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Roma, processo a piazzale Clodio: la moglie filma l’ex compagno, “atti sessuali sulla cagnolina di famiglia”

A Roma una donna racconta in aula come ha scoperto gli abusi sul cane di famiglia: video col cellulare. Prossima udienza il 3 giugno

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“Avevo un dubbio. Quindi ho lasciato il telefono con la videocamera accesa in camera e ho ripreso tutto”. Nell’aula 24 del tribunale di piazzale Clodio, a Roma, una donna ha ricostruito davanti ai giudici la scoperta che ha portato l’ex compagno, un 54enne di origine rumena, a processo per maltrattamento di animali: secondo l’accusa avrebbe costretto la cagnolina di famiglia a subire atti sessuali, ripresi in un filmato poi consegnato ai carabinieri.

Roma, il processo di piazzale Clodio e il video finito agli atti

La vicenda risale al dicembre 2022, quando la coppia viveva nella periferia est della Capitale, in zona Castelverde. In quel periodo, ha riferito la donna in aula, il rapporto era già segnato da una crisi profonda e da atteggiamenti aggressivi dell’uomo: episodi che, secondo quanto emerso, sono oggetto di un ulteriore filone d’indagine per maltrattamenti in famiglia. Il dubbio iniziale della donna riguardava anche il cane, una meticcia femmina di taglia media. Per questo decide di lasciare il cellulare a registrare nella stanza, senza avvisare il compagno.

Quando rientra, trova un video che, racconta, va oltre qualsiasi previsione: una sequenza di circa 12 minuti che finisce nel fascicolo e diventa uno degli elementi centrali del procedimento. In aula la donna ha scelto di restare su una descrizione essenziale: “Sono atti sessuali”. Un dettaglio che, nella sua asciuttezza, rende l’idea del peso di quanto contestato.

Castelverde, la crisi familiare e il sospetto di una ritorsione

Nel capo d’imputazione si parla di sevizie e di condotte che avrebbero costretto l’animale a subire comportamenti incompatibili con il suo benessere psico-fisico e con le sue caratteristiche etologiche. La donna, davanti ai giudici, ha collegato quel gesto a una possibile ritorsione nei suoi confronti, maturata dentro un clima di tensione domestica: “Le cose non andavano bene da un po’”, ha detto, ricordando la presenza in casa anche della figlia piccola.

Dopo la scoperta, la testimone racconta di essersi confrontata con l’uomo senza mostrargli il filmato: temeva che le portasse via il telefono, facendo sparire la prova. Lui, sempre secondo il racconto, avrebbe negato, definendo l’idea “folle”. A quel punto la donna decide di denunciare. Il video viene visto dai carabinieri e acquisito come materiale d’indagine.

Maltrattamento di animali, cosa contestano i magistrati

Il processo ruota attorno all’ipotesi di maltrattamento di animali, reato previsto dall’articolo 544-ter del codice penale. L’impianto accusatorio punta a dimostrare che l’animale sia stato sottoposto a sofferenze e a comportamenti forzati, con un impatto sulla sua integrità fisica e psicologica. Nel procedimento, il racconto della donna si incrocia con quanto risulta dagli atti di indagine e con la valutazione che faranno i giudici sul materiale acquisito.

In aula, per ragioni evidenti, i passaggi vengono affrontati con cautela e con un linguaggio controllato. Ma il cuore del dibattimento resta lì: nella prova video e nella ricostruzione di contesto, fatta di rapporto deteriorato, paura, silenzi, e della decisione di documentare tutto per proteggere la figlia e l’animale.

La cagnolina “liberata” di nascosto e l’intervento del canile

Dopo la denuncia, emerge un altro capitolo che aggrava il quadro emotivo della vicenda. La donna ha riferito che l’uomo avrebbe portato via il cane senza dirle nulla, lasciandolo in un campo. A quel punto, racconta, scatta una ricerca: pubblica foto online e, poco dopo, viene contattata da un canile che aveva recuperato l’animale. La cagnolina, ha spiegato, è rimasta lì.

È un passaggio che, oltre alla dimensione giudiziaria, restituisce la scia di conseguenze concrete: la rottura definitiva del rapporto, la paura di possibili reazioni, la necessità di affidarsi alle forze dell’ordine, l’incertezza sul destino dell’animale fino al recupero.

Udienza il 3 giugno: attesi i carabinieri che hanno visto il filmato

Il procedimento è destinato ad andare avanti ancora per mesi. La prossima udienza è fissata al 3 giugno: in aula dovrebbero testimoniare i carabinieri che hanno visionato il video al momento della denuncia. Sarà uno snodo importante perché porterà nel processo, oltre al racconto della donna, anche la ricostruzione degli accertamenti svolti e delle modalità con cui quel materiale è stato acquisito e conservato.

Accuse così gravi richiedono verifiche puntuali e garanzie procedurali rigorose. Il compito del tribunale sarà chiarire responsabilità e dinamica dei fatti, senza scorciatoie, valutando prove, dichiarazioni e contesto. Intanto, la testimonianza resa a piazzale Clodio mette già in fila una storia di sospetti, controllo, timore e denuncia: una sequenza che, comunque vada il processo, racconta quanto possa essere sottile il confine fra violenza domestica e violenza sugli esseri più indifesi.