17 Settembre 2021

Pubblicato il

Intervista

Carlotta Orati, creatrice del marchio Calù, startup sulla moda ecosotenibile

di Redazione
Il motore di Calù è Carlotta Orati, 33 anni e la capacità di passare dalle idee ai fatti in pochi mesi per realizzare un sogno
Carlotta Orati, stilista del marchio Calù
Carlotta Orati, stilista del marchio Calù

“Sono tantissimi anni che ho in mente di creare una mia collezione, dopo diverse esperienze nel settore a Londra ed in Italia ho voluto fare un cosa per me stessa. Disegnare è sempre stato nel mio DNA, sono nata tra gli abiti poiché mia nonna e mia madre hanno lavorato da sempre in questo mondo.”

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Calù: un marchio ispirato alla tradizione sartoriale italiana

A pochi chilometri dalla capitale tra Tivoli e Vicovaro Mandela tra le montagne laziali c’è un paesino di circa 900 anime dove è stata pensata ideata e realizzata un’idea molto ambiziosa. Proprio in questa dimensione locale, distante dalle grandi città della moda, nasce Calù un marchio di cui presto sentiremo molto parlare, ispirato dalla tradizione di famiglia della migliore sartoria artigianale, una linea di abiti creati da una donna e dedicata alle donne, che rappresentano la forza del nuovo brand.

Il motore di tutto ciò si chiama Carlotta Orati, 33 anni e la capacità di passare dalle idee ai fatti in pochi mesi per realizzare un sogno mettendo dentro l’impresa tutto ciò che ha: talento, creatività, capacità, determinazione, concretezza. E anche la sua bellezza perché Carlotta fa anche da modella indossando i suoi vestiti. Ma soprattutto una idea molto chiara in testa. Realizzare abiti ecosostenibili di fattura sartoriale, iconici, dalle linee classiche e senza tempo. Come dire, raggiungere quella perfezione che solo pochi grandi stilisti sono riusciti a realizzare. L’abbiamo incontrata, con la sorella Ludovica, che si occupa della parte gestionale dell’azienda.

Cosa significa produrre abiti ecosostenibili?

“Ci tengo molto a questo tema, proprio l’esperienza di 4 anni che ho fatto a Londra mi ha fatto capire, l’importanza di avere un basso impatto ambientale nella produzione, di avere certificazioni di qualità, la tutela dei lavoratori ed una chiara comunicazione rivolta la cliente sui materiali utilizzati”.

Quale è il brand e il target di Calú?

“Il cliente tipo è sicuramente medio alto, voglio puntare sui giovani ma anche sulle persone più mature, anche perché i nostri abiti sono dei capi che non passano di moda e per questo mi sono ispirata ad un modello disegnato e cucito da mia nonna tanti anni fa, in cui l’esaltazione della femminilità e della sensualità è rimasta intatta nel tempo.”

Quanto è stato difficile iniziare, sei riuscita ad utilizzare i fondi messi a disposizione dalle istituzioni pubbliche per l’imprenditoria giovanile e femminile?

“Devo dire che non è stato poi così difficile iniziare, abbiamo chiesto subito, non appena ci siamo registrate come società individuale di e-commerce, un finanziamento a fondo perduto per le nuove aziende e devo dire che è arrivato in tempi brevissimi, certo è solo una parte per il resto ho investito delle risorse insieme alla mia famiglia.”

La pandemia la vedi più come una opportunità o come un freno per quello che fai e per gli obiettivi che vuoi raggiungere?

“Sicuramente come una opportunità, ormai l’ e-commerce sta crescendo sempre di più, spero che questo tendenza continui, per il momento ho il catalogo on line, siamo presenti sulla piattaforma Etsy (www.etsy.com/shop/calumodaeco) e sarà pronto a giorni il sito di Calú su cui poter acquistare gli abiti in modo facile e diretto”.

L’esempio di altre grandi aziende

Calù può replicare nella moda la storia e i successi di aziende come  Diesel o Guru?

“Mi rispecchio molto più in Diesel, mi piace molto come brand, ma sono stata visual merchandiser per Ralph Lauren a Londra, lavorare lì dentro mi ha aperto degli orizzonti mi ha fatto innamorare del prodotto, di come sono fatte le cose, secondo me Ralph Lauren è il maestro assoluto dei capi iconici poiché produce ogni anno sempre gli stessi capi ma modificandoli, riuscendo a coniugare novità e modernità con lo stile dei capi intramontabili. Mi piacerebbe per Calú seguite questa linea senza mai esagerare.”

Secondo te quali potrebbero essere i mercati internazionali nei quali un marchio come Calú potrebbe avere maggior successo?

“Inghilterra Australia e paesi nordici, anche perché mi sono molto ispirata a diverse marche australiane, poi avendo vissuto in Inghilterra l’attuale linea dei mie abiti penso che piaccia molto ai British che amano uno stile lineare e semplice.”

Il primo obiettivo importante che vorresti raggiungere con Calù?

“Mi piacerebbe farlo conoscere a più persone possibili, proprio per trasmettere i valori della sostenibilità, perché mi piacerebbe che il mio marchio diventasse 100% naturale, per puntare sul massimo della naturalezza dei miei capi. I miei capi vengono cuciti in una importante sartoria di Guidonia, a cui ho fatto fare l’intera produzione per questa mia collezione e sono abiti interamente cuciti a mano.

Le stoffe le faccio arrivare dalla Spagna, sono stoffe certificate, ho utilizzato Viscosa eco vero che arriva da un gruppo Austriaco, si tratta di viscosa sostenibile brandizzata dal gruppo Austriaco Lenzing che è uno dei maggiori produttori al mondo di viscosa che proviene da foreste certificate. Per i miei capi utilizzo anche poliestere riciclato e il lino. Anche per spedire i miei abiti utilizzo confezioni di carta riciclata e zero plastica. Ogni abito è accompagnato da una descrizione scritta a mano.”

In questi giorni Carlotta Orati è impegnata a disegnare la collezione Calú per la prossima estate. Perché non vive nelle grandi città della moda come Londra o Milano per lavorare sulle sue collezioni?

“Le montagne di Licenza sono le uniche che mi ispirano veramente nella creazione dei miei abiti”.

Carlotta con la sorella Ludovica

Per sapere di più su Calú
www.etsy.com/shop/calumodaeco,
Instagram: calu_modaeco.

Sandro Gugliotta

 
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