06 Maggio 2021

Pubblicato il

Il racconto a fumetti

Il video di Beppe Grillo: quando uno stupro viene fatto passare per ragazzata

di Chiara Giorgi

E' incredibile come un uomo che conosce i media come Beppe Grillo abbia potuto pubblicare quel video così controproducente

Video Grillo
Video Grillo

Come è noto, qualche giorno fa, il leader del movimento Cinque Stelle ha pubblicato un video sulle sue pagine social per difendere il figlio, accusato di stupro. Il nostro racconto a fumetti è sulla vicenda che risale all’ estate del 2019 e che ha visto come protagonista Ciro Grillo, insieme ad altri tre suoi amici. Tutti accusati di aver violentato una ragazza nella casa del padre a Porto Cervo, in Sardegna.

19 Aprile 2021. A distanza di poco tempo dalla notizia che ha sconvolto l’opinione pubblica, quella che vede coinvolto Ciro Grillo (20 anni) insieme ad altri coetanei, Beppe Grillo, leader politico, comico e padre dell’indagato decide di pubblicare un video di protesta sui social per le “ingiuste accuse” già trapelate qualche mese prima sui principali quotidiani e confermate solo ultimamente dalla procura di Tempio Pausania (in provincia di Sassari) con la conferma dell’avvio delle indagini.

L’accusa di violenza sessuale

I quattro ragazzi sono infatti accusati di violenza sessuale nei confronti di una ragazza (mentre secondo alcune fonti anche la seconda giovane che si trovava sul posto ha subìto violenza). Tutto sarebbe avvenuto nell’estate del 2019 nella villa di proprietà di Beppe Grillo, nella località esclusiva sarda di Porto Cervo.

La procura dovrà decidere se chiedere l’archiviazione del caso o il rinvio a giudizio per i quattro indagati.

Il video pubblicato su Blog e Facebook

Le proteste che si sono scatenate sui social, sono partite però dal video pubblicato da Grillo sia sul suo blog che su Facebook. Nel filmato, il comico difende in maniera piuttosto violenta il figlio ventenne, sostenendo che lo stupro non sia mai avvenuto e che i rapporti con la vittima, siano stati consensuali.

Tra i motivi principali elencati da Grillo, ce ne è uno che secondo lui sarebbe la chiave di svolta e che farebbe comprendere alla Procura che la vittima non è in realtà tale, ma solo “un’impostora”: si tratta della denuncia avvenuta otto giorni dopo.

“…Perché vi siete resi conto che non è vero niente che c’è stato lo stupro. Non c’entrano niente. Perché una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf e dopo 8 giorni fa una denuncia, vi è sembrato strano. E’ strano”.

Il leader poi, continua anche con altre affermazioni commentando alcuni video fatti il giorno dello stupro:

C’è un video, passaggio per passaggio e si vede che c’è la consensualità: un gruppo che ride, ragazzi di 19 anni che si stanno divertendo che sono in mutande e saltellano col pi****o così, perché sono quattro coglioni, non quattro stupratori”

Il victim blaming

Con quelle dichiarazioni, secondo molti, Grillo mette in atto il victim blaming cioè il far sentire la vittima, causa della violenza subita. Facendola vergognare di quanto accaduto e quindi additandola come colpevole. Analizzando il suo video infatti, possiamo trarne due motivi che secondo lui sarebbero alla base della non colpevolezza del figlio: il ritardo della denuncia e il proseguimento della normale routine per la vittima, come se niente fosse accaduto. Oltre che descrivere la presunta violenza sessuale, che è a tutti gli effetti un crimine, come una “ragazzata” o una “disavventura” come lui stesso ha affermato.

Ma non è l’unico. Ad affiancarlo nelle sue accuse vi è ovviamente anche il figlio che poco dopo decide di aprire un nuovo profilo Instagram e di pubblicare il video del padre.

Il profilo è durato meno di 24 ore

Ad oggi sembra essere sparito, anche se non è ben chiaro se quest’ultimo sia stato segnalato dagli altri utenti o sia stata una decisione dello stesso accusato, quella di eliminarsi dalla piattaforma.

Si pronuncia a favore del resto della famiglia anche la moglie di Grillo, Parvin Tadjik che la sera dello stupro dormiva nella stessa villa in Sardegna e fu quindi intercettata dagli inquirenti, dichiarando di non aver sentito niente:

C’è un video che testimonia l’innocenza dei ragazzi, dove si vede che lei è consenziente, la data della denuncia è solo un particolare”.

Dopo la pubblicazione del filmato, non è tardata ad arrivare la risposta dei famigliari della vittima per bocca della loro legale Giulia Bongiorno:

Siamo distrutti, il tentativo di fare spettacolo sulla pelle altrui è una farsa ripugnante. Cercare di trascinare la vittima sul banco degli imputati e ridicolizzare il dolore, la disperazione e l’angoscia della vittima e dei suoi cari sono strategie misere e già viste che non hanno nemmeno il pregio dell’inedito”.

La vicenda

Nella notte tra il 15 e il 19 luglio del 2019 Ciro e tre suoi amici avevano trascorso la serata al Billionaire e quasi all’alba lasciavano il locale con due ragazze che li hanno seguiti fino alla villa di Grillo. La ragazza ha dichiarato in seguito di essere stata stuprata prima da uno e poi dagli altri tre, mentre la sua amica si era addormentata. Secondo la procura non fu “sesso consenziente” ma “violenza sessuale di gruppo”. La ragazza sarebbe stata costretta anche a bere mezza bottiglia di vodka contro il suo volere. E poi sarebbe stata inoltre stuprata davanti agli altri tre che l’hanno violentata una seconda volta, qualche minuto dopo. La vittima avrebbe poi perso conoscenza fino alle 15 per tornare in seguito, presso il suo alloggio.

Secondo quanto riportato sempre dalla Procura:

“La lucidità della vittima risultava enormemente compromessa quando gli indagati hanno condotto la ragazza nella camera matrimoniale, costringendola ad avere cinque o sei rapporti sessuali”.

Il movimento #ilgiornodopo

Oltre alle proteste sui social, dopo la pubblicazione del video, non sono mancate dichiarazioni di alcune star del cinema e della musica che si sono subito schierate a favore della vittima. Tra questi, il cantante Damiano della band Maneskin, decide di pubblicare alcuni video su Instagram:

Non sono il pubblico ministero e non sta a me giudicare l’innocenza o la colpevolezza, ma voglio parlare alle persone che avvalorano la tesi secondo la quale se uno stupro viene denunciato dopo otto giorni, allora non è uno stupro. Non è così. Ci sono persone, soprattutto donne, che si rendono conto molto tempo dopo e trovano il coraggio di denunciare molto tempo dopo”.

Infatti, le dichiarazioni di Grillo non hanno irritato solo quella gran parte dell’opinione pubblica che condanna lo stupro, ma anche le vittime di tali violenze che hanno deciso di far sentire la propria voce, creando una eco sul web molto più grande di qualche minuto di filmato ad opera di un personaggio politico.

Si tratta di un movimento nato da qualche giorno a cui si può partecipare tramite un hashtag: #ilgiornodopo.

Il racconto personale di una ragazza

Tutto sembra essere partito dal profilo di una ragazza che tramite un post, raccontava la sua storia, invitando anche gli altri e le altre a raccontare la loro tramite l’hashtag:

Troppe persone subiscono stupri e violenze nel segreto delle loro camere, nelle macchine dei compagni di classe e non acquistano consapevolezza di ciò che hanno subito fino a molto tempo dopo. Talvolta come nel mio caso, dopo anni. Ma il problema è anche che una certa narrazione sembra voler colpevolizzare chi sopravvive che dopo lo stupro non può voler trovare una distrazione o un piccolo attimo per non pensare al dolore e cercare di andare avanti”.

Quindi dal suo primo post, con la foto di un cartello: #ilgiornodopo sono andata a scuola, ne sono partiti molti altri, alcuni anche solo tra i commenti. Anche associazioni e altre donne hanno condiviso altri post e infine alcune ragazze hanno deciso di farsi avanti e di raccontare la loro storia personalmente. Di queste pochissime avevano denunciato la violenza subita e lo hanno fatto per la prima volta tramite questo hashtag. Tra di loro la stessa creatrice del movimento ha dichiarato di non aver mai denunciato il suo carnefice.

Tra i motivi che inducono queste vittime a non denunciare c’è sempre la vergona di essere additata come “sporca” e “colpevole”, da quella stessa società che da anni ha ormai decretato, dal punto di vista legislativo, la violenza sessuale o stupro come atto criminale e quindi sanzionabile con una pena detentiva. E tra i tanti post che in questi giorni stanno girando si legge anche:

Ho scoperto tramite #ilgiornodopo che un professore aveva stuprato una mia amica. Quell’episodio l’ha condotta alla depressione. Ho scoperto che una ragazza #ilgiornodopo è tornata a giocare con le sue amiche al parco, aveva tredici anni. Ho scoperto che una ragazza si è tolta la vita, ma #ilgiornodopo lo stupro era andata bene all’esame di storia”.

Articolo di Marta Giorgi, Disegni di Chiara Giorgi

 
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