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25 Settembre 2022

Pubblicato il

Stipulati Patti Lateranensi

L’11 febbraio 1929 sono stati stipulati i Patti Lateranensi

di Redazione
L'11 febbraio 1929 sono stati firmati i Patti del Laterano, accordi sottoscritti tra il Regno d'Italia e la Santa Sede
Vaticano al tramonto
La Basilica di San Pietro al momento del tramonto

La stipula dei Patti Lateranensi risale all’11 febbraio 1929, quando il cardinale Pietro Gasparri – Segretario di Stato di Sua Santità e Benito Mussolini, Capo del Governo al potere in Italia – firmano le Inter Sanctam Sedem e Italiae Regnum Conventiones, note come Patti del Laterano, accordi sottoscritti tra il Regno d’Italia e la Santa Sede, dal nome del palazzo in cui furono sottoscritti. In un secondo momento, il 7 giugno, vennero ratificati dal pontefice e dal re Vittorio Emanuele III.

I tre documenti da cui sono composti

I Patti del Laterano sono composti da tre diversi ma interconnessi documenti: Trattato (con annessi tre allegati riguardanti il Territorio dello Stato della Città del Vaticano, gli Immobili con privilegio di extraterritorialità e con esenzione da espropriazione e da tributi, gli Immobili esenti da espropriazioni e da tributi), Concordato e Convenzione finanziaria. 

Le ragioni del Trattato e del Concordato

Le finalità del Trattato e del Concordato sono riassunte nelle premesse dei due documenti, che riportiamo testualmente: “Premesso che la Santa Sede e l’Italia hanno riconosciuto la convenienza di eliminare ogni ragione di dissidio fra loro esistente con l’addivenire ad una sistemazione definitiva dei reciproci rapporti, che sia conforme a giustizia ed alla dignità delle due Alte Parti e che, assicurando alla Santa Sede in modo stabile una condizione di fatto e di diritto la quale Le garantisca l’assoluta indipendenza per l’adempimento della Sua alta missione nel mondo, consenta alla Santa Sede stessa di riconoscere composta in modo definitivo ed irrevocabile la ‘questione romana’, sorta nel 1870 con l’annessione di Roma al Regno d’Italia sotto la dinastia di Casa Savoia; che dovendosi, per assicurare alla Santa Sede l’assoluta e visibile indipendenza, garantirle una sovranità indiscutibile pur nel campo internazionale, si è ravvisata la necessità di costituire, con particolari modalità, la Città del Vaticano, riconoscendo sulla medesima alla Santa Sede la piena proprietà e l’esclusiva ed assoluta potestà e giurisdizione sovrana”.

“Premesso che fin dall’inizio delle trattative tra la Santa Sede e l’Italia per risolvere la ‘questione romana’ la Santa Sede stessa ha proposto che il Trattato relativo a detta questione fosse accompagnato, per necessario complemento, da un Concordato, inteso a regolare le condizioni della Religione e della Chiesa in Italia”.

Con la Convenzione Finanziaria lo Stato Italiano rifonde alla Santa Sede con una somma complessiva di un miliardo e 750.000 lire “i danni ingenti subiti dalla Sede Apostolica per la perdita del patrimonio di San Pietro degli antichi Stati pontifici e dei beni degli enti ecclesiastici”.

Le critiche al momento della firma

Al momento della firma dei Patti Lateranensi, due grandi personaggi del loro tempo espressero dei timori al riguardo, e furono Don Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi. Essi temevano che il Regime ne avrebbe fatto un uso strumentale per consolidare la sua presa totalitaria sulla società italiana e sulle istituzioni.

Dotato di grande preveggenza, monsignor Domenico Tardini scrisse, in un suo diario, delle argute riflessioni in ambito ecclesiastico. Di seguito vengono riportate fedelmente le sue parole: “Liquidare la questione romana fu senza dubbio un gran bene per l’Italia che si tolse di colpo di fronte ai cattolici dell’estero la dolorosa nomea di spogliatrice e carnefice del Papa e per la Santa Sede, che, con l’andare degli anni, sarebbe stata ridotta a protestare senza che nessuno la prendesse sul serio, perdendo, così, oltre il regno, il prestigio.

Ma fu davvero vantaggioso il Concordato, cioè un vero e proprio patto bilaterale, con circa 40 articoli, con disposizioni così varie, così complesse, così molteplici da dare ad ogni piè sospinto la possibilità di dissidi e di lotte. Tutti i concordati sono destinati ad essere trasgrediti e infine a cadere…”.

Gli sviluppi dei Patti del Laterano nel tempo solamente in parte hanno confermato quelle che erano le pessimistiche previsioni tardiniane. Una prima loro conferma è costituita, infatti, dopo la Liberazione e l’elezione dell’Assemblea Costituente, dall’approvazione, nel 1947, con il voto favorevole della Dc  e anche del PCI, dell’articolo 7 della Costituzione che recita: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”.

Con ciò, non solo si garantiva la pace in Italia, anche la totale accettazione della Chiesa cattolica del nuovo assetto democratico e repubblicano del Paese.

Una seconda verifica si ebbe il 18 febbraio 1984, con la Revisione del Concordato, voluta sia da Bettino Craxi, Presidente dell’allora Consiglio, sia dal cardinale Agostino Casaroli.

 

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