18 Settembre 2021

Pubblicato il

Metro C, 13 indagati, tra cui ex assessore e dirigenti vari

di Redazione
Indagati l'ex assessore alla mobilità della Giunta Marino, Guido Improta e l'ex dirigente del ministero dei Trasporti, Ercole Incalza

Il filone di indagine sugli appalti per la Metro C è quello che vede indagati, per il reato di truffa aggravata ai danni di enti pubblici, 13 persone tra ex amministratori locali, dirigenti dell'epoca di Roma Metropolitane e vertici di Metro C. Indagato l'ex assessore alla mobilità della Giunta Marino, Guido Improta, l'ex dirigente del ministero dei Trasporti, Ercole Incalza.

Per Roma Metropolitane sono indagati: il direttore tecnico Luigi Napoli, il consigliere di amministrazione Massimo Palombi, il responsabile unico del procedimento Giovanni Simonacci, i consiglieri del Cda, Luadato e Nardi, il responsabile unico del procedimento Sciotti. Per Metro C finiti nel registro degli indagati sono: il presidente Franco Cristini, l'ad Filippo Stinellis e il dg Francesco Maria Rotundi e il direttore dei lavori Molinari.

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Il capo di imputazione si riferisce al periodo fino al 3 gennaio del 2014.

Secondo i pm alcuni indagati "mediante artifici e raggiri inducevano in errore il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) quanto all'emanazione della libera autorizzativa del pagamento, lo Stato, la Regione Lazio e il Comune di Roma, enti coofinanziatori della costruzione della linea C della metropolitana di Roma, circa il dovuto pagamento dell'importo di 230 milioni di euro a titolo di "somme" così procurando un ingiusto profitto al General contractor Metro C, in quanto la somma non era dovuta".

Nel procedimento si ipotizzava il reato di abuso d'ufficio. Già nel 2012 inoltre la Corte dei Conti in una relazione parlava di "costi inaccettabili, quasi triplicati per l'esecuzione di questa importante arteria sotterranea", senza escludere ipotesi di corruzione.

Un anno fa inoltre l'Autorità nazionale anticorruzione aveva redatto un dossier sull'opera poi inviato alla Corte dei Conti. Nelle carte si parlava di costi di ritardi e sprechi: costi d'investimento saliti a 700 milioni a fronte di "un ridimensionamento del progetto"; 45 varianti, molte introdotte dopo rilievi archeologici senza "adeguate indagini preventive"; 65 milioni riconosciuti dopo un arbitrato a Metro C per attività "già ricomprese" nell'affido iniziale; "mancanza di trasparenza ed efficienza"; irragionevoli vantaggi riconosciuti al contraente generale dell'opera".

 

 
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