29 Luglio 2021

Pubblicato il

La Cina raccontata dagli studenti romani

di Redazione

Quello che i libri di testo non raccontano

La Cina, la grande potenza economica, spacciata come un modello da seguire e a cui guardare, in realtà nasconde molti lati oscuri. Nel 2014, sul territorio cinese, sono presenti ancora 1422 laogai, i campi di prigionia dove si pratica lavoro forzato.
“Anche nelle università si mostrano solo gli aspetti positivi della Cina – dichiara Manuel Sagnotti, coordinatore del movimento universitario di Roma Tre, Direzione Futuro – E invece, nonostante in molti vogliano raccontarci e farci credere che la Cina sia un Paese all’avanguardia non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico-sociale e dei diritti umani, noi vogliamo dire che così non è, e i laogai ne sono una prova evidente”.

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Per questo, Direzione Futuro, in collaborazione con l’associazione culturale Et Ventis Adversis, ha deciso di organizzare un incontro presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Roma Tre – in programma per lunedì 14 aprile, alle ore 15.00, nell’Aula 6 – a cui prenderanno parte, in qualità di relatori, il Dr. Toni Brandi, Presidente della Laogai Research Foundation, il prof. Nyima Dhoundup, Presidente della comunità Tibetana in Italia, il Prof. Adriano Redler, Prorettore dell’Università La Sapienza, il Dr. Fabio Torriero, direttore di Intelligo News Web Magazine.

Non è la prima volta che Direzione Futuro porta all’interno dell’Università di Roma Tre tematiche che potremmo definire, ancora oggi, ‘scottanti’: prima la Siria, poi le Foibe e i metodi alternativi alla sperimentazione animale. Infine, i campi di prigionia cinese.

Come mai questa scelta? Ne abbiamo parlato con Giorgio Arcuri, consigliere DF del Dipartimento di Giurisprudenza.
Innanzitutto bisogna dire che con il termine laogai, in Cina, si intende ‘riforma attraverso il lavoro’; in realtà, in un’accezione più ristretta, si intende ‘campi di lavoro forzato e di prigionia’ all’interno dei quali sono rinchiusi i detenuti, spesso senza un giusto processo e a volte anche per motivi politici, anche fino a 3 anni. Quella dei laogai è una tematica importante che però non viene trattata come si dovrebbe, probabilmente per interessi politici ed economici legati ad una Cina che, nello scacchiere mondiale, rappresenta una potenza in continua ascesa. Per cui si preferisce far passare in secondo piano il fatto che, all’interno dei laogai, vengano calpestati i diritti dell’Uomo. Abbiamo deciso di trattare questo argomento perché, non avendo noi legami politici né economici, abbiamo la libertà di poter dire le cose come stanno e di affrontare tematiche di questo genere, come abbiamo già fatto.

Siria, Foibe, metodi alternativi alla sperimentazione animale. E ora i laogai. Quale scopo volete raggiungere con questo ciclo di conferenze?
Vogliamo portare alla luce temi che invece rimangono nel buio. Dato che l’Università è un luogo di formazione e conoscenza, se queste iniziative non partono dall’istituzione universitaria, è giusto che siano gli studenti a muoversi affinché un Ateneo adempia al suo ruolo. L’Università non dovrebbe dirci cosa pensare, ma dovrebbe fornirci gli strumenti adeguati per crearci un nostro pensiero e sui quali riflettere. A giudicare dalla presenza degli studenti alle nostre conferenze, capiamo che ci stiamo muovendo nella direzione giusta, e che tematiche alle quali spesso non si presta la giusta intenzione, in realtà suscitano interesse.
Quella sui laogai, in particolare, è un’iniziativa che nasce dalla collaborazione con l’associazione culturale Et Ventis Adversis.

Ti aspetti la stessa partecipazione questa volta?
Spero e credo di sì. Purtroppo quando si parla di laogai, non tutti sanno di cosa si tratta. Attraverso questa conferenza vogliamo proprio fornire uno strumento di conoscenza e informazione, attraverso la partecipazione dei relatori e di alcuni supporti visivi, ad esempio immagini.
E poi non bisogna sottovalutare la tematica: la Cina non è una realtà così distante da noi. Nell’era della globalizzazione e dell’informatica le distanze geografiche non sono più le stesse: basta un click per essere collegati con tutto il mondo. E poi basta guardarci intorno per accorgersi di quanto la Cina sia una realtà vicina a noi più di quanto non immaginiamo.

 
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