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Psicologo scolastico nel Lazio: la Regione dice sì, ascolto e supporto arrivano in classe

Legge approvata all’unanimità: lo psicologo scolastico entra nelle scuole del Lazio con sportelli di ascolto, prevenzione, aiuto a studenti e famiglie

Come ottenere questo Bonus

Bonus psicologo - Depositphotos - RomaIT.it

Nelle scuole di Roma e del Lazio c’è una domanda che si sente sempre più spesso, nei corridoi e fuori dai cancelli: “A chi lo dico, se non riesco più a reggere?”. Non sempre un ragazzo trova parole giuste. A volte manda segnali: un’assenza che si ripete, una rabbia fuori misura, il silenzio improvviso, la paura di essere giudicato. Da oggi la Regione prova a dare una risposta più chiara e stabile: il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la legge che istituisce il Servizio di psicologia scolastica.

Psicologo a scuola nel Lazio: cosa prevede la nuova legge regionale

La norma mette ordine in un panorama fatto spesso di iniziative temporanee, progetti finanziati per pochi mesi, protocolli che cambiano da istituto a istituto. L’idea è semplice: la scuola non è soltanto compiti e verifiche, è anche crescita, relazioni, emozioni, conflitti, identità. Per questo il servizio è pensato come un supporto strutturato rivolto a studenti, famiglie, docenti e personale scolastico, con attività coordinate e continuità.

Sportelli di ascolto per studenti e adolescenti: dal disagio all’aiuto concreto

Per molti ragazzi il primo passo è parlare con qualcuno che non giudica e non “interroga”. Lo sportello di ascolto, quando funziona, diventa quello spazio: un luogo in cui nominare ansia, tristezza, isolamento, rapporti difficili con i compagni, paura del futuro. La legge nasce anche da qui, dall’aumento di situazioni che le scuole si trovano a fronteggiare: bullismo e cyberbullismo, dipendenze comportamentali, disturbi alimentari, crisi emotive. E c’è un tema che ritorna ovunque, a Roma come nei comuni più piccoli: l’uso dei social network, che può amplificare pressione, confronto continuo, fragilità.

Scuola e genitori: un collegamento più solido quando emergono segnali

Chi ha un figlio adolescente lo sa: non sempre la famiglia intercetta subito cosa sta succedendo. E anche quando se ne accorge, non è scontato capire cosa fare, a chi rivolgersi, come muoversi senza peggiorare le cose. La legge punta a rafforzare il dialogo educativo e ad attivare interventi coordinati quando ci sono situazioni delicate. L’obiettivo non è sostituire i servizi sanitari, ma evitare che un problema resti sospeso o venga affrontato con tentativi improvvisati.

Docenti più preparati: strumenti per leggere i segnali e gestire situazioni difficili

In classe, spesso, i primi a vedere il cambiamento sono gli insegnanti. Non perché siano psicologi, ma perché vivono la quotidianità: sguardi, reazioni, dinamiche. La legge dedica attenzione alla formazione del personale docente, con strumenti utili per riconoscere segnali di disagio, affrontare episodi complessi, collaborare in modo efficace con i professionisti. Perché c’è un confine chiaro: la scuola non deve “fare terapia”, ma può evitare che i ragazzi restino soli.

Roma e provincia, Lazio interno: la vera prova è l’attuazione sul territorio

Adesso arriva il passaggio che conta: trasformare una legge in un servizio reale, presente e accessibile. Roma ha scuole enormi e diversissime, dalle periferie ai licei del centro; la provincia vive distanze, carenze di servizi, realtà più piccole dove tutti si conoscono e chiedere aiuto può sembrare più difficile. Il rischio, in queste riforme, è creare velocità diverse. La scommessa del Lazio è garantire una presenza efficace ovunque, con regole chiare, risorse adeguate, coordinamento stabile.

Un sì unanime che racconta un bisogno: “Non lasciamo soli i ragazzi”

Il provvedimento è stato presentato da consiglieri di centrodestra e sostenuto con un voto unanime. Una di quelle rare giornate in cui l’Aula, invece di dividersi, sceglie di riconoscere un’urgenza comune. Il messaggio che arriva alle famiglie è questo: la fragilità non è un’etichetta, è una fase che può essere attraversata meglio se c’è un presidio competente e vicino. E la scuola, che spesso è il primo luogo dove il disagio si manifesta, diventa anche il primo posto dove può iniziare un percorso di ascolto.