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26 Settembre 2020

Pubblicato il

“L’odio è un’emergenza”: pure la ministra dell’Interno ingigantisce il pericolo

di Federico Zamboni

Nuova accelerata nell’operazione avviata nel novembre scorso, dalla Commissione Segre in poi

“Emergenza”. Addirittura.

La parola la usa ripetutamente la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, in un’ampia intervista uscita oggi su Repubblica. E il quotidiano, manco a dirlo, ci confeziona un titolone di prima pagina: “Ora per questo governo l’odio è un’emergenza”.

Ora?

L’avverbio serve a suggerire che ci sono delle novità. E che quindi si è saliti – si è dovuti salire – a un livello più elevato di attenzione. Laddove attenzione fa rima, non a caso, con repressione. L’attenzione prepara il terreno, preparando allo stesso tempo l’opinione pubblica, e prende la mira. La repressione colpirà in seguito, quando ci sarà davvero bisogno di scatenarla.

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Ma quali sono, o quali sarebbero, gli elementi che giustificano un allarme così forte?

Lei, la ministra, li riepiloga così: «La scritta nazista di Mondovì, la violenza verbale riservata a Liliana Segre, lo stillicidio di manifestazioni razziste, xenofobe e direi più in generale il disprezzo per il cosiddetto “diverso”, che si tratti dello stigma inflitto per il colore della pelle, per ragioni culto religioso o per le inclinazioni sessuali o per la semplice diversità di genere, dimostrano che è stato superato l’argine».

Conclusione: «Nell'odio in cui siamo immersi c'è spesso assenza totale di pensiero. Assoluta ignoranza della Storia. Io a questo fallimento non voglio rassegnarmi e penso non sia giusto rassegnarsi».

Ci sarebbe moltissimo da discutere, quasi su ogni affermazione. Quasi su ogni parola. Ma limitiamoci a un unico passaggio. Quello relativo allo “stillicidio” di manifestazioni razziste, xenofobe, eccetera.  

Stillicidio è un termine vago. Che non quantifica affatto né la portata del fenomeno, né la gravità dei diversi episodi. Di quanti accadimenti parliamo? Decine, centinaia, migliaia? E soprattutto: di quale entità?

Tra il dire e il fare…

Un punto fondamentale è proprio questo. Se per strillare all’emergenza basta anche il singolo insulto allo straniero di passaggio, o la sfuriata del tipico imbecille da social, allora non ci vuole nulla a gonfiare i dossier. E a farli assomigliare ai faldoni del maxiprocesso a Cosa Nostra. Trasferendo appunto sul piano penale – grazie a norme iper estensive che allargano a dismisura la categoria dell’odio – ciò che rientra nelle opinioni personali.

Opinioni che saranno riprovevoli finché si vuole, ma che nella quasi totalità dei casi rimangono astratte. Come si dice, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Come è noto, se dici “io quello lo ammazzerei volentieri” non è che ne stai pianificando l’omicidio. Ti stai solo sfogando.

Ciò che sarebbe interessante, semmai, è ragionare a fondo sulle cause della frustrazione dilagante. Sarà realmente il razzismo, ad accendere l’ostilità nei confronti dei cosiddetti migranti, o sarà invece la crescente insicurezza economica sul presente e sul futuro?

Allo stesso modo, varrebbe la pena di riflettere su quella che la ministra Lamorgese definisce “assenza totale di pensiero”. Chiedendosi, magari, se la desertificazione delle intelligenze non sia direttamente connessa al generale degrado della pubblica istruzione e dell’offerta mediatica. Vedi l’attenzione, smodata, con cui anche quest’anno si sta seguendo il Festival di Sanremo: una kermesse che non dovrebbe uscire di una riga dalle pagine degli spettacoli, e che invece viene trattata come un Evento Straordinario di cui disquisire in lungo e in largo.

La vera emergenza è questa: una società che da decenni e decenni diffonde stupidità ed egocentrismo, ma che se ne rammarica solo adesso. E solo perché una fetta consistente di quella ottusità ha cambiato di direzione e non asseconda più lo status quo.

Ora fanno finta di volere cittadini evoluti e maturi, sia sul piano etico che su quello culturale. Ma la verità è che li vogliono solo disciplinati e ubbidienti. Col naso per aria ad acclamare le Istituzioni. Con il culo sul divano a satollarsi di tivù. E ogni tanto al seggio elettorale, ad avallare il dominio di questa meravigliosa classe dirigente che non odia nessuno. Ma che ama solo sé stessa.

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