Monteverde, arriva all’asilo e dice “Sono la babysitter”: le maestre la smascherano e lei scappa
Monteverde, una donna si presenta all’asilo fingendosi babysitter e mostra la foto di una bimba. Le maestre chiamano i genitori e il 112
A Monteverde è bastata una manciata di minuti per capire che qualcosa non tornava. Una donna si presenta all’ingresso di una scuola dell’infanzia, si mostra sicura, parla come se fosse una routine: “Devo prendere la bambina, mi mandano i genitori”. Per convincere le maestre tira fuori il cellulare e fa vedere una foto della piccola. Poi prova a raddoppiare: chiede anche un’altra bambina, ma questa volta senza neppure l’immagine sul telefono. Il punto vero è un altro: non ha delega, non ha un’autorizzazione, non ha un passaggio concordato con la scuola. E proprio lì si inceppa il copione.
Finta babysitter a Monteverde, la chiamata ai genitori e l’allarme al 112
Le insegnanti non si fidano. Guardano, fanno domande, chiedono la delega. La donna tergiversa. A quel punto parte la telefonata ai genitori: “Avete mandato qualcuno a prendere vostra figlia?”. Risposta immediata: no. Nessun incarico, nessun prelievo anticipato, nessun nome nuovo autorizzato. Scatta l’allarme e viene chiamata la polizia. Ma prima che gli agenti arrivino, la donna si è già dileguata. Niente contatto con le bambine, nessun “passaggio di consegne”: resta però l’angoscia di un tentativo e la consapevolezza che, se qualcuno abbassa la guardia, basta davvero poco per creare un varco.
Asilo e uscita dei bambini, perché la delega è un muro che protegge
Chi ha figli piccoli lo sa: all’infanzia non esiste “esco da solo”. È una regola che sembra ovvia finché non diventa l’argine in una situazione critica. La consegna deve avvenire ai genitori o a una persona indicata in modo chiaro, con procedure note alla scuola. Proprio questa rigidità, spesso vissuta come fastidiosa, ieri ha fatto la differenza. Perché una foto può essere trovata, rubata, inoltrata; una delega verificabile, no. La scuola, in questo caso, ha applicato la regola senza eccezioni.
Indagini nel quartiere: telecamere e identikit per rintracciare la donna
Adesso si lavora per capire chi sia la donna e perché abbia tentato quel passo. Gli investigatori valutano l’acquisizione delle immagini di videosorveglianza della scuola e delle strade vicine, utili per seguire il percorso, ricostruire come sia arrivata e dove sia andata via. Le ricostruzioni di giornata indicano che la polizia ha avviato accertamenti e che la famiglia avrebbe presentato denuncia. Nel quartiere, intanto, la notizia corre veloce: chat di genitori, messaggi vocali, domande che si rincorrono. Ed è normale: quando l’episodio tocca un asilo, il confine fra cronaca e paura quotidiana diventa sottilissimo.
Il messaggio del ministro Valditara e il ringraziamento alle maestre
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha ringraziato le insegnanti per prontezza e responsabilità, ricordando che i bambini dell’infanzia devono essere riconsegnati ai genitori o ai delegati. Il ministro ha chiesto di accertare chi ci sia dietro un gesto definito gravissimo e di far luce sulle motivazioni. Per il personale scolastico è un riconoscimento importante, perché mette in evidenza una cosa spesso invisibile: la sicurezza a scuola non è solo cancelli e telecamere, è anche attenzione umana, procedure rispettate e sangue freddo quando serve.
Cosa cambia da domani: regole ripetute, controlli serrati, informazioni alle famiglie
Il punto, adesso, è non archiviare tutto come “episodio isolato” e basta. Le scuole possono rafforzare le comunicazioni con le famiglie, ricordare con chiarezza come funziona la delega, chiedere documenti senza imbarazzi, aggiornare le liste dei soggetti autorizzati, condividere indicazioni precise anche con nonni e baby sitter reali. E i genitori, dal canto loro, possono evitare scorciatoie: deleghe “a voce”, richieste last minute, messaggi confusi. La cronaca di Monteverde mostra che la prevenzione è fatta di gesti ripetuti e, soprattutto, della libertà di dire “no” quando qualcuno pretende un’eccezione.
