Vuoi la tua pubblicità qui?
01 Ottobre 2020

Pubblicato il

“Harry, Sally ed Io” al Teatro Cometa Off di Roma

di Redazione

La teoria di Harry secondo il quale non può esistere amicizia fra uomo e donna perché il sesso ci si mette sempre di mezzo, ​

Nel cuore di Testaccio, a due passi dall’ex Mattatoio che attualmente ospita una sezione del MACRO, sorge un piccolo teatro, il Cometa Off, a vocazione giovanile come questo quartiere dove si respira aria popolare da sempre e arte, cultura e divertimento sembrano essere qui prerogativa di generazioni che vogliono immergersi in eventi di ogni tipo, intrisi di novità e non trascurano la tradizione, fra atmosfere retro e avanguardie stravaganti. Non è casuale che nell’incontro sinergico di contributi a confronto, la rassegna MarteLive  portatrice di cultura pret a porter abbia individuato nel rione  lo spazio ideale per la conclusione di una vetrina totale itinerante ideata anni fa da studenti universitari visionari un po’ bohémiens. In questa dimensione spaziale e con spirito goliardico ma non avventuriero dal 22 dicembre al 3 gennaio una compagnia di attori di bella presenza e ben riposte speranze ha messo in scena una singolare trasposizione teatrale di ‘Harry ti presento Sally’, film scritto dalla memorabile compianta regista e sceneggiatrice americana Nora Ephron che di affari di cuore si intendeva al punto da nutrirne con successo ogni sua stesura. La trama del film è nota. Harri Burns e Sally Albright, terminati gli studi universitari, intraprendono insieme il viaggio da Chicago a New York che metterà in contatto le loro rispettive visioni della vita.

La teoria di Harry secondo il quale non può esistere amicizia fra uomo e donna perché il sesso ci si mette sempre di mezzo, suscita la disapprovazione di Sally che diviene disappunto quando lui le manifesta di trovarla attraente. Giunti a destino, si lasciano senza aspettative. Intraprendono le rispettive carriere di politico e giornalista, ognuno vivrà la propria vita sentimentale prima di ritrovarsi cinque anni dopo e ciclicamente poi, dopo un altro lustro. Ormai disillusi per le proprie storie naufragate, possono conversare come vecchi amici. Ancora una volta i principì non convergono e la scena dell’orgasmo simulato da parte di Sally in una tavola calda davanti agli altri avventori spiazza le convinzioni di Harry. Mentre fra i loro migliori amici di genere, Marie e Jess, scoppia l’amore, Sally e Harry non trovano conforto. Al contrario, Sally disperata per il matrimonio di Joe, il suo ex, chiama al telefono Harry che la consolerà a modo suo. Dopo altre vicissitudini riusciranno finalmente prima di invecchiare, ad afferrare l’ennesimo attimo di un ennesimo Capodanno. Mi sono dilungato sull’intreccio della pellicola perché l’intuizione degli autori ha il pregio di un remake  ben confezionato che utilizza uno strumento non facile come il teatro per dare significato aggiunto ad una storia cinematografica che è ormai un cult, senza stravolgerne l’immaginario. Ciò avviene con garbo e maestria inconsueta, senza imbarazzo, con rispetto dell’originale, rielaborando i contenuti con sapiente e libero volo. Lo spettacolo in questione avrebbe dovuto essere un adattamento fedele del testo a cui si ispira ma il coinvolgimento dell’addetta ai lavori rende ancor più meritevole il tributo all’ingegno creativo dell’alleniana autrice.

Vuoi la tua pubblicità qui?

Responsabile di tanto ardimento una giovin donzella di nobile lignaggio, Vittoria Citerni di Siena, giovanissima regista di soli 23 anni che vanta una militanza collaudata avendo già al suo attivo esperienze internazionali di rispetto; aiuto regista, fra l’altro, nel film ’A dark Rome’ in lingua inglese diretto da Andres Rafael Zabala, dietro le quinte ancora al Phoenix Artist Club e al Chelsea Theatre di Londra. Una passione che ha origini a 14 anni agli inizi del liceo e diviene sacro fuoco mentre frequenta la Compagnia ‘Quadriportico’ di Roma; il musical le dà l’occasione di sperimentare nel canto lirico l’altra parte di sé. A Madrid un’esperienza che emoziona e lascia il segno; una concezione anglosassone del lavoro appresa durante i soggiorni londinesi; il cuore a Roma, la sua città, fra difficoltà burocratiche che mortificano gli ideali, e dove vive e lavora, per amore nonostante tutto, solo per amore. Al suo fianco in questa recente fatica c’è Nicolò Mazza de’ Piccioli, regista della web series ‘Il lato destro’ e fumettista novelliere. E’ l’autore materiale del testo e con Vittoria promuove l’idea di infondere in Nora, colei che dovrà guidare e coordinare Harry e Sally, protagonisti della love story, un’animo meno distaccato, di più, grondante risentimento per essere stata sedotta e abbandonata da un attore di talento ma instabile come ogni uomo, travolta dall’affetto profondo a cui si era concessa con colpevole disinvoltura. Si ritroverà davanti colui che aveva calpestato la sua dignità di donna innamorata e, suo malgrado, dovrà dirigere. Verrà così coinvolta direttamente e interverrà senza freni nella rappresentazione stessa. Si compie l’artificio del metateatro caro ai più illustri drammaturghi di ogni epoca.

Lo spazio scenico è volutamente essenziale, è un luogo dell’anima funzionale quanto serve allo spettacolo e non toglie nulla ai ritmi della narrazione, sempre sostenuti, a volte travolgenti. Efficace la commistione di ruoli che impreziosisce e compatta la vicenda. La trasposizione è elettrizzante. E’ il primo giorno di prove e Nora, la regista, è impaziente per il ritardo del protagonista che dovrà interpretare il ruolo di Harry di cui non conosce l’identità. Quando la scopre, ne rimarrà sconvolta diventando la protagonista assoluta di un’altra storia, la sua. Sarà Bruno (Jess nella finzione) a rivelare il nome di Joe Fox a Nora che farà di tutto per impedire al destino già scritto da copione di accadere realmente. Il rischio è da massima allerta ma ogni donna innamorata è disposta a qualsiasi strattagemma pur di riprendersi il maltolto e Bruno, per sua natura, è la pedina giusta e dovrà provare a far accettare il suo fascino recondito e la sua ironia alla esigente Sally. Le prime prove confermano le perplessità di Nora che detta i tempi a piacimento per quasi tutta la pièce. Sul finale il suo progetto verrà smascherato dagli altri e getterà quasi la spugna abbandonando lo spettacolo. I tentativi di recuperare l’amore di Joe(Harry) sembrano non avere possibilità di riuscita ma… Le coppie diventeranno due. Ottimo lavoro di insieme che fa propri aforismi e citazioni proverbiali dei protagonisti della pellicola, così come la scena dell’orgasmo che definisce i confini mentali fra i sessi. Gli attori. Giulia Chiaramonte è la regista Nora. Superba interpretazione in un ruolo delicato per una debuttante. Ha grinta e carattere. Fabiana Bruno è la conturbante Sally. Convincente come maliarda e amante delusa e poi appagata. Ha personalità e fascino. Mattia Bartoli è Harry, appropriato tombeur de femme impenitente e a volte squallido che riscatta la propria presunzione nell’elegia finale.

Flemmatico, sicuro e a suo agio sempre. Stefano De Santis è Bruno, il jolly tuttofare che orienta gli eventi in modo rocambolesco e accoglie la sua sorte prima sotto dettatura e poi con rinnovata convinzione. Humor e simpatia innata, è imitatore e cabarettista e lo dà a vedere. Verve comica , versatile e doti da intrattenitore. Un poker puntualmente calato e assolutamente godibile per un inizio d’anno di teatro che fa ben sperare. ‘Harry, Sally ed io’ non ha la pretesa di educare ai buoni sentimenti ma solo di divertire e il suggerimento di lasciarsi trasportare da essi per inseguire la felicità non è da trascurare. Ogni giudizio preconcetto va sospeso soprattutto quando c’è di mezzo il sentimento più nobile e le opinioni, generalmente intercambiabili, vanno verificate e possono andar d’accordo ed essere smentite, a seconda delle circostanze. Il tempo è sempre giudice sovrano , freneticamente tiranno ma mai giustiziere, consente sotterfugi ma non tollera i sentimentalismi. Ricompone i destini senza condizioni distribuendo ad ognuno il suo. L’amicizia fra uomo e donna quando esiste può essere disinteressata ma non impedire sviluppi inaspettati perché la natura umana è imperscrutabile, mutevole e l’intraprendenza e la determinazione a volte fanno la differenza e compiono l’imprevisto, nella scena come nella vita di ogni tempo.

Sebastiano Biancheri

Foto Adriano Di Benedetto

 
Vuoi la tua pubblicità qui?

Sostieni il nostro giornalismo


Nessun commento