06 Maggio 2021

Pubblicato il

Quattro cifre e voilà: centrosinistra + M5S coalizione vincente

di Federico Zamboni

Nessuno può dire quando andremo a votare, con quali regole e con quali eventuali alleanze. Ma c’è già chi sciorina cifre e trae conclusioni: totalmente azzardate

Il titolo è sul sito di Repubblica: “Sondaggi: Lega in calo, cresce Renzi. Con maggioritario puro coalizione di centrosinistra (con M5s) vincente”. Il pezzo, non firmato, cerca subito di dare alle cifre valore di certezza: “I nuovi sondaggi politici dell'istituto Ixè ci svelano le intenzioni di voto degli italiani in merito ai vari partiti”.

In realtà, invece, non “ci svelano” un bel niente.

Che queste rilevazioni siano da prendere con le molle, è cosa nota. Soprattutto quando si leggono in modo superficiale. E ancora di più se si commentano, e si rilanciano, per tirare acqua al mulino di una tesi precostituita.

Vedi il caso, esemplare, delle Presidenziali americane del 2016: mentre gran parte dei media mainstream davano per certa, e persino trionfale, la vittoria di Hillary Clinton, il verdetto delle urne incoronò Donald Trump. Una sorpresa assoluta e imprevedibile? Non proprio. Chi si fosse preso la briga di consultare a fondo i numerosissimi sondaggi pubblicati sul sito realclearpolitics.com, e avesse avuto l’onestà intellettuale di esaminarli obiettivamente, avrebbe visto che la sconfitta di Trump era molto meno sicura di quanto i liberal volessero credere. E infatti…

Beninteso: gli addetti ai lavori, e i cittadini meno sprovveduti, lo sanno benissimo. In ogni indagine c’è parecchio di soggettivo, a cominciare dal modo in cui vengono formulate le domande e dal campione statistico che si è scelto. E nei risultati, comunque, sussiste un notevole margine di errore. La famosa “forchetta” di cui si sente tanto parlare nelle trasmissioni tv mandate in onda a ridosso della chiusura dei seggi. Uno scarto potenziale tutt’altro che esiguo, visto che viene abitualmente fissato nell’ordine di quattro punti percentuali.

Un elemento aggiuntivo, in questo caso specifico, è che stando a quanto si può leggere sul suo sito ufficiale l’Istituto Ixè non si limita a chiedere agli intervistati quale partito abbiano intenzione di votare, ma perviene ai risultati con un metodo non solo aritmetico. Testualmente: “Le ricerche di marketing si basano su dati e informazioni raccolti attraverso interviste, colloqui, discussioni, attraverso elaborazioni di dati provenienti da varie fonti ufficiali e attraverso contenuti estratti dalla rete internet. Non si utilizzano solo dati numerici, ma anche analisi in chiave psicologica o socio-linguistica di opinioni, giudizi e pregiudizi, motivazioni. E poi ci sono metodi per ‘capire’ ciò che si è ascoltato, metodologie di analisi dei dati e delle informazioni raccolte”.

Insomma: sono dati oggettivi, sia pure nei limiti che abbiamo visto, o sono interpretazioni personali?

La seconda che hai letto.

Ipotesi su ipotesi su ipotesi…

Al di là delle perplessità generali, c’è poi tutto il resto. Innanzitutto, si parla di elezioni che si svolgeranno chissà quando. E di cui nessuno, al momento, può indicare una data anche solo probabile.

Inoltre, non è nemmeno dato sapere con quali norme andremo a votare. Se resterà l’attuale formula, che è un miscuglio di maggioritario (37%) e proporzionale (63%, compreso il 2% riservato agli italiani all’estero) o se si passerà a un sistema soltanto proporzionale, di cui proprio le attuali forze di governo hanno prospettato ripetutamente il ritorno.

L’ipotesi di un maggioritario puro, preso in considerazione da Repubblica, è quindi del tutto arbitraria. E rende altrettanto campata per aria la coalizione tra centrosinistra e M5S.

A proposito: nel chiedere le intenzioni di voto, è stato chiarito che lo si faceva nel presupposto di un unico cartello elettorale e di un maggioritario puro? La questione investe tutti i partiti, ma diventa della massima importanza per quanto riguarda il MoVimento 5 Stelle. Persino chi ha mandato giù l’attuale alleanza con il PD potrebbe non accettare affatto un sodalizio consolidato e che venga stretto, e reso vincolante, ancora prima delle elezioni.

Insomma: più che un’analisi delle odierne tendenze è un esercizio astratto. Astratto ma funzionale (per caso?) a suggerire che in chiave anti Salvini e anti centrodestra il legame tra i partiti del “Conte Again” debba essere conservato anche in futuro. E anzi rafforzato.

Un ultimo dato, per finire “in bellezza”: nelle rilevazioni in esame gli “indecisi/astenuti” sono nientemeno che il 31,3 per cento.

Diciamolo in rima, allora: Repubblica e Ixiè, ma che sondaggio è?

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