esso contenuti sono ‘estratti’ da quelli presenti negli archivi delle varie Camere di Commercio competenti per il territorio. In genere, infatti, questo genere di certificato dobbiamo richiederlo alla Camera della provincia presso la quale ha sede l’azienda o la società; a tal proposito, è necessario sottolineare come sia per la vigenza corrente che per quella storica esista una particolare limitazione di tipo geografico per cui per le imprese iscritte alle Camere di Commercio delle province di Genova, Pesaro e Urbino, Benevento, Caserta, Matera e Catanzaro non è possibile fare richiesta di certificato di vigenza presso la Camera di Commercio di Milano.

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Come si ottiene il certificato

Il certificato di vigenza può essere richiesto solo per le categorie che sono registrate presso gli archivi della Camera di Commercio di riferimento (pertanto sono esclusi gli albi professionali e le associazioni sportive). Chiunque abbia bisogno può effettuare la richiesta per poi inoltrarla, per via telematica o fisica, alla Camera di commercio competente. In alternativa, la domanda può essere fatta per mezzo di un portale specializzato in pratiche online, come ad esempio Ivisura, così da ricevere il certificato di vigenza via e-mail; la procedura, in tal caso, è piuttosto semplice: è necessario un dato identificativo dell’azienda (partita IVA o ragione sociale), la provincia e il comune in cui quest’ultima ha sede (se si tratta di un’impresa individuale, servono nome, cognome e codice fiscale del titolare). Una volta inseriti i dati nell’apposito form, e individuata la modalità di invio (standard o ‘rapida’), la richiesta può essere inoltrata.

A cosa serve il certificato

Effettuare un controllo tramite il certificato di vigenza serve principalmente a tutelare la controparte coinvolta nello stesso procedimento dell’azienda che si sottopone a verifica. Nello specifico, i riscontri ottenuti tramite vigenza possono essere utilizzati nell’ambito della partecipazione ad un bando, per calcolare i rimborsi tributari, per verificare la solidità di un’azienda che richiede un mutuo oppure un finanziamento o per iscrivere un soggetto ad un elenco dei fornitori.

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