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01 Ottobre 2020

Pubblicato il

Coronavirus, le nuove norme per tutti gli italiani, chiamati alla responsabilità

di Giulia Bertotto

Si valuta la chiusura delle scuole in tutta Italia

Nei siti istituzionali di Regioni e Governo, trasmesse poi da Tv e diffuse dai social, sono state finalmente date regole univoche per tutti gli italiani che regoleranno i rapporti sociali e le attività fuori dalle nostre case in queste settimane o mesi di epidemia da Sars-coV-2.

Manifestazioni sportive a porte chiuse per 30 giorni, per gli anziani e soggetti immuno depressi ridurre il più possibile le uscite, mantenere la distanza di sicurezza di un metro almeno, evitare saluti “fisici” con baci e abbracci. E per quanto riguarda i cinema e teatri, i posti delle sedute devono essere alternati tra i diversi nuclei famigliari, coppie o gruppi che si recano a vedere spettacoli.

Si valuta anche l'ipotesi di chiudere le scuole in tutta Italia.

Queste norme non hanno come unico scopo quello di contenere i decessi, che pare restino una percentuale tra 2 e 3%, quanto evitare il collasso del sistema sanitario e ridurre la possibilità che migliaia di persone abbiano bisogno di dispositivi, personale esperto e posti letto in terapia intensiva contemporaneamente e che questi posti, professionisti e strumentazioni, non vi siano.

Queste regole reprimono la nostra spontaneità, castrano la nostra creatività, piegano le abitudini affettuose a modi asettici, ma chi può dirsi così competente ed esperto di virus ed epidemie da ritenersi al di sopra di queste norme? Nessuno lo è, perché in questo momento è la prudenza stessa a porsi sopra ognuno di noi.
Al di là di come la si pensi politicamente, di quali tesi eziologiche più o meno “complottiste” si sostengano, a prescindere da età, stato di salute e rischio personale, nessuno dovrebbe assumersi la responsabilità etica e civica di non rispettare queste regole. C’è un richiamo più alto di ciò che ciascuno pensa o desidera nella propria personale dimensione di libertà, che in questa fase è come sospesa da un rischio più alto e da forme di prudenza che ci sovrastano.

Come sempre accade in periodi critici della storia umana o del percorso individuale di ciascuno la filosofia viene in soccorso del panico e dell'opinione, che sì ci fa sentire indipendenti, ma ci fa anche sbandare. Non c'è da temere per la propria vivacità intellettuale e personale: certamente ciascuno di noi riserva uno spazio personale nel quale ritiene queste misure insufficienti o esagerate, in cui ipotizza, legittimamente, che il virus sia stato creato in un laboratorio in Cina o in Usa. Non si tratta di sospendere il proprio pensiero ma solo di saperlo coniugare con le esigenze estreme di questo periodo storico.

In ogni caso l'opinione e la visione soggettiva sarà custodita, intatta, all'interno di noi stessi mentre nella nostra realtà di relazioni ci attendiamo a ciò che ci viene raccomandato e dal buon senso. Nella conclusione alla “Critica della ragion pratica” Immanuel Kant scrive: “Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me”. In queste celebri e magnifiche parole il filosofo non indagava su quanti precetti morali particolari vi fossero e quali fossero validi, ma quale atteggiamento doveva guidare in modo universale un'azione davvero etica, un comportamento autenticamente morale.

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Il murales di Tvboy che riprende "Il bacio" di Francesco Hayez

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