“Crolla ancora”, sondaggi politici: il dato che travolge i più forti | Scenario preoccupante in queste ore
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Il clima politico italiano continua a muoversi tra assestamenti lenti e scosse che, pur non travolgendo il quadro generale, stanno ridisegnando i rapporti di forza. Questa volta, però, l’attenzione non è tutta sulla solidità del governo o sulle difficoltà fisiologiche del centrosinistra: è sul calo marcato del Movimento 5 Stelle, un arretramento che in molti definiscono significativo e che potrebbe essere destinato a pesare nelle dinamiche dei prossimi mesi.
Secondo l’ultima rilevazione, il M5S scende al 13%, perdendo 1,1% in appena due mesi. Una flessione che riporta il partito su livelli che ricordano fasi complicate della sua storia recente e che, inevitabilmente, riaccende interrogativi sul suo ruolo dentro il campo progressista.
Per alcuni osservatori il dato parla da solo: una perdita così netta non sarebbe un episodio isolato, ma un ulteriore tassello di una progressiva erosione del consenso grillino. Una scia lunga anni, che avrebbe radici nella difficoltà — mai davvero superata — di ridefinire una missione politica dopo la stagione d’oro superata il 30%.
C’è però anche chi invita a leggere il fenomeno con maggiore prudenza, ricordando come i partiti che non si muovono sul fronte elettorale diretto siano più esposti a periodi di assenza mediatica e conseguenti cali temporanei. Potrebbero quindi essere oscillazioni fisiologiche, destinate a rientrare una volta ripresa l’iniziativa politica.
Ma su un punto gli analisti non divergono: questo arretramento cambia gli equilibri interni all’opposizione, perché rende il PD — pur senza brillare — il vero perno numerico del campo largo.
Chi sale e chi scende: cresce AVS, stabile il centrodestra
Accanto al calo grillino c’è un segnale che molti leggono come un travaso di consensi: l’avanzata di Alleanza Verdi e Sinistra, che arriva al 7,1% con un +1% in due mesi. Un incremento che sembra pescare proprio tra gli elettori delusi dal M5S e che rafforza la polarizzazione interna all’opposizione.
Sul fronte della maggioranza, invece, il quadro appare molto più compatto. Fratelli d’Italia cresce fino al 30,3%, in rialzo dell’1,1%, consolidando la leadership di Giorgia Meloni. Forza Italia si mantiene stabile al 9,1%, mentre la Lega continua a soffrire, fermandosi al 7,8%. Nel complesso, il centrodestra resta al 37%, un margine che contribuisce a rafforzarne la centralità politica.
Per il centrosinistra, invece, i movimenti restano limitati: il PD cala leggermente al 21,8% (-0,2%), mentre le forze centriste confermano valori minimi ma stabili: Azione al 3%, Italia Viva al 2,6%, +Europa all’1,9%.

Il referendum sulla giustizia divide il Paese: il 53,2% voterebbe sì
In parallelo al quadro dei partiti emerge un dato politico diverso ma significativo: sul tema della separazione delle carriere dei magistrati, il 53,2% degli intervistati voterebbe sì, mentre il 46,8% sarebbe contrario. Una tendenza che, se confermata, potrebbe alimentare nelle prossime settimane un nuovo fronte di confronto politico.
In un quadro complessivo che non mostra scosse telluriche, è la flessione del M5S a restare il dato più analizzato. Perché, che sia un colpo di assestamento o un segnale strutturale, il perdere oltre un punto percentuale in così breve tempo porta inevitabilmente a domande sul futuro del Movimento, sulla tenuta della sua linea politica e sul suo ruolo nell’alleanza con il PD.
Un equilibrio fragile, in un contesto in cui ogni decimale rischia di pesare sulla costruzione del campo largo e — soprattutto — sulle strategie verso il 2027.
