14 Luglio 2021

Pubblicato il

Comunicazione e Politica

Intervista a Bruno Vespa: comunicazione politica e Tv al tempo di Draghi

di Redazione

Bruno Vespa è uno dei più popolari giornalisti italiani, leggiamo la sua opinione nell'intervista di Marco Antonellis

Intervista a Bruno Vespa
Bruno Vespa mostra il tappo di uno dei suoi vini

L’intervista di Marco Antonellis, esperto di ciò che accade “dietro le quinte” della politica, sul tema della comunicazione e della politica. Il suo interlocutore di oggi è Bruno Vespa, conduttore di Porta a Porta, uno dei più popolari giornalisti italiani.

Come giudica il modo in cui il Presidente del Consiglio Draghi si sta ponendo di fronte ai media?

E’ coerente con il personaggio che rappresenta. Uno che ha passato la vita tra la Banca d’Italia, il Tesoro e la Banca Centrale Europea non è una persona che parla tanto. Non va in giro per trasmissioni, soprattutto perché vuole parlare delle cose che ha fatto e non delle cose che farà. Di interviste al futuro ne abbiamo già viste troppe. Del resto farà proprio oggi una conferenza stampa e risponderà alle domande, mi pare che rientri nella norma.

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Un atteggiamento che è anche una reazione alla bulimia di parole e di conferenze stampa di Giuseppe Conte?

Non credo, secondo me è uno stato d’animo personale di Draghi, ognuna di queste persone ha la sua storia. Conte è un professore universitario, è un avvocato, una persona quindi che nel linguaggio esprime una sovrabbondanza di termini. Una ricchezza di parole, fa parte delle esperienze personali. Ma non credo ci sia una correlazione tra la comunicazione di Conte e quella di Mario Draghi. Mi stupirei molto se l’ex presidente della Bce cominciasse a frequentare i salotti televisivi e a promuovere conferenze stampa a ripetizione.

Ritiene che anche la televisione debba avere un altro atteggiamento nella conduzione dei talkshow politici?

Ognuno risponde per sé, da sempre il mio è un programma non gridato e i miei ospiti anche quelli più importanti vengono volentieri proprio perché sanno che hanno la possibilità di parlare e a dire compiutamente quello che pensano. Secondo me la strada è quella di far parlare le persone, di porre anche delle obiezioni necessarie ma soprattutto di farli esprimere.

 
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