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25 Maggio 2022

Pubblicato il

Accademia della Crusca: “Green Pass è una parola finta. Non è usata in inglese”

di Lorenzo Villanetti
"Non una sola novità si affaccia all'orizzonte in questo periodo emergenziale, la quale non porti un nome, autentico o artefatto, in inglese"
green pass nello smartphone tenuto in mano con Qr code
Green pass

In un’intervista rilasciata all’Adnkronos, Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, si è espresso sul Green Pass. Non sull’aspetto politico che ne consegue, ma ovviamente sotto quello linguistico. Secondo il professore, infatti, il termine non avrebbe un riscontro nell’uso degli anglofoni nativi.

“Green Pass è priva di circolazione negli USA e in Inghilterra”

“L’espressione Green Pass, come ormai appurato, è priva di circolazione negli Usa e in Inghilterra, fortunata solo in poche nazioni, tra cui l’Italia, e priva di ufficialità anche nell’Europa unita, in cui il cosiddetto ‘Green pass’ si chiama Digital Covid certificate” afferma Marazzini.

“Va precisato, tuttavia – prosegue -, che un anglismo non è necessariamente oscuro di per sé. ‘No Vax’ si allinea ad altre forme analoghe come ‘No Tax’, ‘No Pass’, e ad altri analoghi costrutti precedenti anche più italiani, come ‘No Tav’. Credo dunque che No Vax sia chiarissimo, nella sua elementarità semantica. Parole come ‘droplet’ e ‘booster‘ invece sarebbero da evitare: si può certamente invocare il diritto dei cittadini a una comunicazione chiara. Invece ‘booster’ è finito persino nella modulistica che si firma all’atto di ricevere la terza dose”.

“Operatori sanitari refrattari all’uso linguistico della nazione”

“La formazione specialistica di molti operatori sanitari, anche di alto livello, li rende ormai troppo spesso refrattari all’uso linguistico della nazione. Infatti, per chi valuta lo stato di salute della lingua, il problema è ancora un altro, e ben più grave. Non una sola novità si affaccia all’orizzonte, in questo periodo emergenziale, la quale non porti un nome, autentico o artefatto, in inglese. Come se la nostra lingua fosse assolutamente inerte e improduttiva, o perlomeno come se tali fossero, rispetto alla lingua medesima, gli esponenti della classe dirigente che se ne servono. Anzi, che non se ne servono”.

 

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