26 Febbraio 2021

Pubblicato il

1 Maggio, una piazza senza UGL

di Redazione

Assente a L'Aquila l'UGL, e la festa non è più di tutti i lavoratori

È un’assenza che pesa quella dell’UGL (Unione Generale del Lavoro) alle cerimonie ufficiali per la celebrazione del 1 Maggio 2014. Come si apprende, lo storico sindacato, infatti, avrebb di fatto annullato la sua presenza ad un evento organizzato a L’Aquila senza precisare, nelle note ufficiali, le precise motivazioni che determinerebbero la sua pesante rinuncia.

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La nota sigla sindacale si sarebbe limitata a dichiarare che non prenderà parte alle celebrazioni aquilane per non meglio specificati “motivi organizzativi”, lasciando di stucco gli organizzatori e, soprattutto, i suoi iscritti i quali, con questa celebrazione, in una città divenuta simbolo di una comunità che proprio attraverso il duro lavoro intende rialzare la testa, intendevano non solo ribadire questo concetto, ma volevano vedere raccolte le proprie speranze dal loro sindacato per trasformarle, insieme a quest’ultimo, in concreti piani di ricostruzione che potessero far risorgere la città e farla tornare a ruggire.

Vediamo meglio cosa potrebbe nascondersi dietro quel “motivi organizzativi” addotto come scusa dal sindacato.

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Lo scorso 14 Aprile le Fiamme Gialle, su ordine della Magistratura, hanno effettuato una perquisizione della sede di via Delle Botteghe Oscure a Roma dell’UGL, che ha portato al sequestro di numerosi documenti e dei bilanci. A far scattare le indagini sarebbe stato il presunto ammanco di circa 500.000 Euro nelle casse del sindacato e alcuni movimenti sospetti delle trentasette carte di credito ricaricabili di Giovanni Centrella che, dal Maggio 2010, ne è il segretario nazionale.

E se fosse questo il motivo di tale decisione?

Da quel giorno nefasto i quadri del sindacato di via Margutta si sono scontrati aspramente e ne è nata una vera e propria “guerra intestina”, fatta di dichiarazioni e contro-dichiarazioni. Si sono create così due “correnti di pensiero”; una che chiede le dimissione coatte di Centrella, l’altra che si limita a chiedere di convocare di urgenza gli organi dirigenti per decidere sul da farsi. Mentre la dirigenza del sindacato si confronta, il 30 Aprile vi è stata la prima riunione dell’organizzazione in piazza SS. Apostoli a Roma.

Non è tempo di lanciare anatemi, la giustizia farà il suo corso. Quello che invece si può fare, anzi si deve fare è rammaricarsi perché un pezzo del sindacalismo italiano ha dovuto, per preservare la sua credibilità, estromettersi da una delle manifestazioni che svolgono il ruolo di pilastro nella liturgia sindacale, vale a dire la Festa dei Lavoratori; duole ancora di più il prendere atto che l’area del sindacalismo non “di sinistra” non andrà a rappresentare quei lavoratori che non si identificano nelle ideologie progressiste alla festa del 1 Maggio.

Sì, perché l’Unione Generale del Lavoro, attiva dagli anni cinquanta del ‘900, allora nota come CISNAL ha sempre orbitato intorno al Movimento Sociale, da cui si è poi “sganciata”, pur non essendo mai stata un organo di partito, nel lontano 1980 mantenendo un legame ideologico con quest’ultimo portando avanti delle battaglie facilmente assimilabili con il mondo della Destra sociale come, ad esempio, il superamento definitivo della concezione politica di “classe sociale” e delle sue conseguenze ideologiche. Oggi l’ex CISNAL conta quasi due milioni di iscritti ed è ancora il faro del sindacalismo “nazional conservatore”.

Con questo evento davvero molto disorientante va in pezzi quel sogno di rendere il 1 Maggio la festa di tutti i lavoratori, quelli “di destra” compresi. Non c’è nulla di cui gioire.

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