18 Giugno 2021

Pubblicato il

Quousque tandem abutere, aedificator, patientia nostra?

di Redazione

Municipio IX, una realtà municipale che muta costantemente: il verde sacrificato per i costruttori

Verde. Una parola, un simbolo per l'Eur-Torrino. Il nostro quartiere, infatti, nasce come una delle aree più verdi di Roma, nonché meno inquinata. Un bel vanto, se si pensa ai quartieri della Capitale devastati dall'edilizia selvaggia che ha scosso la città dagli anni Sessanta fino agli Ottanta.

Il nostro, in vero, è un quartiere sorto all'insegna dell'ambiente: l'Eur, con il suo lago e le sue aree verdi strumentali anche alla ricchezza del territorio, ed il Torrino e le realtà limitrofe (Mostacciano in primis), sommerso dal verde, con oltremodo la sua generale posizione "strategica" da periferia, che lo rende una realtà circondata dalla campagna.
Frutto di tale condizione benefica sono state anche le iniziative – a dire il vero poi un pochino manomesse dagli scandali, ma non si può aver tutto – dei "Punti verde qualità", che ci hanno regalato delle piccole oasi come lo "Stardust village", il cinema immerso nel verde che per tanti di noi – ragazzi in primis – è stato ed è anche oggi uno dei tanti punti di riferimento per uno svago serale.

Fino a ieri potevamo quindi vantarci di vivere in uno dei quartieri più verdi di Roma, non troppo affollato, dotato di buoni servizi e con un polo economico in grado di mantenerci (l'Eur). Oggi, invece, dobbiamo fare i conti con una realtà municipale che muta sempre di più. Ed il nodo principale di tale mutamento, che è parzialmente all'origine di molti problemi dei nostri quartieri, è la spasmodica volontà delle amministrazioni di concedere ai costruttori sempre più zone dove "investire", ai margini del nostro municipio, fagocitando così sempre più verde ed aumentando esponenzialmente le necessità strutturali di servizi per i residenti.

Il punto strategico poc'anzi accennato, e cioè essere un quartiere che per metà è periferia e confina con la campagna, rischia infatti di venire meno, e con esso tutti i vantaggi del caso, traffico e condizioni ambientali in primis. Si rischia, inoltre, di ingigantire ulteriormente quello che, da dieci anni a questa parte, è divenuto uno dei territori geograficamente più estesi di Roma (il IX° Municipio è infatti grande come Milano), con tutti i problemi del caso.

Chiediamoci, quindi, quale sia la necessità di consentire ai costruttori che – non in tutti i casi, certo – hanno picconato la bellezza della nostra città di continuare a costruire, spasmodicamente e febbrilmente, nel nostro municipio, continuando ad ignorare un fatto fondamentale: la crisi economica. Chi infatti, ad oggi, può permettersi sull'unghia quei 400/500/600.000 euro per acquistare una delle ridenti e modernissime case che ci vorrebbero propinare? Oppure chi, specialmente tra i giovani, pur non disponendo di tale cifra può permettersi di richiedere un mutuo così grande? Non prendiamoci in giro: chi acquista, oggi, è la fascia alta, o comunque chi ha già una certa età, un lavoro stabile e ben retribuito. La – netta – minoranza, dunque. E che gli altri si impicchino: quella casa non la vedranno, perché quasi mezzo milione di euro (basta farsi un giro sui siti che vendono case nel territorio: si và da un minimo di 250.000 fino a 500.000 euro), per un ragazzo di trent'anni che vuol andare a convivere con la compagna, è una cifra da film su Wall Street.

La domanda fondamentale, alla base di tutto, è dunque: ma chi compra? Riformulandola meglio: per il vantaggio di chi stiamo cementificando il territorio? Stiamo rinunciando ad essere un quartiere sostenibile, in termini di verde e servizio, per quattro famiglie in grado di permettersi tale lusso? E per chi, invece, non può permettersi quelle case, accollandosi comunque i danni, che si farà? Nulla. Essi, in vero, subiranno la cementificazione del quartiere, la devastazione ed il peggioramento dei servizi della zona, ma troveranno ristoro pensando che il gioco, in fondo, valeva la candela: chi la crisi non l'ha neanche vista con il binocolo potrà permettersi la seconda o la terza casa. Parola di costruttore. 

 
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