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Ricorso respinto, Alemanno resta a Rebibbia: l’ex sindaco e il “nodo” che Roma non riesce a sciogliere

Cassazione: ricorso inammissibile, Alemanno resta nel carcere di Rebibbia. Dal “Mondo di Mezzo” alla revoca dei servizi sociali: i fatti

Gianni Alemanno

Gianni Alemanno

A Rebibbia resta Gianni Alemanno. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai suoi legali, confermando che l’ex sindaco di Roma deve proseguire la detenzione per la pena residua di 22 mesi per traffico di influenze illecite. È il capitolo più recente di una storia giudiziaria che, da oltre dieci anni, si intreccia con la memoria della città: appalti, relazioni, amicizie sbagliate, percorsi politici che cambiano pelle e tornano in TV, mentre il carcere resta un luogo concreto, fatto di cancelli e attese.

Ricorso respinto, Alemanno resta a Rebibbia: cosa significa “inammissibile”

La parola che pesa è “inammissibile”. In pratica, per la Suprema Corte l’impugnazione non può andare avanti: non si entra nel merito come la difesa sperava e non si scardina l’esito maturato in sede di sorveglianza. Da qui l’effetto immediato: Alemanno resta detenuto. La notizia arriva il 9 gennaio 2026, dopo che l’attenzione era salita nelle settimane precedenti proprio perché la Cassazione era chiamata a valutare l’ultimo tentativo in questa direzione.

Alemanno resta in carcere: dal Capodanno 2025 alla revoca della misura alternativa

Per capire come si è arrivati fin qui bisogna tornare a un passaggio simbolico: la notte del 31 dicembre 2024, quando Alemanno finì in cella per presunte violazioni delle prescrizioni legate ai servizi sociali. Pochi giorni dopo, l’attenzione si spostò sul Tribunale di Sorveglianza e sul destino della misura alternativa. Quel passaggio, per un ex primo cittadino, ha un valore particolare: Roma riconosce al volo i suoi ex sindaci, li discute al bar, li ritrova in talk show, li misura sui ricordi di una stagione amministrativa. Ma il diritto penitenziario procede per atti, verbali, valutazioni, regole che non cambiano in base alla notorietà.

La decisione del 28 gennaio 2025: Alemanno resta in carcere per 1 anno e 10 mesi

Il 28 gennaio 2025 il Tribunale di Sorveglianza di Roma confermò il carcere: revoca dell’affidamento e pena da scontare a Rebibbia pari a 1 anno e 10 mesi. In quelle ore emerse anche la contestazione, riportata da più ricostruzioni, sul mancato riconoscimento di alcuni mesi già svolti in affidamento, elemento che la difesa riteneva decisivo. La vicenda, comunque, non si fermò lì: da quel momento la strategia legale ha cercato la strada del giudizio di legittimità, fino alla risposta arrivata oggi.

“Mondo di Mezzo” e Roma: perché il caso Alemanno continua a fare rumore

Il reato rimasto è il traffico di influenze illecite, nell’alveo di uno dei filoni dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”. Ed è qui che Roma sente ancora un nervo scoperto: perché quella stagione ha raccontato, come poche altre, la facilità con cui pezzi di potere politico, interessi economici e reti relazionali possono avvicinarsi troppo. Per molti cittadini il tema non è un fascicolo: è la domanda mai risolta su trasparenza, controlli e qualità delle decisioni che toccano trasporti, servizi, affidamenti, emergenze.

Alemanno resta in carcere, ma torna il tema Rebibbia: diritti, sanità, vita quotidiana dei detenuti

Nel racconto pubblico, ogni vicenda detentiva finisce anche per illuminare ciò che sta attorno: visite mediche, trasferimenti, permessi, tempi lunghi, carenze di personale. Negli ultimi giorni sono tornati contributi e testimonianze che descrivono un carcere dove la quotidianità pesa, al di là del nome scritto sul fascicolo. Ed è un punto che riguarda Roma intera: Rebibbia non è solo un luogo “altro”, è un pezzo della città, con problemi reali e una funzione che interroga lo Stato ogni giorno.

Ricorso respinto, Alemanno resta a Rebibbia: cosa succede adesso

Dopo la pronuncia della Cassazione, il quadro resta quello già fissato dagli atti: detenzione per la pena residua indicata, salvo i percorsi ordinari previsti dall’ordinamento penitenziario e dalle valutazioni competenti. Il dato politico, invece, resta sospeso: un ex sindaco che parlava di ritorno in campo e di nuove sigle, oggi si misura con il tempo del carcere e con la distanza che Roma impone a chi, per anni, è stato al centro della scena. E la città, come spesso accade, continuerà a discuterne in modo diviso: sui fatti giudiziari, sul giudizio politico, su quel confine sottile che separa potere e regola quando le relazioni diventano moneta.