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Metro C, il cronoprogramma ufficiale: lavori in corso e apertura prevista nel 2037

Avviati i cantieri della tratta centrale tra Venezia e Clodio-Mazzini. Il programma scandisce tempi, costi e fasi di una delle opere più complesse mai affrontate a Roma

Metro C, Piazza Venezia

Metro C, Piazza Venezia

Con la consegna delle aree di cantiere e l’avvio delle prime attività preliminari, la realizzazione della linea C della metropolitana di Roma entra in una nuova fase operativa. Dopo anni di progettazioni, revisioni e rinvii, l’estensione nel cuore della città prende finalmente forma, accompagnata da un cronoprogramma ufficiale che fissa al 2037 l’orizzonte temporale per l’apertura al pubblico della tratta tra Venezia e Farnesina.

Il punto di svolta è rappresentato dall’approvazione del progetto definitivo della tratta T1 Mazzini-Farnesina, coordinata con la variante della tratta T2 Venezia-Mazzini. Un passaggio che ha consentito di avviare i cantieri nel centro storico, uno dei contesti urbani più delicati d’Europa dal punto di vista archeologico e urbanistico. L’obiettivo dichiarato è completare la prima vera maglia metropolitana della Capitale, collegando il quadrante orientale con il centro e con l’area nord-occidentale.

Dimensioni e investimenti

L’intervento complessivo riguarda 6,4 chilometri di nuova linea: 3,9 chilometri per la tratta T2, da Venezia a Mazzini, con quattro stazioni, e ulteriori 2,5 chilometri per la tratta T1 fino alla Farnesina, con due stazioni. L’investimento totale ammonta a circa 3,9 miliardi di euro, di cui 755 milioni destinati alla sola stazione Venezia, 2,2 miliardi per la T2 e 890 milioni per la T1. Numeri che restituiscono la portata di un’opera destinata a incidere profondamente sull’assetto della mobilità cittadina.

Il cronoprogramma

Secondo quanto riportato nell’allegato tecnico all’ordinanza commissariale, la costruzione delle quattro stazioni della tratta T2, Chiesa Nuova, San Pietro, Ottaviano e Clodio-Mazzini, richiederà circa 3.580 giorni, pari a 9 anni e 9 mesi. Si tratta delle opere più complesse dell’intero progetto, sia per le dimensioni degli scavi sia per le interferenze con i livelli archeologici. Per questo motivo tutte le stazioni saranno realizzate con il metodo “top-down”, lo stesso che si sta utilizzando per la stazione a piazza Venezia, che prevede la costruzione dall’alto verso il basso, riducendo l’impatto in superficie.

A circa sei mesi di distanza partiranno anche i cantieri delle stazioni Auditorium e Farnesina, con una durata stimata di 3.439 giorni. In questo caso i tempi risultano leggermente inferiori grazie a spazi più ampi e a una minore densità di ritrovamenti archeologici emersa durante le indagini preventive. Contestualmente verranno realizzati i pozzi di aerazione di piazzale Volpi e del lungotevere Flaminio.

Gli scavi e le fasi finali

Dal cantiere della Farnesina, intorno al settembre 2029, inizieranno a operare le TBM, le grandi talpe meccaniche destinate a scavare i tunnel in profondità. Il ritmo medio previsto è di circa cinque metri al giorno. L’arrivo delle talpe a piazza Venezia è programmato per la metà del 2032, quando si procederà anche alla rimozione degli scudi delle precedenti macchine utilizzate nella prima fase dei lavori.

Una volta completate le opere civili e l’allestimento tecnologico delle stazioni e della linea, saranno necessari circa sei mesi di prove tecniche, seguiti da almeno tre mesi di pre-esercizio ministeriale. Solo al termine di queste fasi potrà avvenire l’apertura al pubblico, stimata nella seconda metà del 2037. L’amministrazione capitolina, guidata dal sindaco Roberto Gualtieri, ha tuttavia espresso l’intenzione di recuperare almeno un anno sul cronoprogramma, compatibilmente con l’andamento dei lavori.

Oltre la Farnesina

Nel corso della presentazione dell’avvio dei cantieri, tenuta dal Sindaco mercoledì scorso, è emersa anche una riflessione sul futuro della linea oltre il capolinea previsto. Nelle ipotesi allo studio figura il prolungamento verso Tor di Quinto, con una fermata intermedia a Vigna Clara, pensato per favorire l’interscambio con l’anello ferroviario. Un’opzione che, se confermata, comporterebbe un ulteriore investimento stimato in circa 2,5 miliardi di euro e che rimane legata alle scelte strategiche complessive sul nodo ferroviario romano.


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