29 Settembre 2021

Pubblicato il

Green Pass

Anche la Galizia boccia il Green Pass. In Spagna no all’obbligo del certificato

di Livia Maccaroni
Stop al Green Pass in Spagna: la motivazione risiede in un vizio di forma del provvedimento. Un confronto con il caso italiano
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Anche l’ultima regione spagnola in cui la misura del Green Pass era ancora considerata vigente, boccia il provvedimento. Infatti dopo l’episodio andaluso e quello cantabrico, il tribunale della Galizia ha dichiarato non valido il requisito del certificato verde per regolamentare gli accessi alle attività commerciali del territorio. La motivazione, tuttavia, non risiede nel contenuto sostanziale del provvedimento, aspetto che invece, nel contesto italiano, a livello popolare, viene ampiamente contestato. Quanto in un vizio di forma di quest’ultimo. La vicenda però, essendo la Spagna parte dell’UE, viene ripresa anche in Italia.

Il caso spagnolo

In Spagna sul tema si erano già espressi, con esito negativo, i tribunali dell’Andalusia e del Cantabrico a seguito di contenziosi amministrativi. Ad essere dichiarata “non idonea” era la norma in riferimento alla situazione sanitaria nazionale e ai diritti fondamentali. Dopo questi avvenimenti, la Galizia ha proseguito lungo il solco tracciato discostandosi però dalle motivazioni addotte dalle due regioni che si erano mosse qualche giorno prima. Infatti il tribunale regionale dichiara che a essere attenzionato sarebbe stato un vizio di forma, ovvero la mancanza di un requisito formale essenziale alla validità dell’atto giuridico in questione. Il governo della Galizia, secondo i giudici, non ha sottoposto correttamente all’autorità giudiziaria l’ordinanza del 22 luglio scorso in cui introduceva il green pass obbligatorio. L’ok del tribunale era requisito indispensabile in quanto si tratta di una misura limitativa di diritti individuali.

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Il caso italiano

Il forte sentimento di avversione al green pass da parte di alcune categorie specifiche della popolazione italiana è ormai ampiamente noto. Sul fronte si schierano quei cittadini che si rifiutano categoricamente di aderire alle misure adottate dal governo poichè vincolo alla libertà personale e di riunione. Il tutto senza, tuttavia, tenere presenti quei contrappesi che, rispetto ai diritti fondamentali appena citati, la costituzione prevede. Questa fazione dunque inquadra in un’ottica positiva il modello spagnolo, facendo però ricorso a paragoni poco corretti dal punto di vista legislativo. Il motivo per cui la norma non è passata in Spagna, ma è invece pienamente legale e costituzionale in Italia, è infatti meritevole di analisi.

Una comparazione giuridica

Le vicende della Galizia, più di quelle delle altre due sentenze, certificano la modalità con la quale la Spagna intera ha deciso di procedere per applicare questa eventuale limitazione del green pass. Se infatti le singole regioni, in Spagna, hanno varato le misure per l’obbligo di green pass (tornando anche i loro passi come abbiamo appena visto), in Italia l’approvazione della legge è spettata al governo centrale. Dunque maggiore è la discrezionalità attribuita alle singole aree e ai testi delle commissioni locali, meno forza di legge rivestirà un determinato provvedimento. Nel caso italiano gli organi nazionali si sono espressi congiuntamente con un occhio di riguardo verso la Costituzione.

L’analisi di Cathy La Torre

Cathy La Torre, una nota avvocatessa, attivista e divulgatrice italiana, ha ripreso tale questione proprio in seguito alle continue polemiche nate attorno alla costituzionalità del provvedimento che contempla l’uso del green pass. Le parole dell’avvocatessa sono riportate sul suo profilo e attingono informazioni proprio dalle fonti chiamate in causa. Nel suo ultimo post La Torre riprende integralmente l’articolo 16: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”.

Una risposta alle accuse

A seguito di questa pubblicazione La Torre tuttavia si è trovata a dover smontare l’accusa più comune mossagli contro. L’avvocatessa è infatti stata molto chiara nei confronti di chi pretende di reinterpretare l’articolo da lei indicato sostenendo che non si possa limitare la libertà per motivi politici. “La Costituzione non è una coperta che possiamo tirare come ci pare. La sua interpretazione viene data dalla Corte Costituzionale. Quel comma si riferisce al divieto di limitare la libertà di qualcuno mandandolo in carcere o al confine per le sue idee politiche; cosa che avveniva durante il fascismo”.

 
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