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Elezioni amministrative. Roma, Fabiola Cenciotti, pilota d’aereo, sfida la Raggi

Moglie, mamma e pilota d’aereo, il candidato sindaco del “Popolo della Famiglia”

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Pilota d'aereo

“Rifiuto la definizione di sindaca, io sono il candidato sindaco. Non è l’estensione semantica che risolve la questione di iniquità. La Raggi ha fatto di questa definizione al femminile uno slogan demagogico e ha portato la Città Eterna, la mia città, ai cocci che io vorrei raccogliere. La parità di condizione passa dalla levatura professionale”.

Non ha dubbi Fabiola Cenciotti, pilota d’aereo con 6.500 ore all’attivo per la compagnia Alitalia, che si prepara alla competizione elettorale per la Capitale con il Popolo della Famiglia, partito di cui è presidente Mario Adinolfi, e che definisce, intervistata dalla Dire, come “una giungla partitica, con primarie da fare, la storia delle quote rosa.

Io sono un pilota – ha detto – e per me contano i punti di programma e il team work. Un pilota è un logical planner e un good maker e il metodo per un buon amministratore è lavorare con una squadra affiatata e determinata”.

Priorità di Fabiola Cenciotti

I primi 100 giorni da ‘Primo cittadino’ di Roma Fabiola Cenciotti li dedicherebbe a quelle priorità che il Partito ha sempre ribadito: “Reddito di maternità, l’aumento degli assegni familiari, la libertà scolastica, l’ estirpazione delle ‘colonie del male’ (il racket della prostituzione), l’abbattimento della pressione fiscale sulle famiglie, e la tutela dei deboli, anziani disabili e bambini”.

Ma prima Cenciotti ha una domanda per la Raggi, dato che mancano una manciata di mesi alla fine del mandato: “Inizierei a parlare dei fondi europei. Roma al momento non ha una strategia sui fondi europei 2021-2027 e Raggi non ha presentato un programma sulla Città metropolitana. I 6 milioni di euro arrivati causa covid in coda al settennio 2014-2020, esteso al 2023, data l’apertura del ministro Carfagna per le Città metropolitane, siamo tutti in attesa di sapere come verranno impiegati.

I fondi europei

Ma la Raggi sa come spenderli? Invece di fare le foto per l’inaugurazione dei centri antiviolenza o dei senza fissa dimora, chiedo – ha detto la candidata del Popolo della Famiglia – di presentare prima che se ne vada strategie chiare e forti su come gestire i fondi europei. C’è un buco da colmare, almeno per senso civico. Io qualche idea su come spenderli ce l’avrei”.

La denatalità e il reddito di maternità

 Il programma per Roma parte quindi da quelle priorità che il partito di Mario Adinolfi ha al centro del proprio manifesto nazionale. “Il Popolo della famiglia – ha spiegato Cenciotti – è cristianamente ispirato, ma pienamente laico e aperto a tutte le persone di buona volontà credenti e non. Io evidenzio come principale tragedia del Paese la denatalità e l’attacco alla famiglia.

Il reddito di maternità – ha aggiunto – è una soluzione programmatica perché sono 1.000 euro al mese di indennità, al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, per lasciare, chi vuole, potersi dedicare in via esclusiva alla cura della famiglia e questo non vuol dire chiudermi in cucina”, ha ironizzato pensando anche al suo vissuto personale.

Assegni familiari

“In una fase essenziale di sviluppo delle bimbe mi sono dedicata a loro per i primi 12 mesi ed è stata una mia scelta”, ma bisogna anche “aumentare gli assegni familiari e va rifatto il quoziente familiare per cui la tassazione deve diminuire all’aumentare dei figli”. Altro tema cardine quello della “parità scolastica tra scuole pubbliche statali e cattoliche che un genitore può scegliere anche solo per contrastare l’ideologia gender”.

Impegnata politicamente sin da giovanissima

Alle curiosità che si affollano sulla sua discesa in campo Fabiola Cenciotti risponde ripercorrendo per la Dire il suo impegno politico sin da giovanissima: “Ho conosciuto Mario a 19 anni, e lui ne aveva 18. La politica appartiene al mio Dna – ha chiarito – ho militato nel movimento giovanile della DC e con il presidente che era Mario Adinolfi fondammo l’associazione Tommaso Moro di cui ero vicepresidente: un osservatorio sulle criticità del territorio romano.

Nel ’92 l’Operazione Mani Pulite cambiò lo scenario e io scelsi di rimanere in area DC, partecipando al CCD di Casini”. Poi “dopo il dissenso e la scissione entrai nell’UDR di Mastella e Cossiga ed ebbi una serie di incarichi anche come Vice segretario del movimento giovanile. Nel ’97 partecipai alle elezioni amministrative, mi candidai come consigliere circoscrizionale, il mio territorio è l’ XI Municipio, ma la lista non raggiunse il quorum”.

L’aviazione

Impegno e militanza politica da sempre, fino ad arrivare alla “bellissima avventura dell’aviazione. Ho studiato alla scuola di volo italiana” e sulla conciliazione vita privata e professionale Fabiola Cenciotti non ha particolari criticità: “Serve duttilità mentale e intelligenza del partner e l’equilibrismo è insito in una donna”.

“Non sono femminista – ha detto con chiarezza – perché mi piace riscoprire ruoli e valori femminili in altro modo, la centralità della donna. La globalizzazione ci ha fatto conquistare grande fette di mercato del lavoro ma non ci ha fatto ricoprire ruoli di leadership e questo – secondo Cenciotti – è connesso alla perdita di valori e di etica morale.

Moglie, mamma e pilota d’aerei

Pensiamo al matriarcato delle società arcaiche, non è femminismo e non mi piace entrare nel duello maschi e femmine, ci integriamo, sono opposti che si completano”. A chi pensa che il Popolo della famiglia voglia riportare la donna indietro Fabiola Cenciotti risponde con la sua vita di moglie, di mamma di due bambine e di pilota d’aerei.

“Non vogliamo portare la donna indietro, la famiglia è la chiave delle nostre proposte politiche, così come descritta nell’ articolo 29 della nostra Costituzione”. E a proposito del presunto “maschilismo del partito” ha risposto con una provocazione: “Hanno scelto me, può bastare per tacitare dubbi?”.

Violenza di genere

Sulla questione della violenza di genere Fabiola Cenciotti ha puntualizzato: “Come potrei non condannarla”, ma alza il tiro e denuncia “un problema di violenza generale in tutta la società, per la quale non bastano rivoluzione culturale o atti legislativi, la questione è antropologica”.

Così sul Ddl Zan ha risposto: ” E’ una legge liberticida perché si crea il rischio di tutelare in modo sproporzionato la minoranza lgbt e gender fluid a scapito della famiglia tradizionale. L’ ordinamento giuridico con la legge Mancino offre già strumenti legislativi”.

E qui Fabiola Cenciotti non si esime dal rivolgere una domanda “ai cittadini elettori: Mario Adinolfi è stato di recente contestato, poi bannato sui social e gli è stato negato un confronto perché l’onorevole Zan è uscito dalla social room. Non avete la percezione di vivere in una sorta di regime?“. (Sim/ Dire) 

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