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09 Dicembre 2022

Pubblicato il

1 Maggio, nessuna festa per i lavoratori di UGL Telecomunicazioni

di Redazione
Un flashmob dal titolo #1maggionessunafesta questa mattina a Roma in via Marsala

Un flashmob dal titolo #1maggionessunafesta:  questa mattina a Roma in via Marsala (sede centrale dell'Aci), il sindacato UGL Telecomunicazioni ha messo in scena un'azione dimostrativa sul tema delle delocalizzazioni, che ha suscitato la curiosità di decine di passanti. L'Aci, storica azienda nel settore trasporti, è colpevole a detta dei dimostranti di voler mandare a casa più di 40 lavoratori italiani per poi riaprire i battenti in Polonia e Romania.

“Non sarà un Primo Maggio di festa per i 40 lavoratori del call center Omnibus Servizi di Roma che proprio nel mese di maggio si vedranno recapitare le lettere di licenziamento a causa della perdita dell'unica commessa che la loro azienda gestiva, quella di ACI Global. Quest'ultima società, il cui socio unico azionista è ACI cioè un ente pubblico non economico, delocalizza notevoli volumi di lavoro all'estero, in particolare in Albania e in Slovenia. Purtroppo questo accade nell'Italia del 2015 nella totale indifferenza di un Governo che dovrebbe invece tutelare l'occupazione del Paese”, dichiara Luigi Le Pera, segretario della UGL Telecomunicazioni di Roma.

Scetticismo e amarezza si palesano nelle parole degli organizzatori, ormai convinti che la ricorrenza del Primo Maggio dovrebbe servire a riflettere sulle cause di certe dinamiche ormai consolidate il cui risultato è quello di impoverire sempre di più il nostro Paese e renderlo assoggettato alla volontà dei poteri forti. “Ormai c'è veramente poco da festeggiare”, aggiunge Stefano Conti, segretario nazionale della UGL Telecomunicazioni. “Quando un Ente della Pubblica Amministrazione come ACI, al quale i cittadini italiani sono tenuti a versare la tassa del bollo auto decide, tramite una sua controllata al 100%, di delocalizzare il lavoro in Albania e Slovenia e 40 lavoratori italiani vengono licenziati credo che siamo arrivati ad un corto circuito di regole, responsabilità sociale e buon senso”.

L'auspicio di tutti i lavoratori che hanno partecipato al flashmob di oggi è legato alla rinascita di quel senso dello Stato che dovrebbe far riflettere e invertire l'impennata del tasso di disoccupazione in Italia. Di certo la ricetta delle delocalizzazioni non sembra la cura più adeguata a questa piaga.

 

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