Elezioni, Sinistra vincente e Democrazia agonizzante: riflessioni sul voto

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L’ossimoro è la figura retorica che accosta due parole contrapposte. Sinistra e democrazia non sono certo parole contrapposte, ma se la sinistra vince quando la democrazia agonizza, perché l’elettorato rinuncia al primario diritto democratico del voto, una riflessione si impone.

Il centrosinistra esulta soprattutto per la riconquista di Roma, che è un po’ il termometro del Paese. Oggi tutti noi ci auguriamo che Gualtieri sappia organizzare una squadra fortissima, competente ed onesta, come fece Rutelli, l’ultimo grande Sindaco di Roma. In bocca al lupo Sindaco Gualtieri!

Centrosinistra resuscitato

Il risultato elettorale ci dice anche che il centrosinistra non è agonizzante, come sembrava, ma è davvero così?

Un essere è vivo se cuore e cervello funzionano, ma per alcuni la sinistra il cuore l’ha perso quando ha abbandonato le masse lavoratrici, senza rappresentarne più le istanze, per seguire la borghesia. Il voto delle periferie romane ne sarebbe la conferma.

Secondo costoro, la sinistra avrebbe anzi assimilato dalla borghesia la parte peggiore, come il concetto, astrattamente pietistico, che induce ad accogliere masse di migranti, senza avere la più pallida idea di quale prospettiva offrire loro. Disperati che, abbandonati al loro destino, rappresentano un pericolo per la collettività e soprattutto per i più deboli, quelli che la sinistra dovrebbe tutelare.

Vicini alla borghesia e distanti dal popolo

Dalla borghesia, la sinistra non avrebbe assimilato il principio del merito e della capacità, preferendo il generico egualitarismo e la tutela dei privilegi acquisiti, che favorisce i furbi e gli inetti. Mantenendo, al contempo, l’illogico pregiudizio verso l’imprenditoria e la libera concorrenza, ma accettando la subalternità verso i poteri forti del mondo bancario e finanziario. Della borghesia avrebbe invece assimilato la protervia, che non ammette il contraddittorio, la presunzione, che non ammette il confronto e la superbia, che è cosa diversa dalla superiorità culturale e morale che rivendicava in passato.

La proletarizzazione del ceto medio

Poi avrebbe perso anche il cervello, lasciando che la pressione fiscale e il costo del lavoro mettessero in ginocchio il ceto medio produttivo. Infine si sarebbe anch’essa unita alla casta, che non mette il potere al servizio dei cittadini, ma lo usa solo per acquisire nuovo potere. Un giudizio che appare troppo severo e che, inoltre, sarebbe contraddetto dal risultato dei ballottaggi, che ci consegnano una sinistra vincente e baldanzosa. Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.

Una vittoria senza consenso

Ma va detto che la vittoria del centrosinistra non è figlia del consenso popolare – precipitato a Roma, per via dell’astensionismo, al minimo storico – ma del sistema dei ballottaggi, che premia chi ha la capacità di stringere alleanze di potere. Cos’è l’accordo con Calenda a Roma o con i Cinquestelle altrove, se non questo? Ma questa vittoria è anche figlia dell’incapacità del centrodestra di proporre candidati credibili e di alto profilo e di liberarsi del peccato originale del becerismo leghista e del nostalgismo fascista.

Il rischio della vittoria di Pirro

Le vittorie di oggi rischiano tuttavia di trasformarsi nelle sconfitte di domani, se non si vede il pericolo che rappresenta la rinuncia al voto della stragrande maggioranza dei cittadini. C’è chi sostiene che la gente non abbia interesse per la politica, ma si sbaglia. E’ invece vero che un certo modo di fare politica allontana la gente.

Democrazia significa libertà e libertà è partecipazione. Ma come può la gente partecipare a qualcosa che non capisce o che disprezza, come l’incomprensibile linguaggio elitario o gli accordi che servono solo alla spartizione del potere?

Il problema della “capibilità”

La sinistra, forse più di altri, ha questo problema, che Checco Zalone definì scherzosamente di “capibilità”.

Inoltre i cittadini si allontanano dalla politica perché si sentono sempre più ingannati e delusi dalla politica che promette e non mantiene. Esemplare in tal senso il Movimento Cinquestelle, che doveva cambiare la politica e che invece ha sguazzato felicemente nei giochi di palazzo.

Come parlare al gigante astensionista

Il problema può essere superato dai partiti solo con parole chiare, comportamenti lineari e onestà cristallina, se si vuole ancora parlare a quel gigante addormentato che è l’astensionismo elettorale. Ed urge farlo, perché quel gigante sfiduciato, che oggi si limita ad astenersi, potrebbe un giorno trovare una ragione per rialzarsi in piedi.

E se quella ragione non gliela avrà data la sinistra, la troverà in chi sarà capace di trasformare quella delusione in rabbia incontrollata che, da sempre, è la facile preda di chi odia la democrazia.