Monteverde, prima la paura: “tentato rapimento” all’asilo Oberdan, poi la verità sul primo giorno di baby sitter
Paura all’asilo di Monteverde: una donna mostra foto viene fermata e scattano in chat e sirene. Poi la verità: era baby sitter scuola sbagliata al primo giorno!
A Monteverde è bastato un volto sconosciuto, due foto mostrate in portineria e una frase detta male per far salire la tensione. Nel cuore del quartiere, alla scuola dell’infanzia Oberdan in Largo Ravizza, una donna straniera si è presentata chiedendo di prendere una bambina. Era confusa, insisteva, mostrava immagini di due piccoli: abbastanza perché la bidella pensasse di riconoscere una alunna e perché, in pochi minuti, l’ansia arrivasse alle educatrici, poi alle famiglie, poi alle chat che non dormono mai.
All’asilo Oberdan scatta il no: senza delega nessuno esce
La scena, raccontata dagli agenti intervenuti, ha un dettaglio che conta più di tutto: la maestra non ha consentito l’uscita della bambina perché non esisteva una delega. Una regola che spesso sembra solo burocrazia e che invece è la prima barriera quando qualcosa non torna. Le educatrici hanno avvisato i genitori della piccola, tre anni, e lì la preoccupazione ha preso forma. La coppia ha spiegato alla polizia di non avere mai avuto una baby sitter. A quel punto la decisione è stata quasi automatica: denuncia, richiesta di verifiche, timore che qualcuno avesse tentato un approccio illecito.
Fuori dalla scuola, intanto, la notizia cambiava pelle. Da “c’è una donna che chiede una bambina” a “hanno tentato di rapirne due”. Non serve molta fantasia: quando si parla di minori, il cervello riempie i vuoti nel modo più cupo.
Telecamere e svolta: la donna entra nella scuola accanto ed esce con due bambini
Il colpo d’occhio che ha rimesso a posto i pezzi è arrivato dalle telecamere di sorveglianza. Nei filmati la donna si vede allontanarsi dall’asilo dopo essere stata fermata, dirigersi verso la scuola elementare accanto e uscire poco dopo con due bambini. Non da sola, non di nascosto, non scappando: con due minori che, evidentemente, la riconoscono o la seguono senza resistenza.
Da lì partono gli accertamenti e arriva la spiegazione che, da semplice, sembra quasi beffarda: quella donna era davvero incaricata di prendere proprio quei due bambini. Aveva foto risalenti a qualche anno prima e stava iniziando quel lavoro per la prima volta. Il problema è che aveva sbagliato scuola. Primo giorno, primo giro, indirizzo errato: l’equivoco perfetto nel posto peggiore possibile.
La “psicosi” di quartiere: quando una voce diventa realtà per ore
Il resto lo ha fatto la paura. Nel giro di poche ore, la storia ha montato nelle chat: genitori che scrivono, audio inoltrati, messaggi “mi hanno detto che…”, inviti a non lasciare i bambini un secondo, richieste di presidi davanti ai cancelli. A Monteverde le scuole sono vicine, le famiglie si conoscono, le notizie circolano in fretta e spesso passano per canali informali prima di qualunque verifica ufficiale.
Eppure la ricostruzione delle forze dell’ordine dice altro: non c’è stato un tentato rapimento all’Oberdan. C’è stata una donna in stato confusionale, una richiesta senza delega respinta correttamente, un errore di istituto e un ritiro regolare avvenuto altrove. Un cortocircuito che ha trasformato un pasticcio lavorativo in un racconto inquietante.
La polemica politica: Melito attacca chi ha rilanciato “due tentati rapimenti”
Quando l’emotività sale, basta poco perché la vicenda diventi anche terreno di scontro. La consigliera capitolina del Pd Antonella Melito, in una nota, ha accusato chi ha strumentalizzato il caso e ha criticato la rapidità con cui il consigliere leghista Fabrizio Santori avrebbe rilanciato l’allarme parlando di “due tentati rapimenti” prima di accertamenti definitivi. Melito insiste su un punto: evocare scenari così gravi senza riscontri finisce per aumentare insicurezza e ansia proprio dove la scuola dovrebbe essere un presidio di fiducia.
Cosa imparano scuole e famiglie: deleghe, controlli e parole pesate
Se c’è un dato concreto che resta, oltre la paura, è la tenuta delle procedure: senza delega non si consegna un bambino. E la verifica tramite immagini e accertamenti ha evitato che l’equivoco restasse una “verità” di quartiere. Ma resta anche un’altra lezione, più scomoda: nei momenti di tensione, parole e condivisioni contano quanto i fatti. Un messaggio inoltrato nel modo sbagliato può mettere in moto reazioni a catena, sospetti, accuse verso persone estranee, pressione sulle scuole.
A Monteverde, alla fine, baby sitter e bambini erano reali. Sbagliato era il luogo. Il resto lo ha costruito, per qualche ora, il rumore.
