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Tv, cronache estive dal delitto al pettegolezzo: la brutta gara di malvagità

La gara di malvagità della cronaca in Tv: dal suicidio della professoressa transessuale alle minacce alla madre che ha ucciso la sua bimba

Prof transessuale suicida

Le cronache estive sui fatti che avvengono nelle grandi città, come anche le risonanze di rimbalzo su quelle che avvengono in piccoli centri, non sono mai state esempio di sobrietà ed equilibrio.

La Tv e la gara di malvagità delle notizie di cronaca

La vacanza, intesa anche come stato mentale da parte di chi racconta e di chi legge o ascolta, produce da sempre un qualcosa che tende a restare appeso in un limbo di stanchezza mista a inquietudine a danno della stessa notizia. Come se i fatti (dal delitto al pettegolezzo) diventassero oggetto di scommessa, di giudizio preventivo, di cattiveria gratuita.

Prof transessuale suicida
Cloe Bianco, l’insegnate suicida di Marcon (Venezia)

La misura di fronte al dramma diventa offesa e gossip

Fatto è che, però, i livelli di critica spietata, al limite dell’offesa personale, sono diventati l’inquietante regola contrapposta a ogni possibile considerazione di buon senso. Con la conseguenza che ogni commento a un fatto di cronaca – che dovrebbe lasciare spazio a valutazioni possibiliste o equilibrate – si è ormai trasformato nella partecipazione a una gara di malvagità.

Quindi, il commento a una notizia è tale soltanto se è “brutta”, possibilmente “bruttissima”. Perché, se mai fosse “buona”, lascerebbe scatenare l’immediato sospetto del “chissà cosa c’è sotto”, “chissà quanto è stato pagato per quel riconoscimento” e giù sotto in questa direzione a senso unico.

“Se è bello non mi fido”

La sindrome del complotto, in termini di pensiero, è nel sistema “simpatico” di ogni azione umana che finisce notiziata e commentata. E questo senza prendersela neanche troppo con i social networks perché i primi utenti autosponsorizzati su di essi sono proprio i titoli delle testate giornalistiche.

Se tutto è brutto, quindi, è brutto anche il medio protagonista attivo e passivo della bruttura in sé, ma purtroppo non se accorge più, basta prendere in considerazione i casi di cronaca delle ultime ore in corso di commento.

La mamma che uccide la sua bambina

Comincerei dall’orrore che genera una madre malata di mente che uccide la sua bambina, ove diventa ancora più “brutto” trattarla come una consapevole assassina matricida senza un briciolo di compassione.

E’ come pretendere che una persona con la licenza elementare sia in grado di svolgere una lezione magistrale all’università in materie di elevato contenuto scientifico. Perché quella patologia psichiatrica lì ha un nome e un cognome, basta documentarsi.

È stato addirittura minacciato l’avvocato che ha preso in carico il penoso mandato difensivo di questa persona. Senza sapere che l’amata Costituzione che tutti invocano e che però in pochi conoscono, garantisce il diritto di difesa a tutti i cittadini.

Nemmeno per il referendum è stata infatti riletta. Mica è stato capito quanto è “brutto” sentirsi sottoporre quesiti così difficili (?) senza rendersi conto che è “molto più brutto” disertare le urne. Quanta bruttezza c’è nel vivere da ignavi in un paese democratico che si preoccupa di ascoltare il parere dei propri cittadini.

L’attrice che ingrassa e non si nasconde

Anche pubblicare su una rivista la brutta fotografia del corpo di un’attrice non più magra ma enormemente ingrassata non è bello, ma è ancor più brutto leggere che “se non voleva apparire brutta si sarebbe dovuta coprire”.

Ma non solo, direi che bruttissima è l’ipocrisia che accompagna quel “sei bellissima” del pubblico che lasciava trasparire più ironia che solidarietà. Magari dietro questa trasformazione c’è un brutto problema clinico o psicologico, ma qualcuno lo ha ipotizzato con la compassione del caso?

Soltanto nella prima metà del mese di giugno sono state ammazzate più di dieci donne per mano dei rispettivi mariti e compagni. Tuttavia qui però il brutto è che proprio su questo tema è calato il silenzio assoluto, come mai? È per dire che questi fatti rientrano nella normalità è che non fanno più notizia? Più brutto di così è difficile, anche perché ci ha rimesso la pelle pure qualche figlia, davvero abbiamo figli e figliastri?

Il suicidio della docente transessuale

Commentando il tragico suicidio di una docente transessuale, un’amministratrice locale si è limitata a dire soltanto che “era un professore uomo vestito da donna”, sminuendo il valore di una vita umana.

Non solo non ha dato le dimissioni come in parecchi avevano chiesto, ma qui il “brutto” è che nessuna critica l’ha messa nella condizione civile di tornare sui suoi passi. Esiste forse qualcosa di più brutto dell’omertà informativa su fatti di estrema rilevanza sociale?

Disillusione, povertà e depressione sociale non riescono a giustificare tutto questo. Anche se il “brutto virus” e la “brutta guerra” hanno imbruttito tutti, dispiace comprendere che le speranze di ripresa sono difficili da intravedere, anche da lontano in un futuro possibile. Con tutto quel che c’è oggi da fare, è un vero peccato, anzi un reato.