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19 Settembre 2020

Pubblicato il

L’ombra del sistema Incalza-Perotti anche sulla metro C di Roma?

di Redazione

L'inchiesta di Repubblica rivela dettagli scomodi anche per l'assessore Improta che però spiega e si difende

L’INCHIESTA DI REPUBBLICA. Repubblica.it rivela: sulla linea C della metropolitana di Roma ci sarebbero le ombre del sistema Incalza-Perotti, portato alla ribalta dall'inchiesta di Firenze. Secondo il quotidiano, il Ros avrebbe intercettato delle conversazioni – trasmesse “per conoscenza” alla Procura della Repubblica di Roma da parte di quella fiorentina – dalle quali emergerebbero quelle che laRepubblica definisce delle “malversazioni”.

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Quando si parla di metro C – come Romait ha ben spiegato – si parla di costi esorbitanti, di un numero elevato di varianti e di un’opera infrastrutturale che per 25 km di tracciato è costata 3,7 miliardi a fronte dei 2,7 in sede di aggiudicazione. Secondo l’inchiesta di Repubblica.it, “il filo che annoda il Grande Mandarino delle Infrastrutture alla più costosa opera pubblica della storia repubblicana, passava non solo attraverso il lavoro istruttorio della Struttura tecnica di missione del Ministero, ma, come sempre, attraverso Stefano Perotti e la sua Spm, che si era aggiudicata la direzione dei lavori del terzo tronco della linea, da San Giovanni ai Fori Imperiali (incarico che è stato revocato il giorno dell'arresto)”.

Come si è arrivati da Firenze al tracciato che unisce San Giovanni ai Fori Imperiali? “È ancora una volta Giulio Burchi, ex presidente di Italferr e indagato nell'inchiesta fiorentina, a portare involontariamente l'indagine nei cantieri della Metro C”, spiega il quotidiano di Ezio Mauro. Insomma, secondo Repubblica, “Grazie a Incalza – avrebbe detto Burchi al telefono – gli hanno dato un lotto che non volevano dargli a tutti i costi quando c'era Bortoli… di Roma Metropolitane”.

AL TELEFONO CON IMPROTA. Sempre secondo quanto rivela il quotidiano, Burchi al telefono “prima con l'assessore alla Mobilità del Comune di Roma ed ex sottosegretario alle Infrastrutture del governo Monti, Guido Improta, e quindi con l'ex tesoriere del Pd Sposetti, evoca il nome di Incalza sullo sfondo della Metro C”. Stando alle rivelazioni dell’articolo, “nel gennaio 2014”, Improta sembra aver chiesto “a Burchi la sua disponibilità per assumere la guida di ‘Roma Metropolitane’, la società controllata dal Comune committente dell'appalto. Un carrozzone che impiega quasi 200 persone e spende di soli stipendi 13 milioni l'anno”.

I particolari si fanno più fitti. Al telefono, i due, avrebbero parlato anche di Incalza. “A sentire Burchi in una telefonata successiva al suo incontro con l'assessore Improta durante il quale si è discusso del suo possibile incarico, c'è anche dell'altro. ‘L'assessore mi ha detto: ‘Lei conosce Ercole Incalza?’. E io gli dico: ‘Lo conosco da 30 anni perché eravamo nello stesso partito. Ma non mi gode. Incalza ha ancora un ottimo rapporto con Lunardi e io l'ho guastato’ ”. Burchi e l'assessore capitolino non si incontreranno più, spiega ancora Repubblica. Sempre in quel gennaio 2014, è Paolo Omodeo Salè a essere nominato presidente di Roma Metropolitane.  

PAROLA A IMPROTA. È lo stesso Improta a chiarire a Repubblica. “Ho incontrato Burchi due volte. La prima, si presentò da me per illustrarmi un progetto della società del fratello. Mi disse che era stato presidente di Italferr e prima ancora della Metropolitana milanese, durante Tangentopoli e che in quella circostanza aveva collaborato con la magistratura di Milano. Mi lasciò un curriculum e, quando con il sindaco Marino decidemmo che era venuto il momento di azzerare i vertici di Roma Metropolitane, da cui arrivavano ‘rumori’ che non ci piacevano, pensai a lui. Proprio per quell'esperienza milanese di collaborazione con la magistratura. E così lo chiamai per sondarlo. Anche perché avevamo bisogno di qualcuno disposto ad andare a Roma Metropolitane non solo accettando il tetto di stipendi fissato in 65mila euro l'anno, ma anche impermeabile alle ‘sirene’ che un'opera di quel genere, con quella quantità di denaro che muove, produce. Dopodiché, non se ne fece nulla. Burchi non arrivò neppure al lotto ristretto di candidati tra i quali venne scelto Salé”.

Perché allora chiedere di Incalza? “Il senso della domanda che feci a Burchi durante il nostro colloquio – rivela ancora Improta a Repubblica – aveva esattamente il significato opposto. Cercavamo una figura indipendente. A maggior ragione da Incalza. Tanto è vero che quando decidemmo di procedere alla nomina del nuovo presidente di Roma Metropolitane mi limitai a comunicarlo a Incalza. E il nome della persona che avevamo scelto la apprese dai giornali. A cose fatte”.

L’OMBRA DI INCALZA SULLA METRO C. Secondo Repubblica, comunque, resta che Incalza non sarebbe estraneo a tutta la gestazione dell’opera infrastrutturale di Roma. “La gara venne affidata nel 2006, proprio con la ‘Legge Obiettivo’ di cui lo stesso Incalza e l'ex ministro delle Infrastrutture Lunardi sono ‘padri’ ”, spiega il quotidiano.

Ma un suo coinvolgimento non sarebbe percepibile solo in fase di gestazione, ma anche di realizzazione. “Tanto per dirne una, la commissione di collaudo di Metro C è presieduta dall'ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, legatissimo ad Incalza e padre di quel Giandomenico che insieme a Perotti ha le direzioni dei lavori della tratta ad Alta velocità Milano-Genova. Metro C nasce con il progetto di una ‘galleria unica’, ma, immediatamente dopo, cambia fisionomia, collezionando ben 45 varianti in corso d'opera. Lo strumento capace di gonfiare come una mongolfiera i costi”.

Tra l’altro, “come documentano gli atti del primo troncone dell'indagine della Procura di Firenze sulla Tav  (…) si scopre che, proprio nei cantieri della Metro di Roma, è stata per la prima volta ‘sperimentata con successo’ un tipo particolare di variante. La cosiddetta ‘variante migliorativa’. Apparentemente, necessaria a risparmiare denaro rispetto al progetto iniziale. In realtà, con la sola funzione di evitare che il committente pubblico chieda conto al general contractor di progetti esecutivi errati eppure già pagati”.

IL M5S CHIEDE IL CONTO. Qualora fosse accertato un coinvolgimento dell’assessore Improta in questa faccenda, per il M5S di Roma, si renderebbero necessarie “le dimissioni immediate” dello stesso Improta, “visto che già nell’ottobre scorso avevamo depositato un esposto alla Corte dei Conti (leggi qui), alla Procura ed al presidente dell’Anac Cantone, riguardo all’accordo del 9 settembre 2013 (leggi qui), tra Roma Metropolitane e la società Metro C che alterava gravemente il rapporto tra committente pubblico e contraente generale aumentando enormemente i costi di realizzazione dell’opera di oltre 90 milioni di Euro”. Tanto che, secondo il M5S Roma, non è scartabile l'ipotesi di un danno erariale (leggi qui).

 
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