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29 Settembre 2020

Pubblicato il

Per l’isolamento, consiglio da neuropsichiatra: Leopardi, Gibran e Lucio Dalla

di Antonio Guidi

Le emozioni oggi sembrano quasi più affidabili del metodo della verifica, delle statistiche e del conteggio

In questo momento di isolamento, preoccupazione e cambiamento repentino e rigido delle nostre abitudini professionali, sociali, familiari e interiori, come per una sorta di reazione, ci rivolgiamo alla poesia. La poesia è quella preghiera laica che ora è più vicina a tutti.  La scienza, non per sua colpa, ma per via dell'inaudita situazione, vacilla, non abbiamo statistiche certe, ipotesi verificate, un vaccino pare lontano, e quindi le forze delle persone dirottano verso le emozioni che quasi sembrano più affidabili del metodo della statistica e del conteggio. Questo fenomeno fa emergere anche un rapporto, quasi una triade di fede, rito e poesia.

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In questa criticità evochiamo grandi temi come il senso della vita, il perché del male e del dolore, il mistero della morte, ma anche un fiore sul balcone o una gallina come nel caso de “La quiete dopo la tempesta” di Giacomo Leopardi, possono rappresentare una serenità a venire dopo la tempesta che ci ha investiti. La poesia funge allora da riflessione per il presente e richiamo per la pace nel futuro.

Una poesia visiva di Roma è la statua di San Michele Arcangelo a Castel Sant'Angelo: papa Gregorio Magno nel tentativo di scacciare la peste che affliggeva Roma nel 590, organizzò una processione nel corso della quale ebbe la visione dell'angelo delle forze del bene che riponeva nel fodero la sua spada fiammeggiante, simboleggiando il termine dell'epidemia. Così nacque lo splendido monumento in cima al castello dell'urbe.

Quando è nato il policlinico Gemelli di Roma vi erano affissi alle pareti tantissimi ex voto, sono stati tolti perché apparivano come qualcosa di irrazionale all'interno di una struttura medica, ma stiamo tornando un po' in questa direzione, che può andare di pari passo con lo studio, l'informazione e la ricerca.

Vedo anche fiorire una spiritualità pragmatica, popolare, folklorica, che si rivolge ai suoi santi locali, al rosario di un antenato, alla particolare preghiera che ha imparato da bimbo. Miracolo poesia e rito prendono una nuova vita; non un ritorno al passato, ma un nuovo modo di fare poesia e rituale, anche cantando dai balconi.

Consiglio di scrivere, sia in solitario che con altri, tenere un diario, delle cronache, un pensiero anche per osservare come muta nei giorni dell'isolamento. Consiglio spassionatamente di ascoltare il "Cantico dei cantici" spiegato dal cardinal Ravasi e anche due poesie e una canzone: la già citata “La quiete dopo la tempesta” di Leopardi a rappresentare l'Occidente, e “I vostri figli” del poeta libanese Khalil Gibran, per l'Oriente, e la canzone “Futura” di Lucio Dalla, una fantastica poesia.

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