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28 Settembre 2020

Pubblicato il

Chi se ne va che male fa?!

di Mariagloria Fontana

di Mariagloria Fontana

Paolo Conte scriveva in una celebre canzone: “Chi se ne va che male fa”. Mi sono sempre chiesta se quella dell’avvocato astigiano fosse un’interrogazione o un’affermazione. A seconda di come lo si interpreti, il dilemma appare bicefalo: davvero chi se ne va non fa alcun male? oppure colui che lascia arreca una ferita non rimarginabile? Rompere una relazione a volte è ‘necessario’, quasi quanto tornare a casa dalle vacanze estive. Qualcuno dice che ci voglia coraggio, come se il nostro ‘’trincia-storie’ fosse un novello Indiana Jones con tutta la saga al seguito. Quindi il vero cuore impavido, il nostro Mel Gibson temerario, maturo e saggio, è colui che ci lascia? Non è che semplicemente una relazione richieda cura, attenzione, maturità e pazienza e lui vuole solo andare a bere con gli amici, stare in casa a mangiare la pasta di mammà, viaggiare e fare sesso con chi vuole?

I luoghi comuni suggeriscono la domanda: chi lascia, colui che decide di interrompere una relazione, soffre? Gli amici, i propri, di solito non aiutano e sostengono di sì. I motivi addotti sono tra i più vari, ma il mio personale dubbio resta: si sente un carnefice? Se accettiamo questa come risposta plausibile, allora ne deduciamo che soffre per egoismo e ciò sminuirebbe il valore stesso della sofferenza all’interno della relazione finita. Indubbiamente il ‘trincia storie’ si sente in colpa e si duole per la responsabilità della scelta compiuta. Ma sul serio è lui il fautore del 'the end'?

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Certe volte si dice ancora: mi ha lasciato, ma io l’ho portato a lasciarmi. E allora perché non l’abbiamo fatto? Per abitudine? Per paura? Per solitudine? E ancora mi chiedo: esiste un modo dignitoso di lasciare?
Tanti anni fa avevo una di quelle storie ‘tira e molla’ con un mio coetaneo che suonava il basso e conosceva a memoria il Tractatus di L. Wittgenstein. Un giorno mi lasciò( per l'ennesima volta) a causa del ‘dualismo cartesiano’. Sì, il mio ex, allora laureando in filosofia, mi disse testualmente così. Altra storia, altro giro di ruota, il mio ultimo ex mi lasciò per telefono dopo quasi cinque anni di relazione. La telefonata, manco a dirlo, la feci io stessa ed era l’anniversario dell’undici settembre, sapete, proprio la caduta delle torri gemelle. E, infatti, di ‘anime gemelle’ non ce n’erano in giro quella mattina. Però non disperate, si è sempre in buona compagnia. Difatti, la divina Isabelle Adjani, non l’ultima delle racchie, mie-i care-i, fu lasciata dal bel Daniel Day Lewis tramite fax, altre fonti dicono tramite telefono, mentre aspettava un figlio da lui.

Se poi avete delle remore dettate dalla coscienza, non preoccupatevi, perché, così come ci si fidanza e ci si sposa attraverso i social network, di questi tempi ci si lascia pure via internet, almeno negli States (precursori, si sa), grazie a dei siti che fanno per noi il ‘lavoro sporco’: dare il benservito al nostro partner.
Eppure la magica alchimia per cui un uomo e una donna stiano assieme tanti anni nessuno la conosce. Una coppia sposata con un’età media di 65 anni una volta ad una cena mi disse di essere più innamorata ora di quando si conobbero. La signora in questione, Beatrice., poi mi raccontò di essersi concessa soltanto a suo marito. Come si spiega? si tratta soltanto di ‘fortuna’ come sottolinea Daria di 55 anni psichiatra sposata con un giornalista più giovane di quindici anni?

Altro luogo comune impone che: ‘se son rose fioriranno’ e allora prendiamo atto che le rose fan presto ad appassire come cantava De André.
Nella migliore delle ipotesi, tutto finisce con due parole, un po’ come “il castello di sabbia in riva al mare” della Costruzione di un amore di Fossati. Sul castello ci siamo, ma poi chi è il mare e chi la sabbia?
Potremmo essere stati fidanzati o sposati all’uomo e alla donna sbagliati per molti anni e la fine di una storia potrebbe portarci ad incontrare finalmente:‘quello giusto’. In tal caso, la rottura ci arrecherebbe ‘fortuna’. Ecco che ricompare la non casuale ambivalenza del verso dell’avvocato astigiano più famoso d’Italia. Si torna al punto di partenza: esclamativo o interrogativo? Dipende da come lo si guarda. È una vecchia storia.
Lasciarsi è un po' morire. Allora io sono stata solo un po' fortunata?

 
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