Incidente Collatina, una notte tragica: chi erano mamma, papà e figlio travolti dall’auto in fuga
Una famiglia di Torre Angela sterminata sulla Collatina: mamma, papà e figlio tornavano da Roma Est. Arresti dopo inseguimento polizia
C’è un’immagine che resta più delle sirene: un’auto che rientra a casa dopo un turno di lavoro, come accade in tante famiglie romane, e una strada che all’improvviso cambia faccia. Giovanni Battista Ardovini e Patrizia Capraro erano usciti per una cosa semplice, quasi automatica: andare a prendere il figlio Alessio al Centro commerciale Roma Est, dove lavorava al McDonald’s. Non era un “passaggio” qualunque: per via di problemi di salute, Alessio si spostava con l’aiuto dei genitori, ogni giorno. La periferia Est, da Torre Angela verso Ponte di Nona, è un percorso breve. Eppure, in via Collatina, quella normalità si è spezzata in un attimo.
Scontro sulla Collatina: il rientro da Roma Est e l’urto che cancella tutto
Secondo la ricostruzione investigativa, l’impatto è avvenuto nella zona di via dell’Acqua Vergine, mentre sulla Collatina arrivava un’auto in fuga dopo un inseguimento avviato dalla polizia. La collisione è stata violentissima. Giovanni Battista e Patrizia sono morti subito. Alessio è stato portato al Policlinico Umberto I e lì, poco dopo, il suo cuore ha smesso di battere.
Sul posto sono intervenuti soccorritori del 118 e pattuglie impegnate a gestire una scena difficile anche da guardare. La strada, a quell’ora, sembra spesso “vuota”. Ma basta un solo veicolo lanciato, basta una scelta sconsiderata, e diventa una trappola.
Le vittime: un infermiere appena in pensione e una donna che durante il Covid cuciva mascherine per il quartiere
Giovanni Battista Ardovini aveva da poco chiuso la sua vita da infermiere. Un lavoro fatto di turni, emergenze, pazienti, fatica vera. Chi lo conosceva lo racconta come uno di quelli che non si tirano indietro, uno abituato a rispondere quando c’è bisogno.
Patrizia Capraro, invece, aveva la passione del cucito. Nei mesi del Covid, quando mancavano mascherine e la paura entrava in ogni casa, lei aveva reagito con un gesto semplice e potente: mettersi a cucire mascherine artigianali con una vicina, lasciandole a disposizione per chi non riusciva a trovarle. Un modo concreto di prendersi cura degli altri, senza riflettori, con il linguaggio delle cose fatte a mano.
Alessio, il lavoro al fast food e l’abitudine di rientrare insieme
Alessio aveva 41 anni. Lavorava al McDonald’s di Roma Est. Per tanti, un impiego come altri. Per lui era anche un punto di equilibrio, accompagnato dall’attenzione dei genitori che lo portavano e lo riportavano a casa. Una famiglia molto unita, dicono i parenti, “bravissime persone”. Una cugina, arrivata sul luogo dello schianto, ha detto quello che in tanti pensano: chi ha causato tutto questo deve pagare.
Inseguimento e fuga: cosa cercano di chiarire Procura e investigatori
La Procura di Roma sta ricostruendo ogni passaggio: dall’alt non rispettato alla fuga, fino allo schianto. Si lavora su rilievi, testimonianze, immagini e dati tecnici per definire responsabilità e condotte. In casi così, la città chiede due cose: verità e tempi rapidi. Perché non è solo un incidente stradale raccontato in cronaca: è una famiglia cancellata mentre faceva la cosa più normale del mondo, tornare a casa dopo il lavoro.
Il dolore a Torre Angela: una casa di famiglia e un silenzio che pesa
La palazzina dove vivevano era stata costruita dal padre di Patrizia negli anni Settanta. Un pezzo di storia familiare piantato nel quartiere, come capita in tante strade di Roma Est. L’altro figlio, Danilo, maestro di kickboxing, ha scelto di non parlare. Sui social resta però un messaggio che oggi suona come un ritratto: la madre capace di rimboccarsi le maniche davanti ai problemi, di trovare una soluzione, di aiutare gli altri senza chiedere nulla.
Roma, adesso, si ritrova con tre nomi in più da ricordare e una domanda che brucia: quante volte deve accadere prima che la notte, sulle strade della città, smetta di diventare una corsa contro la vita?
