06 Maggio 2021

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Bellissima: l’alta moda italiana del dopoguerra in mostra

di Redazione

Il grande evento espositivo al Maxxi dal 2 dicembre 2014 al 3 maggio 2015

“Bellissima”, come il titolo del film di Luchino Visconti del 1951 con protagonista un’intensissima Anna Magnani, è L’Italia dell’alta moda 1945-1968 (2 dicembre 2014 – 3 maggio 2015).

La mostra, a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi, in collaborazione con Alta Roma, attraverso la moda, ritrae lo scenario culturale italiano in un momento di straordinario fervore creativo (nel cinema, nell’arte, nell’architettura, nel teatro, nella fotografia) facendo rivivere al MAXXI le atmosfere e gli stili di un periodo che ha contribuito in modo unico a definire il carattere dell’ “italian way of lifestyle” a livello internazionale.

La mostra, allestita dall’architetto Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, ha inaugurato domenica con un evento esclusivo e apre oggi i battenti al pubblico, rimanendo allestita fino al 3 maggio 2015.

Si potranno ammirare una selezione di 80 abiti, su manichini La Rosa, di autori che hanno costruito l’identità della moda italiana, ma anche accessori – bijoux, scarpe, cappelli, borse (tra cui Coppola e Toppo, Ferragamo, Fragiacomo, Gucci, Roberta da Camerino) e gioielli di Bulgari, main partner della rassegna, che espone una selezione di pezzi unici rappresentativi di quel periodo tra cui le iconiche creazioni “Serpenti” in oro con diamanti o smalti e una collana degli anni ’50 in platino, rubini e diamanti per un totale di 70 carati. Si pongono così in risalto temi e peculiarità grazie all’allestimento.

In mostra le fotografie di Pasquale De Antonis, Federico Garolla, Ugo Mulas, autori che attraverso i loro scatti hanno raccontato l’alta moda italiana e i suoi paesaggi; riviste dell’epoca e documenti originali; filmati che rivelano la grande effervescenza della moda italiana.

A sottolineare la complicità tra arte e moda che ha profondamente segnato quegli anni, anche le opere di Carla Accardi, Getulio Alviani Alberto Biasi, Alberto Burri, Massimo Campigli, Giuseppe Capogrossi, Lucio Fontana, Paolo Scheggi, molte delle quali esposte grazie alla collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna,testimonianza della sperimentazione e della grande vitalità creativa di un’epoca memorabile.

I nuclei tematici scelti per il percorso della mostra sono otto. “Arty” che testimonia i magistrali esempi di Roberto Capucci, Germana Marucelli, Mila Schӧn, che pongono il progetto dell’abito come centro nevralgico della loro ricerca, dove la figura dell’artista diventa tangibile unitamente a quella del sarto creando così un progetto moda; ”Giorno” dove cappottini, tailleur e completi da giorno aiutano a definire gli immaginari urbani della modernità mostrando il percorso verso l’alta moda pronta e verso il prêt-à-porter; ”Bianco e Nero” essenzialità e grafica, accostamenti inediti di materiali celebrano il laboratorio creativo che ha reso così riuscita l’esperienza dell’alta moda tra gli anni cinquanta e sessanta.

La sezione ”Cinema” è dedicata a Cinecittà e Hollywood sul Tevere: fra gli anni cinquanta e sessanta il cinema italiano e le grandi produzioni internazionali si nutrono dell’alta moda romana e delle sue atmosfere. L’atelier delle Sorelle Fontana è lo scenario del film di Luciano Emmer Le ragazze di Piazza di Spagna (1952), e sempre delle Sorelle Fontana sono gli abiti che sfilano nella sartoria torinese del film di Michelangelo Antonioni Le amiche (1955). Ma anche Fernanda Gattinoni, Emilio Schuberth, e poi Valentino, Fabiani, Tiziani: sono solo alcuni dei nomi che si legano indissolubilmente al glamour delle attrici della dolce vita. Non è solo una questione di costumi creati per i grandi film: Ingrid Bergman, Ava Gardner, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Audrey Hepburn, Anna Magnani, Silvana Mangano, Kim Novak, Elizabeth Taylor diventano clienti affezionatedelle grandi sartorie romane.

”Gran Sera” celebra poi l’unicità delle grandi occasioni, dei tappeti rossi e dei grandi teatri la sera della prima è rappresentata qui con i volumi imponenti tra gli anni quaranta e cinquanta e le sofisticate architetture degli abiti degli anni sessanta che prediligono la ricerca strutturale; ”Cocktail” l’abito da cocktail fra gli anni cinquanta e gli anni sessanta è il palcoscenico di prova per le sperimentazioni dei creatori italiani: dalla linea a corolla, accompagnata da scarpe décolleté con punte sottili e tacchi a spillo, spesso in tessuto coordinato all’abito, si passa ad architetture più complesse, con pannelli, fiocchi, rigonfiamenti a palloncino e sblusature. I nomi delle linee si complicano – “a vetro soffiato”, “alternata”,“solare”, “a boule”, “a scatola”, “a stelo”. Nel corso degli anni sessanta le situazioni diventano più rilassate: fanno la loro comparsa i pantaloni, la punta delle scarpe si allarga, il tacco si abbassa e si ispessisce; a volte uno spettacolare bijoux accompagnato da un sandalo gioiello è il vero protagonista della mise; ”Esotismi” l’attrazione per l’oriente e gli esotismi si trasforma – nelle creazioni dell’alta moda italiana – in applicazioni e ricami elaborati e preziosi: motivi floreali, arabeschi e astrazioni geometriche diventano scintillanti campiture della silhouette, posizionate su collo, polsi e orli, e arrivano anche a invadere l’intera superficie dell’abito. Ma lo splendore sontuoso da mille e una notte non si esaurisce nella decorazione: nel 1960 il Pijama Palazzo, ideato da Irene Galitzine, insieme al suo giovane collaboratore Federico Forquet, riscuote un grande successo alle manifestazioni di moda fiorentine. L’ensemble di pantalone e casacca racconta di atmosfere rilassate e di moderne nobildonne mollemente adagiate su montagne di cuscini nei palazzi romani, come suggeriscono gli scatti di Henry Clarke per il servizio Le magnifiche sere in casa pubblicato su “Vogue & Novità” del novembre 1965. Un’altra idea di lusso, tutta italiana, che associa preziosità e portabilità in una invenzione che diventa un basico, ideale per la montagna, la crociera e la “piazzetta” di Capri.

Chiude la mostra ”Space”, sezione futurista con attualissime paillettes, frange, placche in alluminio, disegni geometrici a rilievo che modulano e animano le sintetiche forme degli abiti. Il luccichio metallico è emblema delle visioni del futuro, e di quell’estetica anni sessanta proiettata verso un domani alla moda raccontato così bene nel film di Elio Petri La decima vittima, del 1965. Gli abiti sono plasmati dalle suggestioni Pop e Op dell’arte e annunciano gli scenari siderali di 2001: A SpaceOdyssey di Stanley Kubrik (1968). È l’alta moda che si accorge dei giovanissimi, che accompagna i balli sincopati e le pose iper-grafiche delle modelle di “Vogue”, e che dai palazzi barocchi della nobiltà romana si sposta sulla pista del Piper Club e fra le scenografie in bianco e nero dei varietà in televisione.

L’artista/performer Vanessa Beecroft, in occasione della mostra, ha ideato una performance che in modo preciso, quasi ossessivo, restituisce vita alla sequenza congelata dei manichini che popolano l’installazione, e che tendono a bloccare in un’istantanea eterna la forza di quegli oggetti che una mostra vuole raccontare.

Un ricco programma di approfondimento “Controcanto” accompagnerà la mostra per tutta la sua durata, sviluppandone i temi. In cantiere cinema, fotografia, incontri, lezioni, talk cui parteciperanno big della moda e talenti emergenti, designer e critici, studiosi e professionisti. Si parte il 13 dicembre con un ciclo di sei lezioni sulla storia della moda, dai primi del ‘900 a oggi. A gennaio prende il via una rassegna di film classici, con “La decima vittima” di Elio Petri e 8 1/2 di Federico Fellini e un incontro col costumista Premio Oscar Piero Tosi.

Sempre a gennaio, partirà I big della moda, cinque incontri con alcuni protagonisti che hanno contribuito alla diffusione dello stile italiano, tra cui Capucci, Gucci e Valentino.Inoltre ci saranno presentazioni di libri sulla moda e, a marzo, una masterclass sulla fotografia di moda con Moustafà Sabbagh.Controcanto è stato realizzato grazie al sostegno di Alta Roma.

Anche Istituto Luce-Cinecittà partecipa al grande evento espositivo Bellissima con una selezione di filmati dell’Archivio Luce scelti dai curatori della mostra per accompagnarne il percorso, e con la videoinstallazione Simmetrie di Luce vol. III di Roland Sejko (montaggio di Serenella Scuri).

 

 

 

 
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