24 Giugno 2021

Pubblicato il

Lager a Velletri: anziani reclusi in una casa abusiva

di Redazione

Una casa abusiva, anonima, senza uno straccio di nome, priva di qualsiasi norma igienica e assistenza

In certi particolari momenti, quando la solitudine e l’abbandono sono gli unici unici aspetti che si vanno ad aggiungere alle malattie, agli acciacchi, al logorio stesso della vita, avverto ancora più intensamente, l’emotività struggente di alcuni versi di Ungaretti, nel loro lento progredire verso la morte: “Lasciatemi così, come una cosa posata in un angolo e dimenticata”. Questi vecchi che fanno compagnia ai cani abbandonati durante l’estate, vecchi trattati come cani, o peggio ancora, cani trattati come cani e vecchi considerati cani vecchi e inutili, da buttare via. Un’altra casa lager, l’ennesimo dramma che coinvolge poveri anziani indifesi, senza forza per reagire, sprovvisti persino di un telefono utile per informare figli, parenti, amici, soprattutto adesso, perché adesso, specialmente il fine settimana, ‘tutti al mare, tutti al mare’…  

All’interno di una casa abusiva, anonima, senza uno straccio di nome, priva di qualsiasi norma igienica e assistenza, ecco come hanno vissuto (per modo di dire), alcuni anziani, presso un fatiscente ospizio di Velletri, con due grossi cani, tanto per restare in tema, a vigilare. Subentra un sentimento di rabbia a chiamarla così  ma questa struttura, era gestita da due italiani senza alcuna abilitazione e totalmente digiuni di conoscenze mediche. La Guardia di Finanza, intervenuta per mettere fine ad uno scempio simile, durante un controllo ha addirittura rinvenuto farmaci, la cui somministrazione prevede particolari accorgimenti. Le povere vittime imprigionate tra quelle quattro mura ancora in piedi per miracolo, sono state visitate e trasferite presso un centro specializzato, all’interno del quale sarà garantita e rispettata la loro dignità. I vecchi, queste vecchie canaglie, se ricordate quel bellissimo brano di Claudio Baglioni. Se così deve essere, tornando ad Ungaretti, meglio morire soli, senza nessuno accanto, con ciò che resta del ricordo di una tenera carezza: “Ho tanta stanchezza sulle spalle”.

 
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