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27 Novembre 2021

Pubblicato il

Draghi, l’astensionismo e una maggioranza senza leader

di Antonio Augello
L'astensionismo incorona il nuovo “Duce” standosene a casa, regalandogli un partito che supera il 50% dei consensi
Mario Draghi sguardo in primo piano
Mario Draghi

C’è stato un tempo in cui i politici erano tali, rappresentavano un’idea e le istanze dei propri elettori e non inseguivano sondaggi pilotati o prodotti dalla giungla dei social networks. C’è stato un tempo in cui un partito poteva a ragione dichiararsi unito pur discutendo animatamente al proprio interno.

Un tempo in cui nessuno si scandalizzava se durante un Congresso di Partito (quando ancora si facevano) si seguiva il più elementare dei principi democratici per cui la maggioranza decide anche dopo un dibattito acceso ed appassionato. C’è stato un tempo in cui il voto era l’unica vera espressione della volontà individuale.

Purtroppo, grazie alla complicità dei mass media, qualcuno ci ha fatto ritenere che votare è un danno per il Paese. Si perde tempo, si danneggia l’economia, si perde la credibilità all’estero e sui mercati finanziari. La continuità falsata delle tornate elettorali in ambito cittadino e regionale ci ha distolto dall’unica vera e decisiva elezione, quella che determina la composizione di un Governo. In Italia non si vota più. Viene il sospetto che il Covid 19 sia stato prodotto artificialmente e diffuso da qualche laboratorio nei pressi dei Mercati Generali di Roma!

Stato di emergenza permanente

Lo stato di emergenza prorogato continuamente, in chiara violazione del dettato costituzionale, è stato ed è lo strumento più semplice e subdolo per eliminare qualunque velleità di farci sentire cittadini in uno Stato da noi desiderato. Si sa, quando un popolo entra in crisi ( economica e sociale oltre che morale ) cerca di risolvere affidandosi al singolo. Inconsapevolmente alimentiamo e ricerchiamo un regime avvicinandosi pericolosamente alle nuove forme di dittatura che l’epoca in cui viviamo ci mette a disposizione.

La Dittatura è quello strumento di governo che l’Antica Roma, genitrice indiscussa del Diritto a cui si ispira l’intero mondo occidentale, prevedeva in casi eccezionali. Essa infatti doveva avere una durata massima di sei mesi per non trasformarsi in Tirannia.

La “dittatura” di Mario Draghi

La storia ci ha insegnato che solitamente dalle nostre parti le varie forme di dittatura, durano mediamente un ventennio. E già molti sembrano favorire una durata simile per la “dittatura” di Mario Draghi. In effetti, come per quasi tutte le forme di governo totalitario nel mondo, presente e passato, c’è sempre un’entità superiore che l’approva, la promuove e la stimola.

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Per noi, l’Europa di Strasburgo rappresenta lo stimolo più pungente, facendoci somigliare molto ad uno Stato satellite piuttosto che ad uno Stato sovrano facente parte di un’unione con finalità per lo più di regolamentazione economico finanziaria. Quando tra qualche mese, si inizierà a parlare di Draghismo, il concetto di democrazia sarà ormai definitivamente alterato nel suo vero significato.

I padri costituenti di qualunque democrazia moderna, nel sancire sempre e comunque il primato della politica, non avevano inteso produrre un sistema per dare al cittadino il governo migliore (o del migliore), ma sicuramente il governo più giusto. E cioè, il governo deciso dalla maggioranza, seppur mutevole, del popolo sovrano.

Il partito dell’astensionismo

Qualcuno potrebbe obiettare che, in effetti, è proprio la maggioranza ad aver deciso di confermare con fermezza un regime in cui Draghi è il “saggio dittatore”, relegando a semplici comparse i leaders di partito ed i rappresentanti parlamentari il cui unico obiettivo è quello di arrivare ad una agognata pensione. Il non voto delle ultime elezioni comunali ne sarebbe la prova. Una nuova modalità di “ marcia su Roma “, che incorona il nuovo “Duce” standosene a casa, regalandogli un partito che supera il 50% dei consensi.

L’autogol più o meno interessato o inconsapevole subito dall’attuale classe politica è stato segnato grazie soprattutto ai “vincitori” dell’ultima competizione elettorale.

Far pensare che il Paese consideri l’elezione di un Sindaco al pari di un Presidente del Consiglio e dei suoi Ministri per enfatizzare un risultato minimo quanto al numero di voti espressi, ci indica la pochezza e l’assenza di un progetto, per quanto di parte, da mettere a disposizione della “gente”.

La domanda è: i cittadini del Non voto, costituiscono il parco elettorale dell’attuale Presidente del Consiglio? Oppure, in uno stato emergenziale permanente la gran parte dei cittadini è stata convinta che non sia ancora giunto il momento di votare? Oppure Draghi è necessario e ben accettato in quanto non esiste più un politico degno di questo nome?

Comunque sia, la paura di andare a verificare è troppo diffusa. Quindi, arriviamo almeno alla pensione.

 
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