06 Maggio 2021

Pubblicato il

Il Segreto di Italia che per l’ANPI non si deve svelare

di Redazione

Antonello Belluco prova a raccontare una "verità storica celata" ne Il Segreto di Italia: la strage di Codevigo. Ma l'ANPI boccia la pellicola

Romina Power si conferma madrina d'Italia. L'ex madrina della canzone italiana, oggi nei panni dell'attrice, dell'Italia racconta i segreti. Quelli che dopo tanto tempo restano inconfessabili, a giudicare dalla veemenza delle reazioni suscitate dall'ultima fatica del regista Antonello Belluco. La Power, rediviva, è diventata testimone della «verità storica celata» affrontata da Antonello Belluco nel suo utimo film: Il segreto di Italia.

Nel film, la storia d'amore di due giovani è lo spunto fantastico per raccontare fatti che di fantasioso hanno ben poco. La strage di Codevigo, nella quale si svolge il film, è realmente avvenuta. A Codevigo, in provincia di Padova, ebbe luogo uno dei tanti fatti di sangue avvenuti dopo il 25 aprile 1945. Tra il 28 aprile 1945 e la metà del giugno dello stesso anno, i partigiani della 28esima brigata Garibaldi misero a morte, previo giudizio sommario, 136 tra militi della Guardia Nazionale Repubblicana, delle Brigate Nere e civili.

L'associazione nazionale partigiani, sentendosi chiamata in causa, si è subito difesa definendo il film, oltre che «esteticamente assai brutto»«storicamente approssimativo». Il verdetto dell'ANPI  – stando alle voci circolate –  sarebbe stato emesso a priori, ovvero prima ancora di aver preso visione della pellicola. Eppure di quei rastrellamenti esistono delle tracce, rispetto alle quali la narrazione di Belluco si mantiene ben aderente. La storia della maestra trentanovenne di Codevigo, ad esempio, è raccontata anche da Giampaolo Pansa. «Andarono a prenderla a casa, la portarono dentro il municipio e la raparono a zero. La punizione sembrava finita lì e invece il peggio doveva ancora venire. Le misero dei fiori in mano e una coroncina di fiori sulla testa ormai pelata e la costrinsero a camminare per la via centrale di Codevigo, fra un mare di gente che la scherniva e la insultava. Alla fine di questo tormento, la spinsero in un viottolo fra i campi. E la uccisero, qualcuno dice con una raffica di mitra, altri pestandola a morte sulla testa con i calci dei fucili», ha scritto Pansa ne Il sangue dei vinti.

A corroborare la veridicità del racconto di Belluco, ci sono anche le annotazioni di Don Umberto Zavattiero, a quel tempo prevosto di Codevigo. «30 aprile  –  scrive il prevosto nel chronicon parrocchiale  –  Previo giudizio sommario fu uccisa la maestra Corinna Doardo. Nella prima quindicina di maggio vi fu nelle ore notturne una strage di fascisti importati da fuori, particolarmente da Ravenna. Vi furono circa 130 morti. Venivano seppelliti dagli stessi partigiani di qua e di là per i campi, come le zucche. Altri cadaveri provenienti da altri paesi furono visti passare per il fiume e andare al mare». 

Il regista replica immediatamente alle critiche, con un certo stile. «Di fronte ad una verità storica celata, la quale ho contribuito a svelare, il fatto che il mio film venga definito con epiteti come “esteticamente brutto” e “storicamente approssimativo” e che si parli “di opera confusa e contraddittoria” non diminuisce questa mia grande soddisfazione. D'altra parte ho ricevuto i complimenti e gli elogi da ambienti culturalmente accreditati come quelli dei critici d'arte e delle personalità del mondo universitario. E' giusto che ciascuno pensi e dica ciò che crede. Sul tema delle carenze che l'ANPI attribuisce al mio film, preferirei confrontarmi apertamente in un pubblico dibattito, che sia finalizzato non a ricondurre tutto a una soggettiva visione politica ma alla obbiettività e alla verità storica ed umana di questa tragedia».

Intanto, a Roma, il film è in proiezione già da qualche giorno. Dopo il debutto, avvenuto il 18 novembre al cinema Adriano, per chi volesse metter da parte le polemiche e farsi un'idea propria della pellicola le opportunità sono parecchio ridotte. L'unico cinema romano che lo propone è il Fiamma, in via Bissolati 47.

 
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