Sciopero taxi 13 gennaio 2026: stop nazionale e braccio di ferro su app, NCC e regole
Il 13 gennaio 2026 taxi fermi 24 ore quasi ovunque. Fast Confsal Taxi spiega motivi: legge 12/2019, Dpcm su app, NCC e tariffe
Molo per taxi all'ingresso della Stazione Termini
Martedì 13 gennaio 2026 i taxi si fermeranno per 24 ore su quasi tutto il territorio nazionale, con l’eccezione dell’Umbria: un fermo che rischia di pesare su stazioni, aeroporti e spostamenti urbani, nel pieno dell’inverno e in un anno già segnato da grandi flussi turistici e religiosi. La protesta, proclamata da numerose sigle sindacali del settore, ha un messaggio netto: “servono regole uguali per tutti” sul trasporto pubblico non di linea, soprattutto sul rapporto con le piattaforme tecnologiche e sul perimetro operativo degli NCC.
Sciopero taxi 13 gennaio 2026: perché i tassisti si fermano per 24 ore
A spiegare le ragioni del fermo è Raffaele Salina, segretario nazionale Fast Confsal Taxi, che lega la scelta a un malessere che “covava da mesi”. Secondo Salina, lo sciopero sarebbe dovuto scattare già in estate, ma molte sigle avrebbero preferito evitare tensioni durante l’anno giubilare, scegliendo una linea attendista “per spirito di abnegazione e rispetto” di un periodo delicato per Roma e per l’accoglienza nazionale.
Ora, però, la pazienza si sarebbe esaurita. Il punto di partenza indicato dal sindacato è il mancato approdo a risultati concreti su dossier che, per i tassisti, definiscono l’architettura delle regole: decreti attuativi collegati alla legge 12/2019 e, soprattutto, un Dpcm che dovrebbe disciplinare l’attività delle piattaforme che mettono in contatto domanda e offerta di taxi e NCC tramite app.
Legge 12/2019 e decreti attuativi: “silenzio” e ritardi che alimentano il conflitto
Il primo “nodo” citato da Salina riguarda l’iter che, a giudizio delle sigle, si trascina senza una vera chiusura operativa: decreti e provvedimenti che dovrebbero chiarire controlli, strumenti digitali, obblighi e limiti. Su questo fronte, il tema non è nuovo: il settore chiede da anni un quadro applicativo stabile per contrastare abusivismo e zone grigie, con richiami espliciti a foglio di servizio elettronico e registri di settore.
In parallelo, la partita sul Dpcm per le piattaforme tecnologiche viene descritta come decisiva: senza una regolazione puntuale, sostengono i tassisti, il mercato resta esposto a modelli d’intermediazione che alterano le regole del servizio pubblico. Il provvedimento è oggetto di passaggi istituzionali e tecnici, anche con attenzione a profili regolatori e privacy.
Piattaforme e multinazionali: la contestazione sul “peso” degli algoritmi
Il secondo punto messo in fila dal segretario Fast Confsal Taxi riguarda lo spazio crescente delle multinazionali e delle app: Salina parla di “strapotere” che, in assenza di una presa di posizione politica chiara, finirebbe per prosperare nel disordine.
È qui che entra in scena il tema più sensibile per l’utenza: il prezzo della corsa. Secondo la ricostruzione del sindacato, l’algoritmo può modulare il costo dello stesso percorso in base alla domanda, con oscillazioni forti. Il tassametro, invece, viene presentato come uno strumento che garantisce una tariffa determinata da parametri fissati dagli enti competenti e recepiti dai Comuni: stessa logica 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, senza rincari legati al picco di richieste, al meteo o ad altri fattori di contesto. In altre parole, per i tassisti il tassametro è una garanzia di trasparenza e prevedibilità, mentre il “dynamic pricing” viene percepito come una variabile che può penalizzare il cittadino proprio nei momenti di maggior bisogno.
Taxi e NCC: “stesso lavoro, regole diverse” e rischio concorrenza squilibrata
Il terzo asse della protesta riguarda il rapporto con gli NCC. Salina insiste su un punto: il taxi, in quanto servizio pubblico non di linea, ha obblighi precisi. Lavora su turni stabiliti dall’amministrazione locale, risponde a un’utenza indifferenziata e, soprattutto, non può selezionare la clientela. Questo viene contrapposto al modello di intermediazione via app in cui l’operatore NCC conoscerebbe in anticipo partenza e destinazione, potendo anche rifiutare corse ritenute “poco convenienti”.
Nel racconto sindacale, l’asimmetria diventa anche territoriale: vettori provenienti da altre aree che opererebbero stabilmente fuori bacino, con ricadute sul traffico, sulle regole locali e sulla concorrenza. È uno dei punti che, negli anni, ha alimentato richieste di controlli più serrati e strumenti digitali che rendano verificabili tratte, disponibilità e rispetto dei vincoli.
Disagi e reazioni: cosa cambia martedì 13 gennaio e l’appello al Governo
Per i cittadini, il dato operativo è semplice: martedì 13 gennaio lo stop è annunciato per l’intera giornata, con possibili ripercussioni sulle fasce più sensibili (arrivi e partenze, collegamenti con ospedali, spostamenti di lavoro). La proclamazione e le informazioni ufficiali sul fermo risultano registrate anche dagli organismi di garanzia sugli scioperi, con indicazione dell’Umbria come area esclusa.
In chiusura, Salina lancia un doppio appello. Al presidente del Consiglio chiede coerenza rispetto alla promessa di “regole per tutti”, denunciando l’effetto opposto: una deregolazione che, a suo dire, mette in difficoltà chi opera con obblighi pubblici. Ai cittadini chiede di leggere la protesta anche come tutela dell’utenza: prezzi chiari, servizio tracciabile, garanzie di sicurezza e trasparenza. Un messaggio che prova a spostare il dibattito dal solo conflitto di categoria a un tema più ampio: quale modello di mobilità urbana si vuole costruire, e con quali regole, nell’epoca delle app.
