18 Settembre 2021

Pubblicato il

I super compensi di ATAC finiscono tra le mani dei magistrati

di Redazione
L'ad di Atac Danilo Broggi accorda aumento di compenso al sindaco del collegio sindacale di Atac Renato Castaldo

Tutto inizia con un articolo de Il Fatto Quotidiano sulla vicenda Castaldo. Il quotidiano di Antonio Padellaro riferiva di come “il dott. Renato Castaldo, un sindaco del Collegio Sindacale di ATAC S.p.A. (organo deputato al controllo e alla verifica del rispetto della legge, dello statuto dell'azienda nonché dei conti della società medesima, ndr) avesse ricevuto un super compenso a seguito di transazione firmata direttamente dall'amministratore selegato, ing. Danilo Broggi, nonostante il Socio Unico, Roma Capitale, avesse ‘espressamente dato parere negativo alla richiesta’ ” – spiegano dal Movimento 5 Stelle Roma, che ha presentato un esposto alla Corte dei Conti e una denuncia in Procura in merito alla questione.

Nell’articolo de Il Fatto Quotidiano a firma di Santo Iannò si legge: “Ma il vero buco nero di Roma è formato dalle municipalizzate, per cui il Comune spende 1,5 miliardi l’anno e che nel tempo hanno accumulato debiti per circa 4 miliardi. La prima sotto osservazione è Atac: solo nel 2013, 219 milioni di euro di deficit (…). Nonostante questo, l’amministratore delegato Danilo Broggi ha firmato a fine 2013 transazioni per un totale di 5 milioni con alcuni manager Atac per chiudere i contenziosi legali. Anche se con il niet del socio unico. E’ il caso dell’ex revisore Renato Castaldo che ha ottenuto 360mila euro. Il taglio dei super dirigenti è rimasto sulla carta: solo 15 i licenziamenti dall’arrivo di Marino, eppure le promesse erano di dimezzarli”.

In buona sostanza – spiegano ancora dal M5S Roma – “a seguito della modifica del regolamento che stabiliva le Tariffe per i Dottori Commercialisti e i Revisori dei Conti, il dott. Castaldo aveva chiesto insistentemente e, infine, ottenuto un aumento del compenso che veniva erogato a seguito della predetta transazione”.

AUDIZIONE IN COMMISSIONE TRASPARENZA. La questione, quindi, prima ancora di finire nelle mani dei magistrati, è passata in Commissione Trasparenza. “Quando è stato audito l'ing. Broggi, abbiamo chiesto chiarimenti anche in merito alla transazione ma, ovviamente, non sono arrivati” – continuano i consigliere del M5S, che rilevano come “tra le varie incongruenze dell'audizione” anche il fatto che “l'amministratore delegato di ATAC, pur affermando che la transazione fosse stata assai vantaggiosa per l'azienda, in quanto riduceva di ben il 25% le esorbitanti richieste formulate dal Sindaco (pari a complessivi euro 913.000,00), non fosse poi stato in grado di quantificare i maggiori importi erogati dall'Azienda al Sindaco rispetto a quanto inizialmente concordato: in pratica non sapeva dire quanti soldi in più ATAC aveva pagato al Sindaco, ma riteneva comunque che vi fosse stato un risparmio per aver ottenuto uno 'sconto' rispetto alla richiesta di maggiori compensi”.

RICHIESTA DI ACCESSO AGLI ATTI. Dopo l’audizione, è stata fatta richiesta di accesso agli atti per esaminare tutti i documenti e ricostruire la vicenda. “Abbiamo potuto visionare direttamente ben quattro lettere nelle quali Roma Capitale (che è socio unico di ATAC, ossia ne è proprietario) esprime chiaramente e motivatamente la ferma ed inequivocabile contrarietà alla richiesta di aumento dei compensi. Peraltro, la contrarietà all'applicazione delle nuove tariffe, oltre a derivare direttamente dall'art. 2402 del Codice Civile – il quale testualmente prevede che ‘la retribuzione annuale dei sindaci, se non è stabilita nello statuto, deve essere determinata dalla assemblea all'atto della nomina per l'intero periodo di durata del loro ufficio’, norma posta a garanzia dell'imparzialità del Collegio stesso visto il delicato ruolo che ricopre – veniva comunque mantenuta ferma solo per i Sindaci nominati anteriormente all'entrata in vigore del nuovo tariffario”.

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Ma, nonostante tali chiare indicazioni, l’ad di Atac Danilo Broggi “decideva autonomamente di non tenerne alcun conto e di accogliere, diversamente, la richiesta di aumento formulata dal dott. Castaldo, contravvenendo chiaramente a quanto richiesto dal Socio”, ovvero Roma Capitale.

DANNO ERARIALE? “Questa condotta, oltre a determinare a nostro avviso un danno erariale e la possibile configurabilità di reati a carico dei soggetti coinvolti – insistono dal M5S – risulta altresì di assoluta pericolosità: sia perché rappresenta un insidioso precedente per le altre Società del Gruppo, sia perché costituisce chiaramente un vulnus all'autorità di Roma Capitale allorché un'Azienda in house ha palesemente contravvenuto alle indicazioni precisamente e reiteratamente fornite dal Socio unico”. Tanto che “dall'esame dei documenti ricevuti all'esito della richiesta di accesso agli atti, abbiamo rilevato comunicazioni all'interno delle quali veniva dato atto che anche altre Società in house avrebbero accolto richieste analoghe da parte dei rispettivi Sindaci e tali comunicazioni coinvolgevano davvero tutti: dirigenti passati e attuali di ATAC, il precedente assessore al Bilancio, l'ex Direttore Esecutivo, un ex Direttore del Dipartimento Partecipazioni e Controllo”.

Insomma – è l’amara conclusione del Movimento 5 Stelle – “tutti sapevano tutto, con buona pace delle casse capitoline e dei soldi dei cittadini romani, che invece meritano rispetto”.

 
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