La Giamaica e il bob: una storia da raccontare

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Chi l’avrebbe mai pensato che la Giamaica potesse raggiungere le Olimpiadi invernali in una disciplina tendenzialmente molto nordica come il bob? In una nazione dove il clima, nel mese che dovrebbe essere più rigido, ovvero a dicembre, ha delle temperature che si spingono tranquillamente fino ai 30 gradi centigradi.

Anche gli appassionati di scommesse sportive non avrebbe mai puntato neanche un centesimo su una simile eventualità. Eppure, verso la fine degli anni Ottanta, è tutto cambiato. La storia è stata scritta, grazie all’intuizione geniale e un po’ folle di due americani che vivevano in terra giamaicana, e ha visto la formazione di una vera e propria nazionale di bob giamaicana, in grado di qualificarsi per le Olimpiadi invernali.

Un traguardo che, inizialmente, appariva più che altro come un sogno un po’ folle e divertente, uno di quelli impossibili da realizzare. Eppure, la storia della nazionale Giamaicana di bob è una di quelle che meritano di essere raccontate, anche per via del suo complicato e assurdo incipit.

Come è nata l’idea

Un’intervista di uno dei membri della prima nazionale di bob della Giamaica, Devon Harris, si dimostra estremamente interessante e ricca di numerosi spunti e riflessioni. In primo luogo, il racconto di come è partito tutto questo progetto, fa senz’altro molto divertire.

Anche la reazione dello stesso Devon Harris alla proposta fu di stupore, sottolineando quanto si trattasse di un’idea ridicola. Insomma, chi avrebbe mai potuto convincerlo a salire a bordo di un bob? Ci vuole, come in tante cose, un pizzico di follia per diventare delle vere e proprie leggende. E come dargli torto, in effetti? D’altronde, la Giamaica non è certamente la nazione migliore per praticare sport tipicamente invernali. E, da quelle parti, difficilmente si vede una pista di ghiaccio a bordo di una slitta realizzata in fibra di vetro.

In tanti, però, sono curiosi di scoprire come è nata questa bizzarra idea. Ebbene, furono due americani, tali George Fitch e William Maloney, che a quell’epoca vivevano proprio in Giamaica a decidere di formare questa squadra, con un incredibile obiettivo, ovvero quello di prendere parte ai giochi di Calgary del 1988. Volete sapere le fondamenta di una simile decisione? L’aver assistito a una gara di carretti, competizione che va di moda in Giamaica e che vede degli atleti, un po’ folli certamente, lanciarsi lungo il pendio di una montagna e tentare di stabilire il miglior tempo. È stata proprio questa corsa ad aver ispirato i due americani.

Un sogno tra qualche incidente di troppo

Eppure, nonostante tutte queste premesse, la nazionale della Giamaica ha festeggiato a Pechino, pochi giorni fa, la sua ottava partecipazione a un’Olimpiade invernale. Certo, le poche settimane di distanza, rispetto all’Olimpiade del 1988, con cui vennero organizzati gli allenamenti e gli sforzi profusi dagli atletici giamaicani, non permettevano certo di pensare alla qualificazione.

Un impegno grande non è sufficiente per poter dare battaglia con gli atleti più bravi al mondo e l’impossibilità di disporre di una pista da bob in terra giamaicana rendevano questa impresa pura utopia. Tra l’altro, serviva anche una preparazione specifica a livello mentale. È stato lo stesso Devon Harris a raccontare quanto sia stato complicato superare la paura della velocità e dell’altezza.

Il coraggio, però, non basta per poter stare alla larga dai rischi e dai guai di uno sport comunque molto pericoloso. La squadra giamaicana fu protagonista di una clamorosa impresa, ovvero quella di qualificarsi alle Olimpiadi invernali del 1988, ma fu oggetto di una particolare squalifica. Sì, dato che il bob finì per ribaltarsi durante il quarto giro. Per fortuna degli atleti, nessuno si fece male.