Italia: rallenta il Pil ma il lavoro sorregge il Paese

Il bilancio complessivo è quello di un equilibrio precario ma reale. Il governo Meloni ha ereditato un contesto difficile ma mantiene l’assetto economico stabile
Di Simone Fabi
Roma, via dei Condotti

L’Italia non corre, ma nemmeno crolla: nel secondo trimestre del 2025 il Prodotto Interno Lordo ha registrato una lieve flessione dello 0,1 % rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Ma su base annua la crescita è positiva, pari allo 0,4 %, e la cosiddetta «crescita acquisita» per l’intero anno si mantiene stabile allo 0,5 % . Un equilibrio fragile, certo, ma tutt’altro che drammatico in un contesto europeo altrettanto rallentato.

Un Pil fiacco, ma il mercato del lavoro sorprende

Il rallentamento è il risultato di diversi fattori: un calo nei settori agricolo e industriale, mentre i servizi restano sostanzialmente stabili. La domanda interna ha retto, mentre la componente estera netta ha pesato negativamente. In termini qualitativi, la crescita è lenta, ma con radici solide: il fronte interno mostra qualche resistenza, anche se l’Italia paga il prezzo di una contingenza economica globalmente complessa.

Sul fronte del lavoro, una nota positiva

Dove il numero è tutto, il mercato del lavoro segna un piccolo miracolo. A giugno 2025, il tasso di disoccupazione scende al 6,3 %, con un calo di 0,3 punti rispetto al mese precedente. Le fonti OCSE parlano invece di un tasso all’6,5 % a maggio, tra i più bassi dal periodo pre-pandemia. È un segnale che qualcosa, nel tessuto produttivo italiano, si sta muovendo in modo più dinamico rispetto al Pil.

Perché il lavoro tiene banco

È evidente che la pressione della vita quotidiana — l’inflazione che erode salari e risparmi — spinge una parte crescente della popolazione verso l’occupazione, magari anche part‑time. Ma non è tutto: le imprese — pur in un contesto ancora incerto — continuano ad assumere, soprattutto nei servizi, nella logistica, nel turismo e nell’industria alimentare. Inoltre, incentivi mirati, contratti stabili in crescita e politiche attive sul lavoro contribuiscono a sostenere il mercato occupazionale.

Fiducia dei mercati e conti sotto controllo

In questo quadro, lo spread resta sotto controllo e si mantiene al di sotto dei 140 punti base. I mercati continuano a concedere fiducia all’Italia, premiante una politica economica che, seppur prudente, rimane coerente – con una gestione attenta dei conti pubblici e del PNRR.

Lentezza e resilienza

Il bilancio complessivo è quello di un equilibrio precario ma reale. Il governo Meloni ha ereditato un contesto difficile — guerra in Ucraina, caro energia, stretta monetaria — e finora ha evitato scossoni, mantenendo l’assetto economico in bilico ma stabile. Il Pil non decolla, la produttività stenta, il debito resta alto e gli investimenti pubblici arrancano. Ma in un continente che va a passo d’uovo, l’Italia non è tra le peggio. Non vola, ma non zoppica — e a volte, per rimettere in piedi una casa instabile, serve anche solo restare in equilibrio.

 
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